Il dipendente dell’Atm che rubava gasolio alla sua azienda – La vicenda di due giorni fa, che ha visto coinvolte quattro persone arrestate per aver rubato e rivenduto gasolio all’azienda Atm di Messina è l’ennesima brutta figura della città dello Stretto. Qualcosa da nascondere a chi viene da fuori, per non arrossire, soprattutto se tra i fermi operati dalla polizia c’è un dipendente dell’Azienda trasporti Messina, il 56enne Placido Fumia, oltre ai suoi complici, il 47enne Giovanni Badessa, la moglie di Badessa, la 46enne Giuseppa Urbino e il 41enne Vennero Rizzo detto Nando. Queste persone si impossessavano di notte del gasolio dei vari mezzi parcheggiati in via La Farina e di seguito lo vendevano a prezzo scontato a utenti privati. Un “giochetto” che è costato 250 mila euro di danni all’Atm e 180 mila euro di guadagni ai ladri. Il gasolio veniva estratto e condotto in una sorta di distributore abusivo nel villaggio di Santa Lucia sopra Contesse e a fare il pieno, a prezzi più che scontati, erano in particolar modo ambulanti.

Messina e il disinteresse verso la cosa pubblica – È stato un gesto che ha danneggiato un’azienda che non vive un bel periodo dal punto di vista economico. I trasporti pubblici a Messina, almeno negli ultimi trent’anni, attraversano grandi difficoltà e soltanto con l’attuale amministrazione si può notare una certa frequenza di bus tra le strade. Sta di fatto che quest’azione è l’ennesima dimostrazione del disinteresse per la cosa pubblica a Messina. Facile, poi, prendersela con il sindaco di turno. Quello che servirebbe sarebbe un cambio di mentalità. A Messina, come in altre città meridionali, serve davvero un’educazione civica. Occorre coltivare un senso del “comune” che non c’è. Manca uno spirito di condivisione. Ogni idea messa in piedi, qualsiasi piccolo segno di civiltà rischia di essere spazzato via nell’arco di qualche mese. Così anche gli amministratori, a volte, si fanno scoraggiare e decidono di incrociare le braccia, piuttosto che contribuire a migliorare il loro territorio.

L’abisso organizzativo e civico con Firenze – Quanto sono lontane le altre città italiane. E così, quando si gira Firenze, per esempio, capita di pensare a Messina e all’abisso che esiste tra nord e sud. La secessione, almeno sotto il punto di vista del senso civico, esiste da molti anni. Non serve la Lega per perseguire un simile ideale. Nel capoluogo toscano, oltre al frequente passaggio dei tram, i bus sono quasi tutti elettrici. Alle fermate si aspetterà al massimo 15 minuti, mentre in quelle messinesi il tempo di attesa, come minimo, è di circa 30 minuti. Leggere gli orari dei bus e i numeri che passeranno da quella via, è una piacevole sorpresa, una ventata di “novità” per un cittadino messinese in viaggio a Firenze. Nella città dello Stretto le fermate, in molti casi, non sono neanche segnalate. Poi c’è la questione biglietto. La precedente amministrazione fiorentina, quella guidata dall’attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi, aveva digitalizzato il biglietto per il bus. È sufficiente comporre un numero sul proprio telefonino, che si trova alla fermata con la scritta Ataf, ed entro pochi secondi si riceverà un messaggio da mostrare al controllore sul mezzo pubblico. Il risparmio economico per il comune è evidente e il cittadino può usufruire con maggiore facilità dei bus locali. A Messina arriveranno mai a tutto ciò? Pensando al caso dei ladri di gasolio, la risposta non può che essere negativa.

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