“Qua si prova a risolvere problemi e non ci si lamenta” – La risposta alla piazza della Cgil di ieri, a cui erano presenti alcuni esponenti del Partito Democratico, arriva domenica mattina dalla Leopolda. Impossibile trovare posti a sedere e anche fuori dalla stazione storica di Firenze c’è il pienone. Sul palco intervengono Debora Serracchiani, Stefano Bonaccini, Dario Franceschini, Oscar Farinetti, Luca Parmitano e tanti altri. Parlano tutti prima di Matteo Renzi e dicono che sono alla kermesse renziana, perchè “qua si prova a risolvere problemi e non ci si lamenta”. L’implicito riferimento alla sinistra che scende in piazza è sin troppo evidente. Il premier, quando prende la parola, dice che “questa è un’altra Leopolda”. In effetti è un’edizione speciale. Renzi è diventato presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico e quindi l’ex sindaco toscano vuole parlare anche di governo e di mondo.

L’importanza della politica estera – “Siamo cresciuti con i professori che ci dicevano che la storia era finita, ma non è così. In questi venticinque anni abbiamo assistito al contrario di questa affermazione. Ci sono stati tanti, troppi massacri. In realtà ci sono ancora. Bisogna tornare a dire agli italiani che la politica estera è una cosa seria. In questo modo si restituisce orgoglio e dignità alla parola politica”. Renzi invita il Paese ad avere una visione globale e non soltanto locale. Occorre guardare al di là della linea. “Interessiamoci della diatriba tra Russia e Ucraina o delle vicende africane e mediorientali. Quando la Lega riesce a portare in piazza migliaia di persone contro l’immigrazione, avviene perchè la politica è stata assente. Non si è avuto uno sguardo complessivo sul Mediterraneo”, aggiunte il premier. “Nella generazione dei telefonini, dove la rivoluzione della comunicazione non può lasciarci indifferenti, non possiamo disinteressarci di quello che accade nel mondo. L’Italia, in tutto ciò, deve avere un ruolo straordinario”.

“L’articolo 18 è una questione ideologica” – Renzi, però, non parla solo di politica estera. Pensa al pensionato fuori dal cantiere che, quando ci sono dei lavori in corso scuote la testa ed è dubbioso sulla conclusione dei lavori e lo paragona alla maggior parte degli intellettuali italiani. È questa la staffilata del presidente del Consiglio al mondo culturale del Paese. Poi Renzi parla dell’Italia e chiede “rispetto” all’Europa e ad Angela Merkel. “A quelli che vanno in piazza a manifestare, bisogna ricordare che è il Partito Democratico a portare avanti la battaglia contro l’austerity”, sostiene il premier. “Chi ci critica – continua Renzi – non ricorda quello che questo governo ha fatto in questi mesi”. Il presidente del Consiglio, come sempre, pone al centro l’istruzione e la scuola e ricorda che “saranno gli insegnanti a salvare l’Italia e non i ragionieri”. Ma le parole piu’ importanti Renzi le dedica al lavoro: “Serve un cambio di mentalità per modificare l’idea di impresa e quella di welfare. In questi anni, invece, ci siamo limitati a un dibattito ideologico e sull’articolo 18. Di fronte a un mondo che sta cambiando, bisogna lottare pr un contratto fisso a tutele crescenti, ma il posto fisso non c’è piu’. Non esiste il modello fordista della fabbrica. Allora un vero partito di sinistra dovrebbe creare le condizioni per far si che chi perde un posto di lavoro, deve essere aiutato dallo Stato a ritrovarlo. I lavoratori non possono essere lasciati soli in questo passaggio. Lo Stato deve prendersi cura del lavoratore e subito dopo lo Stato deve fornire un’opportunità di lavoro e un corso di formazione. Invece l’articolo 18 non è questo, è il contrario. Da solo lavoro ai giudici e agli avvocati”. Per Matteo Renzi l’Italia è cambiata, “non è piu’ quella del rullino, è l’Italia del digitale e chi non se ne rende conto è chi prova a inserire un rullino in una macchina digitale”.

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