Dopo il clamore suscitato dall’incendio alla raffineria di Milazzo, è come se fosse sceso il silenzio sulla vicenda. Le luci dei media si sono spente, anche se domani per le vie della cittadina tirrenica ci sarà una fiaccolata per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica. In vista di questa manifestazione abbiamo intervistato il collettivo di gestione “Stop raffineria Milazzo”, che ha preferito rispondere come gruppo alle domande che gli sono state poste.

– Sembra sia calato il sipario sull’incendio alla raffineria di Milazzo, che significato avrà la fiaccolata indetta per lunedì 27 ottobre?

A differenza di molte altre associazioni noi diciamo chiaramente “Stop raffineria”: non è solo una provocazione ma anche un sogno per il quale ci stiamo muovendo , coscienti di aver intrapreso una strada complessa , ma non utopistica, che necessita di passione, fiducia e studio. Allo stesso tempo “Stop raffineria” vuole simboleggiare il desiderio che sempre più cittadini hanno di liberarsi dall’asfissiante peso che non solo la raffineria ma tutto il polo industriale rappresenta per il nostro territorio. A tal proposito vogliamo dar voce ad ogni espressione di dissenso verso le scelte scellerate che anche gli altri componenti del polo industriale hanno intrapreso e continuano a proporre, in ultimo il progetto della centrale elettrica Edipower di usare anche il CSS, ovvero i rifiuti urbani, come combustibile. In altre parole si vorrebbe aggiungere all’inquinamento già esistente anche un inquinamento analogo a quello prodotto dagli inceneritori, per certi versi peggiore dell’attuale. Un progetto che sia la popolazione che gli enti locali devono rigettare con forza. Il sipario non è calato affatto, si lavora tantissimo ogni giorno. Guardiamo con interesse e ci rapportiamo con tutte le realtà che finora hanno contribuito a salvaguardare il diritto della popolazione alla salute e alla vita, diritto purtroppo spesso in conflitto con gli interessi del mero profitto del complesso industriale. Per questo motivo abbiamo deciso di supportare anche le iniziative intraprese in tal senso da altre realtà associative. Pertanto abbiamo deciso di dare visibilità anche alla fiaccolata del 27, sebbene non sia partita da una nostra iniziativa, ma dal coordinamento dei comitati ambientali, ritenendo opportuno ricordare con un evento aggregativo quanto avvenuto appena un mese fa e tenere alta l’attenzione anche dei media su un pericolo che purtroppo è costante perché connaturato all’esistenza stessa della raffineria.

– Che messaggio lancerete alle istituzioni e ai responsabili della raffineria?

Il messaggio che vorremmo lanciare è che la gente non ha dimenticato, né potrà mai dimenticare quello che è successo. D’altronde la stessa presenza ingombrante e fetida degli impianti obsoleti della raffineria e della centrale termoelettrica (a tal proposito aspettiamo di prendere in mano la relazione sconvolgente del CTR rispetto alle condizioni non proprio ottimali di alcuni impianti) impedisce, anche volendo, di dimenticare il problema, perché la gente non è stupida e capisce che incidenti potenzialmente catastrofici come quelli di un mese fa potrebbe avvenire in qualsiasi momento.

– Quali sono le conseguenze di questi incidenti e della presenza della raffineria sul territorio?

La conseguenze diretta e visibile dell’incidente è stato il vagare di una nube nera altamente tossica su mezza provincia per diversi giorni. Quando alcuni giorni dopo è cominciato a piovere, la quantità impressionante di veleni che siamo stati costretti a respirare si è riversata sui terreni agricoli, nelle falde acquifere, ecc…I danni sono ovviamente impressionanti e in un modo o nell’altro qui purtroppo ne siamo e ne saremo tutti coinvolti. Stiamo comunque raccogliendo elementi dei dati ambientali per poter denunciare tale disastro ecologico.

– Come vive la popolazione una situazione del genere?

L’incidente ha fatto svegliare quel malumore della cittadinanza del comprensorio spesso taciuto in questi anni. Lo spavento provato ha fatto prendere in molti coscienza che non possiamo stare tranquilli con questa raffineria accanto. Allo stesso tempo sempre più persone sono consapevoli che il polo industriale ci avvelena continuamente in modo silenzioso, anche quando non fa parlare di se come un mese fa. Ad esempio noi stiamo contribuendo a porre l’attenzione sul fatto che l’inquinamento della raffineria e delle altre industrie non necessita di superare i limiti di legge per essere nocivo. Infatti ad oggi non sono previsti limiti di legge specifici per le polveri cosiddette “sottilissime”, ovvero i PM 2.5, che sono le più pericolose per la salute umana.

– Percepite indifferenza verso la questione?

Il terrore negli occhi della gente è ancora vivo quando si accenna a quella notte. La popolazione si è svegliata , è stanca di questo polo. Soprattutto la valle del mela sembra avere chiare le idee. Lo stesso non si può dire purtroppo per la gran parte dei rappresentanti della politica locale di Milazzo, che spesso si mostrano ambigui, quando non in preda ad una vera e propria sindrome di Stoccolma.

– Se un giorno non dovesse più esistere la raffineria, quale sarebbe il futuro di Milazzo?

Senza la raffineria il futuro per Milazzo non potrebbe che essere roseo, anche in termini occupazionali. Ogni territorio ha la sua vocazione, le sue potenzialità di sviluppo economico. Qui in Italia purtroppo siamo molto indietro da questo punto di vista. In nessun altro paese europeo una città come Milazzo, ad alta vocazione turistica, con una storia, un mare e bellezze paesaggistiche invidiabili in tutto il mondo, avrebbe mai potuto subire lo scempio di un polo industriale come quello che ci ritroviamo. A coloro i quali dicono che il polo industriale porta lavoro noi rispondiamo che non hanno visto bene. Si potrebbe dire – e qualche scellerato in effetti in passato ha anche avuto il coraggio di dirlo- che anche la mafia crea posti di lavoro: ma deprimendo l’economia onesta quanti posti di lavoro sottrae al meridione? E in modo analogo il polo industriale quanti posti di lavoro ha sottratto e continua a sottrarre a Milazzo e dintorni? Sicuramente molti di più di quelli che ha creato, se consideriamo che ha depresso l’agricoltura ed ha impedito il decollo dello sviluppo turistico. La presenza del polo industriale ha finora assopito lo spirito imprenditoriale dei cittadini e della politica. La riviera romagnola ha fondato la propria florida economia sul turismo. Sarebbe paradossale se proprio noi, che beneficiamo di risorse naturali indubbiamente più attraenti della riviera romagnola – con tutto rispetto per quest’ultima- pensassimo che l’unica realtà occupazionale possibile per Milazzo sia il polo industriale. Oltretutto il trend economico generale lo mostra chiaramente: nei paesi europei lo sviluppo inteso come meramente industriale è in declino e destinato ad un profondo ridimensionamento. Lo stesso settore petrolifero in Italia è chiaramente in difficoltà. Dobbiamo aspettare di farci trascinare nel baratro occupazionale a cui il polo industriale è destinato o non dovremmo invece approfittare per liberarci di questo peso ingombrante favorendo lo sviluppo economico pulito e più florido che questo comprensorio merita?

– Il turismo potrebbe essere un’alternativa? Se si, in che modo e con quali progetti?

Che il turismo sia un’alternativa valida lo dimostrano varie evidenze oggettive. Intanto la posizione strategica, alle porte della Sicilia e davanti alle isole eolie. La gran parte dei turisti che ogni estate si riversano sulle Eolie devono passare da Milazzo. In realtà essa potrebbe costituire parte integrante di quel triangolo delle meraviglie, assieme a Tindari-Marinello e le Isole Eolie stesse, le cui potenzialità di sviluppo turistico sono state finora in gran parte trascurate. Vogliamo che Milazzo resti solo una cittadina di passaggio? Milazzo ha da offrire un mare di una bellezza invidiabile. Capita spesso che amici sparsi in altre parti d’Italia esprimano stupore ed invidia quando pubblichiamo le foto su fb di meraviglie come ad esempio la baia del tono o il lago di venere o il panorama da capo Milazzo. Per non parlare della sua storia, dei begli edifici dei secoli passati, del castello finalmente da poco aperto al pubblico nella sua interezza. Milazzo deve valorizzare le sue bellezze, intraprendere iniziative che ne facciano un polo di attrazione turistica e non solo di passaggio. Anche nelle istituzioni locali si parla giustamente di costruire un aeroporto nella zona tra Barcellona e Milazzo. Questo rappresenterebbe indubbiamente un’occasione per lo sviluppo della zona basato sul turismo ed i servizi con determinanti ricadute occupazionali. Ma uno sviluppo di questo tipo è in contraddizione con il polo industriale.

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