L’attualità del romanzo di Stevenson – Nel romanzo dello scrittore di Edimburgo, Robert Stevenson, emerge con forza l’ambiguità dell’animo umano. Un aspetto fatto notare anche da Oscar Wilde. Una sorta di sdoppiamento presente nell’animo di qualsiasi uomo, che viene messo in evidenza in base al comportamento e alle decisioni del singolo soggetto. È una storia vecchia quanto il mondo, quella di bene e male che sono due facce della stessa medaglia. Soprattutto nell’epoca del relativismo, il bene  e il male si confondono tra loro e perdono il loro significato assoluto. È una teoria dominante e non è un caso che anche Vasco Rossi canti “buoni o cattivi non è la fine”. Tralasciando le riflessioni sulla dicotomia tra bene e male, quello che si vuole evidenziare in questo contesto è il dualismo della nostra epoca. Un principio diffuso in ogni ambito, anche in quello calcistico. Sembrerà strano, ma è così.

La personalità di Immobile – Uno dei casi più recenti è quello di Ciro Immobile. L’ex giocatore di proprietà del Torino e della Juventus è diventato, da qualche mese, l’attaccante del Borussia Dortmund. Alla giovane punta della nazionale è toccato il compito di sostituire Robert Lewandowski. Una vera e propria leggenda nella fredda città del nord della Germania. Non è semplice e serve una buona dose di personalità. Immobile, a dir la verità, sta dimostrando di gestire con una certa intelligenza la nuova maglia. Con tutte le difficoltà del caso, in primis la lingua tedesca, l’ultimo capocannoniere della serie A ha instaurato un buon feeling con Jurgen Klopp e il resto della squadra. Del resto è un giocatore perfetto per i meccanismi del Borussia Dortmund. Allora cosa non va? Perché quando si parla di dualismo si potrebbe pensare all’attaccante italiano? La risposta sta nel divario di rendimento tra la Bundesliga e la Champions League del calciatore.

Lo strano caso tra Bundesliga e Champions League – Guardando la classifica del campionato tedesco, quasi non ci si crede a vedere il Borussia Dortmund nelle parti basse. È in zona retrocessione con tre punti di vantaggio sull’ultima della lista, il Werder Brema. In otto partite gli uomini di Klopp hanno racimolato sette punti. Una miseria per una società che punta a vincere il torneo. Certo, gli infortuni che perseguitano il Borussia sono una causa di questa situazione, ma non basta un’analisi del genere per giustificare un simile fallimento. Immobile, a tal proposito, non parte quasi mai da titolare e quando lo fa deve essere sostituito per lo scarso rendimento. In avanti il Borussia sente la mancanza di Lewandowski. Non c’è un punto di riferimento e il movimento dei tanti trequartisti, spesso e volentieri, risulta inutile. Tutto cambia, invece, quando Immobile ascolta le note dell’inno della Champions League. La punta italiana cambia personalità, segna e diverte. Sembra un personaggio del romanzo di Stevenson: lo strano caso di Immobile, tra Bundesliga e Champions League. E pensare che la Juventus, incapace di vincere in Europa, avrebbe bisogno di una personalità del genere e invece l’ha ceduto senza troppi pensieri alla società tedesca.

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