Retromarcia del governo – Quel miliardo annunciato nella legge di stabilità dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che dovrà essere destinato per la stabilizzazione di 149 mila persone del settore scolastico, non verrà finanziato dai soldi che dovevano arrivare dalla riforma delle commissioni per gli esami di maturità, composte solo da insegnanti interni. La notizia, ancora non ufficiale, sarebbe stata confermata proprio dal ministro Stefania Giannini che avrebbe recepito le proteste di scuole e studenti di fronte a una norma che, secondo loro, favorirebbe gli istituti paritari. Niente più commissioni interne agli esami di maturità. Il governo di larghe intese ha deciso di tornare sui propri passi e rinunciare a una soluzione che avrebbe fatto risparmiare la bellezza di 147 milioni di euro. Vero e proprio ossigeno per l’istruzione italiana, verso la quale sarebbero stati investiti tutti questi soldi. Niente da fare, l’esecutivo dovrà trovare altro denaro per stabilizzare quasi 150 mila individui del comparto scuola.

Nessun risparmio. Servono altri fondi – Con una retromarcia del genere, è curioso capire come saranno composte le commissioni della maturità 2015. Con ogni probabilità i ragazzi che dovranno svolgere un esame composto da tre scritti e dall’orale si troveranno a confrontarsi con  tre membri interni, tre membri esterni e un presidente (esterno). È un ritorno al passato e quindi i prossimi maturandi seguiranno l’iter dei loro predecessori. Nessuna polemica e nessun risparmio, perché l’esame di maturità costerà nuovamente circa 180 milioni di euro e i maturandi dovranno attendere l’annuncio delle materie affidate ai commissari esterni. La “buona scuola” di Matteo Renzi non avrà commissioni interne per evitare “diplomifici” e un ruolo egemonico di alcuni gestori di scuole paritarie, che in questo modo avrebbero potuto gestire in proprio gli esami. In effetti sarebbe stata una norma in controtendenza con la meritocrazia propugnata dal premier. Quindi, per adesso, meglio tornare indietro e pensare a come migliorare la scuola da altri punti di vista.

L’Uds definisce Renzi un «assassino dell’autonomia scolastica» – Una mossa che non calmerà le acque nella marea degli studenti italiani. Le associazioni studentesche, a prescindere dal colore politico, sono pronte a scendere in piazza e a far sentire la propria voce, come fatto negli ultimi giorni. L’Uds, Unione degli studenti, riferimento di sinistra dell’associazionismo studentesco, ha attaccato Matteo Renzi definendolo «l’assassino dell’autonomia scolastica». L’Uds critica la “buona scuola” presentata dal presidente del Consiglio, che secondo loro è soltanto un’operazione di facciata: «Oggi Renzi sta realizzando la sua “Buona Scuola” ancor prima che questa incominci qualsiasi iter parlamentare ed ancor prima che la consultazione sia conclusa, semplicemente mettendo le scuole di fronte alla propria non autosufficienza economica ed amministrativa, alla ricerca di un modo utile per sopperire alla mancanza di Stato. Ma soprattutto ci chiediamo il senso di far partire una macchina economica di 4 miliardi per un provvedimento in teoria ancora aperto a sconvolgimenti derivanti dalla consultazione. La velocità del Governo Renzi ancora una volta mostra palesemente le ombre di una consultazione farsa».

La replica del Pd alle critiche sulla Buona scuola – A queste dichiarazioni ha risposto Francesca Puglisi, responsabile Scuola, Università e Ricerca della segreteria nazionale del Pd: «E’ veramente singolare sentir minacciare agitazioni quando il Governo Renzi con “La Buona scuola” ha aperto una fase di ascolto in cui chiede anche proposte. Il Partito Democratico sta promuovendo in tutta Italia centinaia di incontri, molto partecipati, segno che finalmente il Paese si rimette in cammino riacquistando fiducia e soprattutto decidendo di restituire centralità all’educazione e all’istruzione. Nella legge di stabilità ci sono le risorse per dare alle scuole gli insegnanti stabili che servono per migliorare la qualità dell’offerta formativa, alzare i livelli di apprendimento degli studenti, combattere la dispersione scolastica».

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