L’estremismo islamico il primo indiziato dell’attacco a Ottawa – Ora che è tutto finito, ora che gli attentatori sono fuggiti e che il soldato Nathan Cirillo non c’è più, quello che è successo ieri a Ottawa sembra assumere contorni più chiari. Quelli che fin dall’inizio i più avevano sospettato. L’attacco al parlamento, al National War  Memorial e a un centro commerciale pare sempre più di matrice islamica. L’unico assaltatore fermato, perché ucciso, si chiama Michael Zehaf-Bibeau, ha 32 anni ed è di origine libanese per parte di padre. Ma all’islam si era avvicinato solo di recente, mentre era noto alle forze dell’ordine da tempo, lui che era dedito ai furti e alla piccola criminalità. Chi lo ha conosciuto, lo ha descritto al Globe and Mail come un uomo dalla personalità disturbata. Non mostrava evidenti inclinazioni al fanatismo religioso o all’estremismo islamico, ma parlava della presenza del diavolo, chiamandolo Shaytan, nell’accezione araba di diavolo e demoni.

Michael Zehaf-Bibeau, il terrorista disturbato – “Penso avesse dei disturbi mentali” – ha precisato un conoscente, Mr. Bathurst, che lo ha visto per l’ultima volta circa un mese e mezzo fa. Stava pregando in una moschea nella zona di Vancouver e disse che voleva tornare presto in medio oriente. Ma non per votarsi alla causa islamista, almeno in apparenza: “voleva tornare in Libia e studiare. Nient’altro, aveva in mente solo di studiare, apprendere la religione islamica e imparare l’arabo”. Zehaf-Bibeau però non riuscì a tornare in Libia, perché fu bloccato mentre stava approntando i preparativi per il viaggio. Non era stato in grado di ottenere un documento valido, sicuro, per i funzionari federali, che non lo avevano fatto partire per le misure adottate dal Canada per evitare l’espatrio di cittadini intenzionati a unirsi ai miliziani dell’Isis tra Siria e Iraq. A causa dei suoi disturbi, aveva avuto problemi anche con i capi della moschea di Burnaby, nella quale gli era stato interdetto di andare a pregare.

Una vendetta per l’appoggio canadese alla missione anti-Is – Ma perché l’attacco alle istituzioni e ai simboli patriottici del Canada? Semplice, secondo il ministro degli Esteri John Baird, perché i canadesi, appena martedì scorso, hanno inviato otto caccia bombardieri alla coalizione internazionale che sta combattendo lo Stato Islamico in medio oriente. Quella coalizione internazionale guidata dagli Usa, che si sono messi subito in contatto col Canada dopo l’attacco di ieri. “Il mio messaggio è: questo è perché siamo con voi, questo rende solo la nostra determinazione più forte” – ha scritto Baird al segretario di Stato americano John Kerry, attribuendo senza ombra di dubbio l’attentato di Ottawa al sostegno canadese nella lotta all’Is. E ha fatto scattare le contromisure: livello di massima allerta, miglioramento, da subito, delle informazioni di sicurezza sui cittadini “sensibili” alla causa islamista, maggior condivisione delle informazioni con Stati Uniti e Gran Bretagna.

Guerra senza confini, dentro e fuori dal Canada – Il Canada, insomma, si prepara alla battaglia interna, oltre che a quella sul campo (o meglio, nei cieli) contro gli jihadisti. Il primo obiettivo è trovare gli altri componenti del commando che ieri ha terrorizzato la capitale e ucciso Cirillo, ferendo anche il senso di sicurezza della popolazione canadese. I terroristi nel cuore delle istituzioni. Il primo ministro Harper deve restituire innanzitutto questo ai suoi cittadini: la sicurezza di essere protetti dalle sacche di terrorismo che covano ed esplodono dentro il Paese e che hanno avuto facilità a raggiungere i simboli e le istituzioni nazionali. Per questo la risposta canadese non potrà conoscere debolezze e ciò garantisce agli Stati Uniti un appoggio incondizionato alla missione internazionale contro l’Isis.

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[Foto di Adrian Wyld/The Canadian Press]

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