Quei circoli vintage – Sono trascorsi venticinque anni dalla svolta storica che ha imposto alla sinistra italiana un cambio di marcia rispetto al passato. Da quel momento molte cose sono mutate e tutto è successo con una grande velocità. La sinistra nostrana, prigioniera per anni dell’ideologia comunista, ha cercato di mettersi al passo con i tempi. Semplice a dirsi, ma difficile a farsi. E così sono sorti partiti, associazioni e fondazioni. Si è discusso fino allo sfinimento, si sono creati governi con alleati improbabili, si è parlato di contenuti, lavoro, diritti civili e visione internazionale. Le feste dell’Unità si sono trasformate in feste democratiche e i circoli hanno esaurito il loro compito novecentesco e oggi sono in crisi. Anche la sinistra preferisce confrontarsi in altri luoghi. I social network sono una piazza virtuale e molto più animata rispetto al vecchio circolo di partito. Quella politica è diventata vintage. Gli appassionati avranno un po’ di nostalgia, ma è qualcosa da museo storico più che un laboratorio in cui sviluppare temi per governare il Paese.

Dalle piazze alla Leopolda – Nel corso dei secoli la sinistra ha sempre cambiato i suoi luoghi di discussione. Piazze, edifici pubblici diventati simboli in diverse rivoluzioni, palazzi di congressi, circoli, feste estive, giardini di ulivi, agorà virtuali e adesso la Leopolda. La prima stazione ferroviaria costruita a Firenze oggi è sede di varie manifestazioni, tra cui quella dei renziani di tutta Italia. In questo fine settimana verrà celebrata la quinta edizione e si prevedono, secondo gli organizzatori, oltre 10 mila presenze. La paura delle correnti della minoranza del Partito Democratico è che si tratti di una kermesse renziana e non di partito. In effetti è qualcosa, stando alle parole del ministro Maria Elena Boschi, che non ha a che fare con il Pd. È un’occasione di confronto e di discussione, con dei tavoli di lavoro e vari interventi, sulle sfide future della sinistra. La Leopolda è ispirata a Steve Jobs, che creò la Apple nella rimessa auto di Santa Clara. Un laboratorio di idee per ricostruire il Paese, da sinistra. Un momento di incontro diventato ormai tradizionale e sempre più affollato, per la popolarità del presidente del Consiglio.

La tradizione che non piace alla minoranza Pd – L’obiettivo della Leopolda, secondo il sindaco di Firenze Nardella, è quello di allargare i confini della sinistra e aprirli alla cosiddetta società civile. Non si tratta del Partito Democratico, ma delle idee della sinistra del nuovo millennio. La minoranza Pd, però, non ci sta e attacca: «La Leopolda? Non andrò. Renzi poteva farla come Pd. Se lanci altri marchi la gente può pensare che promuovi altri prodotti», ha detto Pierluigi Bersani. Mentre Stefano Fassina preferirà partecipare alla prima festa di Left, sponsorizzata da una locandina con scritto: «Quello che non ho è una camicia bianca», con chiaro riferimento a Fabrizio De Andrè. Al di là delle solite diatribe interne al Partito Democratico, sorprende il fastidio di una parte del Pd verso il nuovo luogo d’incontro della loro area di riferimento. È vero, si può dire che non è un evento del Pd, ma senza ombra di dubbio è l’evento del presidente del consiglio, del segretario del Partito Democratico e quindi non può non fare riferimento al partito di Prodi e Veltroni. La nuova sinistra di Renzi ha scelto nuovi luoghi d’incontro e a quanto pare c’è un grande entusiasmo intorno a questa formula. Giovani e adulti si incontrano, discutono e si confrontano. Era da decenni che a sinistra non si assisteva a un simile fermento. Strano che la sinistra del Pd, così legata alle tradizioni, non si entusiasmi per un ritorno alle origini con partecipazioni di massa e ragazzi pronti a mettersi in gioco in un incontro politico.

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[Foto LaPresse]

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