Un manifesto fotografico – Una delle immagini che mi ha fatto appassionare al mestiere di scrivere è quella di Indro Montanelli, che in una foto in bianco e nero è immortalato con un cappotto, un cappello e una macchina per scrivere. Erano gli anni della giovinezza e il giornalista del “Corriere della Sera” era seduto sul ciglio della strada, intento a pigiare sui tasti di una macchina per scrivere. Strumento ormai superato, che nella nostra epoca funge da soprammobile negli studi e si può comprare a qualche mercatino del vintage. Quella foto, almeno dal mio punto di vista, è un manifesto. Montanelli in giro con la sua macchina per scrivere, alla ricerca di notizie e con la convinzione che il sacrificio e l’umiltà aprono qualsiasi porta. Vedere uno dei più grandi giornalisti della storia d’Italia seduto lungo una strada, mentre tra il rumore e i passanti mette su carta un articolo, è qualcosa di straordinario, unico. Un’istantanea che stride con quei giornalisti da salotto che siamo abituati a vedere in tv e non solo.

Il giornalismo da caffè e cornetto – Si, perché quel giornalismo alla Montanelli rischia di diventare soltanto un ricordo, un ideale al quale si ispirano in pochi. Eppure l’amore per il giornalismo di Montanelli è qualcosa che deve spingere ad andare avanti. Soprattutto oggi, dove molti giornalisti sono riusciti ad acquisire il tesserino per merito dell’amico di turno e a lui devono fare, in un modo o nell’altro, riferimento. È una storia vecchia, ma sempre attuale. Così capita di lasciarsi scappare, di proposito, notizie succulente solo per non pestare i piedi all’amico e al punto di riferimento locale. Sarà una mia impressione, ma anche a Taormina c’è questa abitudine. Il giornalismo da caffè e cornetto è molto in voga nella perla dello Jonio. Il giornalista di giornata si siede a un bar, fa colazione per le 9 di mattina e parla con la persona che gli fornirà la “notizia”. Nella maggior parte dei casi si tratta della sagra del babà o di far promozione a un evento degli amici e conoscenti. Sapete com’è, meglio perseguire questo tipo di giornalismo in modo da assicurarsi qualche entrata gratuita nei vari spettacoli di Taormina e gustarsi un piattino condito in qualche buffet.

Un’immagine da tenere sempre in considerazione – In questo modo i fatti, quelli veri, passano in secondo e anche in terzo piano. Si potrà pensare che Taormina non è Milano e che Montanelli lavorava in un contesto diverso. In parte è vero, ma se nell’attivo e sempre vivo capoluogo lombardo un giornalista come Indro Montanelli non aveva timore di “sporcarsi le mani” e sedersi sul ciglio di una strada per scrivere, non si capisce per quale motivo un collega qualsiasi non dovrebbe fare lo stesso a Taormina. Ho l’impressione che da queste parti il giornalismo sia non urtare gli interessi dell’amico e del conoscente. La pena è una telefonata in cui si viene minacciati di querele (mai formalizzate perché non ci sono fatti concreti da rimproverare) e si danno “consigli” su cosa si debba mettere tra virgolette. Non si accetta il diritto di replica concesso, ma si pretendono pubbliche scuse per aver svolto il proprio lavoro senza denigrare nessuno. La cronaca, i fatti nudi e puri danno fastidio. Meglio metterci sopra un bel fiocco, del resto siamo a Taormina e l’estetica ha la sua importanza. A quanto pare è un problema culturale e allora quell’immagine di Indro Montanelli con la macchina da scrivere dovrebbe capeggiare in ogni luogo. Un manifesto fotografico impossibile da strumentalizzare, che riesce a mostrare, ancora oggi, l’essenza del mestiere di scrivere.

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