Renzo Piano e l’impegno per le periferie – «Il destino delle città sono le periferie». Questa frase è di Renzo Piano ed è un estratto del suo articolo “Il rammendo delle periferie”, pubblicato dal “Sole 24 ore” il 26 gennaio 2014. Il nuovo obiettivo dell’architetto italiano è quello di porre l’attenzione sui centri periferici delle città. Il senatore della Repubblica considera le periferie «le città del futuro». Oggi sono sinonimo di degrado, ma per Renzo Piano occorre invertire una simile tendenza. In verità, seppur con qualche differenza, anche nel resto d’Europa le periferie sono abbandonate a se stesse. Certo, ci sono alcuni esempi virtuosi disseminati soprattutto tra Germania e nord Europa, ma non basta. La situazione è degradante, nel senso letterale del termine. Paghiamo la cementificazione indiscriminata che dura, ormai, da circa cinquant’anni. La crisi economica del 2008 ha, per forza di cose, fatto girare meno denaro quindi questo fenomeno è diventato poco evidente. Allora si è iniziato a ri-pensare il futuro architettonico delle città e delle nostre periferie.

La villa di Pistunina, sepolta da immondizia ed erbacce – Renzo Piano, anche in un dibattito del genere, è in prima fila. Con il suo stipendio da parlamentare ha assunto sei giovani che ruoteranno ogni anno e si occuperanno di come rendere migliori le nostre periferie. Un compito non facile. L’Italia è un Paese diviso in due e le differenze tra alcune città sono imbarazzanti. Negli ultimi anni la periferia di Messina è stata commercializzata senza alcun criterio. I risultati più evidenti sono il traffico e gli allagamenti dopo qualche pioggia. Ciò che doveva essere rivalutato, è circondato dall’indifferenza. Penso alla villa romana nel villaggio di Pistunina. Il complesso, come evidenziato dagli studi universitari del dottor Fabrizio Andreacchio, è di età imperiale. «Questo complesso – sostiene lo studioso – mostra una fase di vita ben documentata nella tarda antichità e particolarmente nei secoli IV – V e VI – VII, ma vi deve essere stato un primo impianto, cui sono riferibili elementi architettonicamente rilevanti, collocabile tra I e II sec. E’ stata, inoltre, avanzata l’ipotesi che questo sito potesse essere la villa appartenente a Santa Melania (Melania Iuniore) e al marito Valerio Piniano, dove i due nobili romani si ritirarono nel 408 d.C.». Oggi questo sito archeologico, rinvenuto nel 1991, è abbandonato al suo destino. Erbacce e immondizia ricoprono il luogo posto lungo la strada statale 114, mentre i resti storici rinvenuti qualche anno fa sono stati collocati in un’area attigua alla sede degli scavi.

Le periferie, il lascito del secolo delle ideologie – Se nell’antichità l’idea di città italiana era un esempio da esportare nel resto del mondo civilizzato, oggi non è più così. Il fallimento architettonico, sociale e ambientale delle nostre città, con particolare riferimento alle periferie, lo paghiamo ogni anno con catastrofi naturali e scatole di cemento che impediscono all’individuo di vivere in serenità con i propri vicini. La parola cultura, come dimostra la villa della periferia di Messina, è bandita. È forse per questo motivo che quando visitiamo città e periferie del nord Europa ci sembra di vivere in una favola? Quell’epoca, per noi italiani, si è conclusa da un pezzo. È sotterrata da cemento, irrazionalità delle costruzioni e degrado socio-culturale. Le periferie, da un punto di vista storico e politico, altro non sono che il lascito del secolo delle ideologie. Sono state progettate ed edificate per marcare la lontananza dalla società borghese e dalle città dell’Ottocento.

 

Un Rinascimento urbano che parta dall’Italia – Sono luoghi in cui trionfa la figura dell’operaio, per richiamare la filosofia di Ernst Junger. Ancora oggi, anche se ci troviamo in un mondo globalizzato e quindi soggetto a contaminazioni internazionali, si continua a costruire seguendo simili principi. Le strutture dell’Expo 2015 sono un tragico esempio. Allora, come si può voltare pagina? È necessaria una riforma delle periferie. Una deviazione radicale e dolorosa. Sarebbe necessario riportare al centro la parola bellezza. In poche parole dovrebbe prender piede un Rinascimento urbano, un’operazione di alto valore sociale e ambientale. Non dovremmo cercare chissà dove le soluzioni, perché i temi basilari per cambiare verso sono presenti nel tessuto della tradizione italiana: il quartiere a misura d’uomo, le strade con negozi, le piazze, le ville verdi, la chiara riconoscibilità dello spazio pubblico e di quello privato. Un Rinascimento urbano potrebbe avere dei vantaggi economici significativi e non solo. Verrebbe affrontato il problema della sicurezza e le condizioni di vita dei cittadini migliorerebbero.

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