Può sembrare strano, ma non sempre le donne dedicano la stessa attenzione verso il loro corpo. Questo capita quando occorre affrontare temi più importanti dell’aspetto estetico. In un contesto del genere può inserirsi la riflessione di Giusi Brega, una giornalista esperta in comunicazione. Giusi è l’ideatrice di una campagna di sensibilizzazione rivolta alle donne, che non hanno mai vissuto l’esperienza del tumore al seno o all’utero e che non fanno regolare prevenzione. A loro la Brega rivolge un invito preciso: «Fate vedere le tette… dal medico!». 

Un’iniziativa che fa rumore. “Fate vedere le tette” è un’esortazione che invita molte donne, soprattutto giovani, a prendersi cura di sé. Che effetto sta avendo questa campagna sul gentil sesso?

«Questa campagna è rivolta alle donne, soprattutto le più giovani che, avendo un’età considerata generalmente non a rischio e nessun caso di tumore al seno o all’utero in famiglia, pensano di essere esenti dal pericolo e non fanno prevenzione, nemmeno la più elementare, ovvero l’autopalpazione mensile del seno. Nonostante il tono ironico, questa campagna ha messo molte pulci nell’orecchio, perché sono tante le ragazze che hanno scritto dicendo che fino a quel momento non avevano capito che anche loro avrebbero dovuto fare prevenzione. Soprattutto si sono trovate a leggere esperienze di loro coetanee che hanno affrontato l’esperienza del tumore e hanno realizzato che le cose brutte non accadono solo agli altri e che la prevenzione e la diagnosi precoce sono un gesto d’amore verso se stesse e verso chi le ama».

Il tumore al seno è ancora molto diffuso, anche se la ricerca ha fatto passi da gigante rispetto al passato. Eppure c’è una sorta di “vergogna” nel parlare di tutto ciò. Molte donne hanno difficoltà nel farsi visitare. A cosa è dovuto questo atteggiamento?

«La vergogna o semplicemente l’imbarazzo è dovuto alla mancanza di confidenza con il proprio corpo e, di rimando, con il proprio medico. Nessuno si fa problemi ad andare dal dottore a mostrare un braccio dolorante, ma quando si tratta di parlare di parti del corpo più intime scatta l’imbarazzo. Questo atteggiamento è pericoloso, perché si finisce per andare dal medico solo quando la situazione è insostenibile e non più rimandabile, con il rischio di perdere tempo prezioso. È una questione di “cultura-della-prevenzione”. E di fatti la campagna #FateVedereLeTette ha esattamente questo obiettivo: sdrammatizzare per permettere un approccio più sereno e leggero alla prevenzione, laddove magari non arrivano le pur sempre valide raccomandazioni di buonsenso».

In quali percentuali un controllo continuo e costante può prevenire malattie al seno?

«Le cifre sull’incidenza del cancro al seno e la percentuale di guarigione si trovano su siti istituzionali o specializzati (ad esempio: www.dottori.it/news/il-90-per-cento-delle-donne-sconfigge-il-cancro-al-seno). La pagina facebook della campagna vuole essere solo un tramite per veicolare i contenuti dati da fonti autorevoli e competenti».

La sua iniziativa dimostra come anche sui social network è possibile parlare di argomenti seri ed essere ascoltati da un pubblico ampio. Si aspettava un successo del genere su facebook e twitter?

«Mi occupo di comunicazione da dieci anni e conosco gli strumenti, sebbene la campagna sia nata per caso e non l’abbia studiata a tavolino. Ho dovuto riadattarla in corso d’opera, man mano che prendeva forma. Fondamentale è stato l’aiuto dei 4000 contatti su Facebook tra i quali tante donne che mi hanno dato consigli, informazioni e, ebbene sì, qualche tirata d’orecchi. Ho fatto tesoro di ogni parola e credo sia per questo che ha avuto successo».

Ottobre è il mese internazionale della prevenzione. Che messaggio vuole lanciare a tutte quelle donne, giovani e mature, che evitano in tutti i modi una visita di controllo?

«Evitare una visita di controllo è stupido, oltre che dannoso. Le cose brutte non accadono solo agli altri e la salute è un bene prezioso e, in quanto tale, va protetto. Quindi anche se state bene, anche se non avete casi di tumore in famiglia, anche se non fumate e avete uno stile di vita sano, fatela: meglio un esame di controllo in più che una diagnosi tardiva».

C’era bisogno di una campagna così per attirare l’attenzione?

Giusi Brega
Giusi Brega

«Dico solo che sono ormai decenni che ci dicono di fare prevenzione, che esistono enti come la Lilt e l’Ant, che il professor Veronesi si sgola nel dire che la prevenzione e la diagnosi precoce sono fondamentali e sono la prima arma contro i tumori. Eppure sono ancora troppe le donne che non fanno prevenzione, sono troppe le donne che – chiamate direttamente dall’Asl a fare la visita – non ci vanno, donne che sebbene sappiano cos’è la mammografia poi non la fanno. Il mio è stato un modo per far arrivare il messaggio in modo diverso, affiancando la mia voce a quella degli enti che da sempre sono attivi sul territorio e svolgono un lavoro encomiabile. Usiamo toni diversi, ma abbiamo tutti lo stesso scopo: aiutare a creare la cultura della prevenzione. In modo tale che presto andare dal medico per una visita di controllo diventi una cosa normale. E le energie spese finora stanno dando i loro frutti: da qualche giorno a #FateVedereLeTette si è affiancato l’hashtag #HoFattoVedereLeTette con il quale le donne che hanno fatto la visita di controllo al seno pubblicano il referto per testimoniare che alle parole sono seguiti i fatti. E se questa campagna avrà permesso anche a una sola donna di individuare un tumore nelle fasi iniziali in modo tale da essere affrontato con ottime possibilità di guarigione completa, avremo vinto tutti».

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