In attesa della firma del Quirinale – Nelle prossime ore dovrebbe essere presentato il testo ufficiale sulla Legge di stabilità. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a quel punto valuterà punto per punto e in caso positivo firmerà la legge. Da quel momento in poi inizierà l’iter parlamentare. Tutto dovrebbe avvenire in pochi giorni. Intanto non si placano le polemiche tra governo e regioni, anche se il presidente della conferenza delle regioni, Sergio Chiamparino, abbassa i toni dello scontro con l’amico Renzi: «Non rifiutiamo i tagli ma stiamo lavorando perché siano compatibili». Se ci saranno le condizioni «si troverà un accordo altrimenti ognuno dovrà assumersi le sue responsabilità». Ma la strada appare in salita, perché il governatore del Piemonte dovrà trovare una mediazione tra posizioni diverse. I presidenti leghisti chiedono che non vengano penalizzate le regioni più virtuose e sono critici sulle 80 euro alle neomamme.

Si abbassano i toni dello scontro – Roberto Maroni, a tal proposito, twitta: «L’avevo inventato io 10 anni fa allora tutti a dire uno scempio, oggi tutti ad applaudire Renzi». Critico anche il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola: «E’ solo propaganda televisiva. Renzi regala alle neomamme pannolini e biberon e noi siamo obbligati a tagliare gli asili nido per finanziarlo». Neanche la Cgil ci sta e mentre si prepara alla manifestazione di sabato contro il Jobs act, invita il governo a spendere la cifra per aprire asili nido. Sulla stessa linea il democratico Pippo Civati. Al di là di queste polemiche, i vari governatori regionali hanno ridimensionato la loro protesta quando sono venuti a galla i numeri delle spese. Cifre che non consentono ai vari Zingaretti, Caldoro, Rossi e Frattura di alzare i toni dello scontro. Soprattutto in un momento storico in cui nel Paese si respira la necessità di ridimensionare i costi del mondo della politica e delle strutture a essa collegate.

In Molise le spese più elevate per la casta, in Liguria quelle per la sanità – Così si scopre che la Liguria ha i costi più alti d’Italia nella sanità, con 1.998 euro di spesa pro capite. Seguita a ruota dall’Emilia Romagna con 1.959, il piccolo Molise con 1.905, Piemonte 1876, Umbria 1.873, Lazio 1.869 e Abruzzo 1.835. Invece per quanto riguarda il personale, i numeri sono sorprendenti. Sui dipendenti regionali assunti nessuno batte il Molise, che costano 174 euro pro capite. Un triste primato stilato dalla classifica della media 2012-2013. Subito dietro un’altra regione del sud non molto estesa, si tratta della Basilicata con 80 euro pro capite. Al terzo posto, a pari merito, ci sono Abruzzo e Puglia con 63 euro pro capite. Seguono la Calabria con 55 euro pro capite e la Campania con 51 euro pro capite. Poi ci sono le spese per gli organi istituzionali, ovvero quelli che vengono considerati la casta. Ed è sempre il Molise ad avere il primato. I suoi cittadini hanno sborsato 45 euro l’anno a testa, in Calabria 33 e in Basilicata 32. Segue l’Abruzzo con 22 euro a testa e la Liguria con 17 euro a testa. Un vero e proprio abisso con il Piemonte, considerando che nella regione del nord si spendono appena 5 euro a testa.

Il divario delle spese tra nord e sud – Alla voce funzionamento, ovvero le spese sostenute per l’acquisto di beni (carburanti, cancelleria, arredi ecc.) e servizi (utenze, manutenzioni immobili, auto ecc.) in testa c’è il Lazio con 192 euro l’anno pro capite sborsati dai suoi cittadini. Segue la Basilicata con 135 e la Campania con 118 euro l’anno pro capite. Altre due regioni del Mezzogiorno, come Puglia e Molise, completano la griglia delle prime cinque posizioni. I pugliesi spendono 116 e i molisani 101 euro l’anno pro capite. In questo settore le regioni più virtuose sono l’Emilia Romagna e la Liguria. I primi spendono 28 e i secondi 22 euro l’anno pro capite. Molto più elevati i numeri nelle spese correnti. Il primato spetta alla Basilicata con 619 euro l’anno pro capite sborsati dai cittadini, segue il Molise con 603 e il Lazio con 557. Al quarto posto c’è la Lombardia con 478 euro l’anno pro capite, segue la Calabria con 442 euro l’anno pro capite. Dando un’occhiata a questi dati e considerando che la spending review inizierà a farsi sentire dal consuntivo 2014 in poi, è chiaro che c’è una situazione differente tra le varie realtà. Le regioni vanno a due velocità e a parte qualche eccezione sono gli enti meridionali a essere protagonisti di grandi sprechi. Palazzo Chigi dovrà tenere conto di un simile aspetto.

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[Foto Fabio / LaPresse]

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