Se un concetto del genere arriva anche a Gerusalemme – Forse fa male soltanto parlarne. È doloroso per chi è cresciuto leggendo i libri di Primo Levi, il diario di Anna Frank e “La notte” di Elie Wiesel. È un colpo al cuore per chi ha visitato i campi di sterminio nazisti disseminati per l’Europa. È una ferita che si riapre per chi ha visto la propria famiglia decimata dalla barbarie e dall’antisemitismo nazifascista. Eppure bisogna affrontare la questione, senza troppi giri di parole. Occorre farlo, perché è emersa in tutta la sua tragicità nella giornata di ieri anche in vari punti della Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Si tratta di graffiti di alcune svastiche paragonate alla Stella di Davide. Le immagini sono state riportate dal quotidiano israeliano “Jerusalem Post” e lo Stato d’Israele, tramite il Primo ministro Benjamin Netanyahu, non ha esitato a definire il gesto opera degli «estremisti palestinesi che incitano alla violenza». Una provocazione insopportabile per il popolo ebraico e per questo tirata in ballo dai suoi accusatori.

In Italia siamo abituati a un simile accostamento – Adesso succede anche a Gerusalemme, dopo la lunga serie di incidenti e scontri lungo la Spianata delle Moschee. Un parallelismo, in verità, a cui siamo abituati in Italia. Nei momenti di tensione dell’ultimo conflitto di Gaza, per esempio, nelle piazze italiane sono comparsi striscioni che mettevano in luce un simile accostamento. Lo stesso vale per la politica. L’estrema destra si guarda bene dal paragonare gli odiati ebrei ai loro idoli nazisti, ma nell’estrema sinistra la relazione tra Stato d’Israele e nazisti è all’ordine del giorno. Alcuni blogger di dichiarata fede “progressista”, che oscillano tra Vendola e Ingroia, quando si festeggia l’annuale Giorno della Memoria, non si tirano indietro nel paragonare quello che gli ebrei «stanno facendo» ai palestinesi a ciò che il popolo di Davide ha subito nella seconda guerra mondiale. Uno schiaffo doloroso per un ebreo, un voler riaprire, con una certa cattiveria, vecchie ferite del passato. Inoltre si pronunciano simili parole senza possedere alcun documento giornalistico e storico attendibile.

Un paragone che conviene a qualcuno – Per filtrare le notizie di un eventuale “massacro” si utilizzano i comunicati di militanti dell’estrema sinistra (e non quelli di commentatori dei più grandi giornali nazionali) che si trovano in Medio Oriente e dicono di difendere il popolo palestinese. In realtà, però, non fanno altro che strumentalizzare i problemi di quel popolo per proprio tornaconto personale. La speranza, volesse il cielo, è quella di tornare in patria come eroi e ottenere qualche poltrona politica. Un atteggiamento che in primis fa male ai palestinesi, che dovrebbero liberarsi dall’odio contro Israele e dialogare con i vicini per realizzare l’obiettivo di due popoli in due stati. Serve a poco, invece, l’odio diffuso dai militanti che giungono a Gaza. Non avvicina certo l’idea di pace, che molte di queste figure hanno la presunzione di rappresentare. Tornando alla Stella di David e alla svastica nazista, si potrebbe affermare che anche da un punto di vista simbolico sono due disegni inconciliabili. Il primo rappresenta il popolo più perseguitato della storia e il secondo, nel Novecento, ha mostrato al mondo la brutalità e l’orrore razionale del regime nazionalsocialista. Serve rispetto per costruire qualcosa di positivo in futuro. Porre sullo stesso piano ebrei e nazisti è un’inutile provocazione, un vessillo post-ideologico che punta a ridimensionare il campo della diplomazia e distruggere qualsiasi tentativo di confronto fra le due parti. Chi ha interesse a mantenere tutto così com’è?

© Riproduzione Riservata

Commenti