La Giornata proGrammatica è un’iniziativa che vuole valorizzare la conoscenza della lingua italiana e delle sue regole, ma è passata inosservata. Promossa da “Radio3 – La Lingua Batte”, dal Ministero dell’Istruzione, con il sostegno dell’Accademia della Crusca e dell’Associazione per la Storia della Lingua Italiana è stata celebrata il 17 ottobre scorso. Il tema di quest’anno è stato la punteggiatura: tutte le scuole italiane, dalle primarie alle secondarie, potevano partecipare alla Giornata mandando a Radio3, attraverso i canali più usati soprattutto dai giovani, le loro osservazioni sull’uso della punteggiatura: dubbi, problemi, proposte, in chiave seria e anche creativa. Le idee e le riflessioni più interessanti di studenti e professori sono state lette nel corso del lungo palinsesto di Radio 3 che si è concluso con uno speciale serale a cui hanno partecipato il comico Dario Vergassola, il cantautore Brunori Sas, i linguisti Luca Serianni e Claudio Giovanardi, l’artista Sabrina D’Alessandro, autrice del “Libro delle parole altrimenti smarrite” (Rizzoli), il gruppo teatrale Oblivion, il sottosegretario al ministero degli Affari Esteri Mario Giro.

In questa seconda edizione, la prima si è svolta nel mese di settembre lo scorso anno, la Giornata ha un significato doppiamente importante perché si colloca al centro di un periodo di particolare interesse per l’insegnamento dell’italiano: si è appena svolta infatti la Giornata Europea delle Lingue (European Day of Languages), mentre il 21 e 22 ottobre si terranno, a Firenze, organizzati dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, gli Stati generali della lingua italiana all’estero. Nell’ambito della collaborazione con il Miur, la Giornata proGrammatica è una tappa di preparazione per le scuole italiane alle Olimpiadi di Italiano, organizzate ogni anno dal ministero dell’Istruzione per sostenere l’importanza della padronanza linguistica da parte di tutti gli studenti; la competizione, che si svolge in più fasi e che si conclude in primavera a Firenze.

Tutte le scuole italiane poi dedicheranno da quest’anno gli ultimi giorni del mese di ottobre alla lettura ad alta voce, attraverso il progetto “Libriamoci”, promosso dal ministero dell’Istruzione in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura del MiBact. Infine, il 29 ottobre in numerose città e sedi universitarie italiane avranno luogo degli incontri dedicati all’insegnamento della letteratura, dal titolo “Letteratura per la scuola, competenze per la vita”, organizzati nell’ambito del progetto di formazione sulle competenze dell’italiano “Compita”, promosso sempre dal ministero dell’Istruzione in collaborazione con alcune università e l’Associazione degli italianisti (Adi). Secondo il libro di Giuseppe Antonelli “Comunque anche Giacomo Lepardi diceva parolacce …”, preso da esempio da molti studenti durante la giornata, alcune regole grammaticali sono dei luoghi comuni del conservatorismo e del perbenismo linguistico.

Con un ricco campionario di esempi e di aneddoti che coinvolgono i nomi più grandi della letteratura italiana, da Leopardi a Manzoni, da Gadda a Manganelli, Antonelli dimostra che si possono usare e in maniera corretta formule come “a me mi” e abbreviazioni comuni negli sms e nelle chat, incomprensibili ai puristi della lingua italiana. Saltano fuori così dal libro errori che tutti facciamo perché crediamo di fatto che non lo sono, come l’uso improprio di piuttosto. Piuttosto, specifica bene l’autore, indica una preferenza: “amo Paolo piuttosto che Gianni”, vuol dire che il povero Gianni dovrà farsene una ragione; “dormire in una suite piuttosto che in un campeggio” non vuol dire essere elastici, ma snob. Piuttosto che sbagliare, meglio tacere”. Ci sono casi, invece, che tutti credono errori e che di conseguenza non usiamo mai, ma che invece sono stati usati da illustri uomini di lettere: “Non è consigliabile iniziare una frase con una congiunzione”, ci fa notare il correttore automatico. E invece non è vero: lo fanno i grandi giornalisti, lo fanno i grandi narratori, lo fanno i grandi saggisti. Ma non è certo una novità: basta aprire le “Operette morali”, per vedere che comunque anche Leopardi se ne infischiava di questa pseudo-regola”. A parte la giusta ironia del libro di Giuseppe Antonelli, ricordiamoci che la lingua italiana è la quarta studiata al mondo, l’ottava usata sui social network, la prima in assoluto ricca di valori umanistici e culturali

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