Cosa è cambiato in pochi anni? – Quando alle ultime elezioni politiche il Movimento Cinque stelle aveva ottenuto una percentuale al di là di ogni più rosea aspettativa e Beppe Grillo riusciva a riempire le piazze di ogni città italiana, si pensava che ci si trovasse davanti a un nuovo grande protagonista della scena politica italiana. Qualcosa, per popolarità, di paragonabile all’entrata in politica negli anni ’90 di Silvio Berlusconi. Grillo al centro del dibattito italiano, con tanto di giornalisti assiepati fuori da casa sua che gli chiedevano quali idee e visioni aveva per l’Italia. Era il periodo in cui Pierluigi Bersani cercava un appoggio grillino per formare un governo. Falliva e veniva umiliato in streaming. Poi è stato il turno di Enrico Letta che, a dir la verità, riuscì a fronteggiare con maggiore personalità i deputati del M5s. Infine è toccato a Matteo Renzi, il quale è riuscito a controbattere punto su punto alle tesi stellate in vari incontri in streaming. Da qui, forse, sono iniziati i problemi del Movimento di Grillo e Casaleggio.

L’elemento mediatico e quello semi-visibile – Hanno trovato in politica qualcuno che dice di voler fare quello per cui loro combattono. Gli italiani stanno dando credito al rottamatore e più voti conquista il presidente del Consiglio e meno voti ottengono gli esponenti del M5s. La percentuale si ridimensiona mese dopo mese. Tra uno streaming e l’altro, però, accade qualcos’altro. L’idea di Grillo come semplice megafono del Movimento, per far conoscere politici sconosciuti dal grande pubblico subisce dei cambiamenti. In realtà la linea politica la detta proprio Grillo, insieme a Gianroberto Casaleggio. Il primo è elemento mediatico e il secondo è figura semi-visibile ed enigmatica. E’ la democrazia virtuale, che dal Movimento hanno la presunzione di definire “democrazia diretta” riprendendo, almeno in parte, le speculazioni filosofiche di Herbert Marcuse. Grillo e Casaleggio mettono in piedi un partito che è l’emanazione di un blog. E’ la democrazia in un clic, che Alessandro Dal Lago non ha esitato a definire “demagogia elettronica”. Un ulteriore passo che, secondo il pensatore, distrugge il concetto di democrazia.

Chi detta la linea politica – In questi mesi, in effetti, sono stati diversi gli esponenti del Movimento Cinque Stelle espulsi per i più svariati motivi. Sia in Parlamento che sul territorio. Decide la Casaleggio e chi non è d’accordo è messo alla porta e prima viene denigrato sul blog del grande capo. La linea politica la fa l’ex comico genovese e l’alleanza europea con tanto di gruppo parlamentare, oggi dissolto, con l’Ukip di Nigel Farage è stata una dimostrazione. Chi non era d’accordo è stato relegato in un angolo e minacciato, con una certa frequenza, di essere espulso dal Movimento. L’esponente più criticato che resiste alle minacce di epurazione, solo per la sua popolarità tra i simpatizzanti grillini, è il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. Il resto, invece, viene allontanato senza troppa diplomazia. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato Marco Fabbri, il 31enne sindaco di Comacchio che tramite email ha ricevuto dalla Casaleggio Associati la notizia di non far parte del Movimento, in quanto ha disatteso le previsioni dello statuto, perché non ci si può candidare alle province.

Espulso Fabbri, il sindaco di Comacchio – Il M5s è da sempre contrario alle province, ma Fabbri non ci sta e sostiene la necessità di «difendere il territorio». «L’unico appiglio è il programma nazionale, che però non tiene conto della legge Delrio, della trasformazione delle province grandi in città metropolitane e di quelle piccole in aree vaste, con elezioni di secondo livello e nessuna carica aggiuntiva», ha detto l’ex grillino che accusa il Movimento, alla luce di quello che sta succedendo negli ultimi mesi, di deriva fascista: «Decidono tutto i vertici e non c’è modo di comunicare con loro. I metodi che usano sono ben lontani dall’essere democratici, e non me ne sono accorto adesso. Nel Movimento un sindaco deve pensare a fare bene il sindaco, ma le avevo già notate, le ingerenze di parlamentari e consiglieri comunali che credono di valere più di uno. C’è qualcosa che va ripensato, se in tutt’Italia si continuano a cacciare persone senza una valida ragione». A quanto pare la marcia dei grillini non si è arrestata, ma ha solo cambiato direzione e si è trasformata nella marcia del gambero.

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