Una maggioranza “semplice” – Il Sinodo della chiesa cattolica è giunto al termine. Uno dei momenti più importanti degli ultimi anni per i cristiani, che avrebbe dovuto segnare l’ingresso della religione cattolica nel nuovo millennio, ha subito un brusco rallentamento proprio nei giorni conclusivi. Le spinte riformiste del Papa, infatti, si sono scontrate con i malumori di diversi Padri sinodali. Nessuna intesa unanime sui punti principali riguardanti la famiglia e la Relatio Synodi, che per volontà del pontefice argentino è stata resa pubblica, non ha raggiunto la maggioranza “qualificata”, ma soltanto una maggioranza “semplice” nei tre punti chiave. Bergoglio, a quanto pare, può ritenersi soddisfatto solo in parte. Sui temi inerenti la comunione dei divorziati risposati, l’accoglienza pastorale degli omosessuali e la comunione spirituale non c’è stato un via libera unanime. I punti sono stati approvati, ma non hanno la forza numerica necessaria per imporsi nel rinnovato credo cattolico. «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia», si legge nel punto 55 della Relatio Synodi.

Un confronto in attesa del Sinodo 2015 – Il Vaticano su questo punto è chiaro e nega qualsiasi tipo di analogia tra i matrimoni e le unioni gay. Mentre a pochi chilometri di distanza il sindaco della Capitale, Ignazio Marino, trascrive in maniera simbolica diverse nozze gay, tra le sacre mura non c’è una svolta netta sul tema più controverso e tormentato del Sinodo. Nel paragrafo numero 53 della relazione finale, invece, si mostra il voler rimandare il tema inerente la comunione dei divorziati risposati: «Alcuni Padri hanno sostenuto che le persone divorziate e risposate o conviventi possono ricorrere fruttuosamente alla comunione spirituale. Altri Padri si sono domandati perché allora non possano accedere a quella sacramentale. Viene quindi sollecitato un approfondimento della tematica in grado di far emergere la peculiarità delle due forme e la loro connessione con la teologia del matrimonio». E’ mancato l’ampio consenso e Papa Francesco ha approfittato di questo Sinodo per comprendere le attuali posizioni dei suoi fratelli. Un primo confronto e approfondimento, che continuerà nel Sinodo del prossimo anno, dove dovranno essere tirate le somme delle lunghe discussioni.

La soddisfazione del Papa per una discussione sincera – Su questo punto padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, è stato sin troppo chiaro: «Ma del resto con questo documento non si volevano prendere decisioni. Si volevano mettere sul tappeto argomenti su cui discutere nel prossimo Sinodo del 2015». Il Santo padre, nel discorso conclusivo, ha espresso soddisfazione per il confronto vero e sincero all’interno del Sinodo: «Personalmente mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni; questo movimento degli spiriti, come lo chiamava Sant’Ignazio (EE, 6) se tutti fossero stati d’accordo o taciturni in una falsa e quietista pace. Invece ho visto e ho ascoltato – con gioia e riconoscenza – discorsi e interventi pieni di fede, di zelo pastorale e dottrinale, di saggezza, di franchezza, di coraggio e di parresia. E ho sentito che è stato messo davanti ai propri occhi il bene della Chiesa, delle famiglie e la “suprema lex, la “salus animarum” (cf. Can. 1752)».

La Chiesa per cui sta lavorando Bergoglio – «E questo sempre – lo abbiamo detto qui, in Aula – senza mettere mai in discussione le verità fondamentali del Sacramento del Matrimonio: l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà e la procreatività, ossia l’apertura alla vita (cf. Cann. 1055, 1056 e Gaudium et Spes, 48). E questa è la Chiesa, la vigna del Signore, la Madre fertile e la Maestra premurosa, che non ha paura di rimboccarsi le maniche per versare l’olio e il vino sulle ferite degli uomini; che non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare le persone. Questa è la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e composta da peccatori, bisognosi della Sua misericordia. Questa è la Chiesa, la vera sposa di Cristo, che cerca di essere fedele al suo Sposo e alla sua dottrina. È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani (cf. Lc 15). La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti! La Chiesa che non si vergogna del fratello caduto e non fa finta di non vederlo, anzi si sente coinvolta e quasi obbligata a rialzarlo e a incoraggiarlo a riprendere il cammino e lo accompagna verso l’incontro definitivo, con il suo Sposo, nella Gerusalemme Celeste». Questa è la Chiesa per cui sta lavorando Papa Bergoglio e il prossimo Sinodo dovrebbe iniziare a mostrare i primi concreti segnali dell’inversione voluta dal pontefice sudamericano.

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