Lo smart working è un modo di lavoro innovativo basato su un forte elemento di flessibilità, specialmente di orario e di sede. Il futuro dell’organizzazione del lavoro passa necessariamente da quest’approccio del tutto innovativo del sistema lavoro. Una recente ricerca dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano dimostra che chi lavora fuori dell’azienda è più produttivo dei dipendenti che sono fissi in ufficio e si assenta molto meno. La ricerca stima, dunque, che l’adozione di smart working nelle aziende italiane, attualmente solo dell’8 per cento, potrebbe significare 27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi.

Eccellenza in Italia dell’applicazione dello smart working è l’iniziativa Blue Work di American Express che ha ricevuto lo “Smart Working Awards 2014”, il premio assegnato alle best practice dalla School of Management del Politecnico di Milano. Questo riconoscimento rileva la capacità da parte della società leader nel settore dei pagamenti di saper aggiornare i propri modelli organizzativi tenendo conto dell’impatto che la tecnologia e lo stile di vita attuale hanno apportato nel mondo del lavoro. Molto diffuso all’estero da anni, in Italia lo smart working o lavoro agile ha difficoltà a decollare, nonostante i comprovati benefici. Pensate a una pubblica amministrazione che faccia del lavoro a distanza uno strumento fondamentale per abbattere da un lato i costi generale e i fenomeni di assenteismo e scarsa produttività e dall’altro promuovere e migliorare con la piena utilizzazione dell’agenda digitale i servizi a vantaggio dei cittadini.

Eppure la maggior parte delle imprese in Italia è tecnologicamente avanzata e adotta già infrastrutture VoIP, strumenti di webconference, instant messaging e Business Apps, introducendo dispositivi mobili fondamentali, come, tablet, smartphone e ultrabook che rendono possibile accedere alle informazioni e lavorare anche al di fuori di spazi e orari di lavoro tradizionali. Lo smart working è un radicale cambiamento nel modo di concepire il lavoro che permettere al dipendente maggiore margine nella determinazione delle modalità di espletamento della propria prestazione lavorativa con il vincolo, tuttavia, di raggiungere determinati obiettivi e di conciliare meglio le esigenze lavorative con i bisogni della vita privata, con un auspicabile incremento della soddisfazione e della produttività.

Tuttavia, come evidenzia sempre l’Osservatorio di Milano, l’adozione di tecnologie e policy organizzative da sola non è sufficiente per introdurre e diffondere i nuovi modelli di lavoro. Per cambiare le modalità in modo efficace bisogna agire anche sui comportamenti delle persone, sugli stili di leadership dei manager e sulle norme a volte troppo rigide e restrittive. Una proposta di legge in materia di smart working a firma di Alessia Mosca, Irene Tinagli e Barbara Saltamarini è stata depositata in Parlamento il 29 gennaio di quest’anno e prevede un cambiamento culturale sistemico nella nostra concezione del lavoro dettandone anche un giusto ordinamento.  È proprio il Jobs act che adesso dovrebbe contemplare e sostanziare lo sviluppo del “lavoro agile”. Lo strumento potrebbe essere la definizione di forme di credito d’imposta per quelle aziende/professionisti che intendono occuparsi di allestire e/o fornire postazioni di lavoro domestico o itinerante.

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