La vera opposizione al governo Renzi – Il più grande sindacato italiano, ormai da diversi mesi, è diventato il vero oppositore del governo di larghe intese guidato da Matteo Renzi. Un punto di riferimento anche per quella sinistra che non si riconosce nelle parole e nelle azioni del presidente del Consiglio. Più di una volta Pippo Civati, Gianni Cuperlo e Nichi Vendola hanno affiancato la Cgil nelle sue battaglie. Hanno partecipato a conferenze stampa, sono scesi in piazza tra le bandiere rosse del sindacato e hanno rivendicato le stesse richieste dell’organizzazione guidata da Susanna Camusso. Tralasciando la difficoltà della sinistra italiana di separare la sua azione politica da quella sindacale (un problema secolare che non si riesce a risolvere e che provoca soltanto confusione e passaggi da una parte all’altra), emerge un fatto politico che nelle ultime ore è passato in secondo piano. Era l’inizio della stagione estiva quando la Cgil aveva indetto una conferenza stampa di presentazione del referendum contro il pareggio di bilancio in Costituzione. Un tema centrale per il sindacato, che avrebbe dovuto amalgamare tutta la sinistra che non vede di buon occhio il premier.

Il fallimento della raccolta firme – Infatti erano tutti presenti. C’era Gianni Cuperlo, Stefano Fassina, Pippo Civati, Miguel Gotor, Alfredo D’Attorre e gli esponenti di Sinistra Ecologia e Libertà. Ripartire da un referendum per riprendersi il popolo della sinistra. Era questa l’idea dei progressisti, ma qualcosa è andato storto. L’obiettivo era raccogliere 500 mila firme in 90 giorni contro il fiscal compact e invece il sindacato si è fermato alla soglia delle 400 e quindi il referendum è fallito. Una notizia clamorosa, perché la battaglia era contro “l’austerità”. Una parola che in questo momento va di moda ed è in grado di far guadagnare qualche punto percentuale a quelle formazioni politiche che si pongono in antitesi a un simile concetto. L’esempio è quello dei vari movimenti populisti disseminati sul territorio europeo, che un giorno si e l’altro pure lanciano aut aut alle istituzioni di Bruxelles. Dalla lotta contro l’austerità anche la sinistra italiana, quella ortodossa, avrebbe dovuto ricominciare il percorso interrotto con l’ascesa di Matteo Renzi alla segreteria del Partito Democratico.

Le mosse di Renzi e Hollande hanno anticipato la Camusso – Con la raccolta firme e il referendum successivo, la Cgil e i politici che appoggiavano la sua causa sarebbero diventati l’alternativa di sinistra all’ex sindaco di Firenze. Una sorta di cantiere che avrebbe dovuto porre le basi per un nuovo soggetto politico, che Civati e compagni vorrebbero fondare anche domani, ma non hanno i numeri per realizzarlo. A dirlo è il flop delle firme. Qualcosa di semplice nella realtà odierna, ma evidentemente non per tutti. Ancora una volta la sinistra dura e pura si è trovata davanti a Matteo Renzi, che a suo modo ha deciso di prendere le misure contro il fiscal compact. Un tema rinviato, perché adesso le priorità sono altre e così l’attenzione si è spostata sulla riforma del mercato del lavoro e sulla legge di stabilità. La Francia ha abbattuto il tabù del fiscal compact e l’Italia si è trovata d’accordo con la presa di posizione di Parigi. Anche per un motivo del genere il referendum della Cgil è fallito. Bisognerà concentrarsi su altri temi per dare fastidio al governo e provare a mettere in piedi un nuovo soggetto politico di sinistra. A proposito, si potrebbe cavalcare lo scontro tra le regioni e Palazzo Chigi sulla manovra per il 2015.

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