Vista del San Domenico da via Roma - Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014
Vista del San Domenico da via Roma - Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014

Via Roma, una strada nata nel secondo dopoguerra – Via Bagnoli Croci costituisce la parte terminale della rete viaria cittadina.  Trovandosi nei pressi di uno degli ingressi laterali del parco Giovanni Colonna, il più vicino all’imbocco di via Roma, può intraprendersi una distensiva passeggiata per raggiungere il centro storico dalla zona sottostante piazza IX Aprile. Via Roma è opera viaria realizzata nella fase di ammodernamento e ricostruzione, che ha interessato Taormina nel secondo dopoguerra. La strada corre lungo il burrone di S. Agostino che cade a precipizio sulla frazione di Villagonia. La realizzazione della strada va dal 1950 al 1960 e congiunge la zona da porta Catania, conduce sino alla via Bagnoli Croci, consentendo di evitare il passaggio dal Corso Umberto. L’ingresso della strada è nei pressi di piazza San Domenico e la via è percorribile dalle auto, in un unico senso di marcia.

Il panorama e la storia – Una passeggiata a piedi in via Roma permette di godere della vista del paesaggio che lega Taormina alla sua storia. Naxos e la baia, a ricordarne le origini, la graziosa stazione ferroviaria in stile Liberty ad agganciarla con l’amore per i viaggiatori stranieri e la vocazione turistica. In qualunque senso si decida di percorrere questa via, un luogo, un episodio storico, un lampo dal passato arricchisce la visione del paesaggio e intensifica la percezione dei colori e degli odori. Si avverte la cittadina, che s’affaccia da piazza IX Aprile, ma si nota la struttura degli antichi edifici medievali restaurati che ospitano hotel e ristoranti. In lontananza altri luoghi costieri e l’Etna onnipresente nello scenario mitico e letterario della città. Giunti a metà del percorso, i fatti storici tornano a sussurrare eventi trascorsi e il nome di una via genera curiosità.

Via Cannoni e gli echi di guerra – La via è una scalinata che dà accesso alla zona del S. Domenico, permettendo di tagliare e trovarsi in via Roma. Somiglia a un breve tunnel, perché al di sopra c’è un corridoio che collega la parte più antica con l’ala più nuova del San Domenico. In uno slargo, un belvedere che si trova al di sotto del giardino dell’ex convento, erano stati piazzati dei cannoni come azione di difesa durante il primo conflitto mondiale ma l’uso della zona come luogo strategico di controllo era antecedente e quando nel 1848 si verificarono i primi moti anti borbonici, da qui i soldati controllavano le postazioni. In effetti prima della realizzazione della strada, tutto era campagna, c’erano dei sentieri ma il Corso Umberto, era la via principale della cittadina.

Il Medioevo e gli ordini religiosi – Il regno normanno degli Altavilla porta, oltre alle strutture tipiche del feudalesimo medievale, quelle del cristianesimo feudale. Al seguito dei re normanni si spostano numerosi monaci, che hanno funzione di architetti per i nuovi edifici civili e religiosi ma servono da strumento di evangelizzazione per rinsaldare l’unione con la vera fede, il cristianesimo, messa al bando dalla dominazione araba. I frati predicatori girano in un lungo e in largo la penisola, ma gli ordini religiosi dei Francescani, degli Agostiniani, dei Benedettini e naturalmente dei Domenicani, hanno in Sicilia un’influenza molto forte. Il convento di san Domenico, insieme a quello dei frati Minori Osservanti francescani, il Monastero di Santa Maria Valverde e il convento di San Agostino, è tra i più antichi per fondazione. Tutti questi luoghi di preghiera, lavoro e scuola di perfetta vita cristiana, sorgono al di fuori delle mura cittadine.

Girolamo De Luna e Damiano Rosso – Il frate domenicano Girolamo De Luna è un taorminese che ha iniziato l’iter religioso a S. Sisto in Roma, con il desiderio nostalgico di tornare nella città d’origine e fondare un convento domenicano per proseguire l’opera di Frate Predicatore; con il sostegno finanziario di un nobile legato ai normanni Altavilla realizza il progetto. Il terreno per il nuovo convento è di Damiano Rosso di cui il reverendo Emilio Strazzeri, nel XIX secolo, offre un accurato ritratto: «Fu d’illustre ed antica prosapia, il cui ceppo originario dalla Normandia si trapiantò in Sicilia ed in Italia coi conti di Altavilla. Discendente vicinissimo di quell’Errico Conte di Aidone, del cui nome e dei cui fatti son piene le Istorie dei Re aragonesi di Sicilia e che sotto Federico tenne il governo della città di Taormina, essendo Almirante del Regno. Damiano ebbe in questa un Palazzo, vero e proprio castello baronale, Casa insieme e fortezza, posto dove è ora la Chiesa ed il Convento di S. Domenico […]. Non mi è certo che il Damiano vi nacque, ma vi ebbe frequente soggiorno con affetto di cittadino, e dove morì al 1435. Fu prima uomo di corte, e accorto diplomatico, essendo stati commessi a lui importanti affari di Stato da Alfonso suo Signore».

La fondazione e l’importanza del convento nel XV secolo – Frate Girolamo De Luna, narrano le cronache, giunto in città tiene una predica sull’amore di Cristo e sul valore della pietà e della compassione, incendiando gli animi dei fedeli che si convincono della necessità della presenza dei domenicani a Taormina. Nella proprietà del nobile Rosso, barone di Callura, di Pistopi, di Cameratrice e dei Principi di Cerami, dove sorgeva il palazzo signorile e la cappella di famiglia, titolata a S. Agata, il 3 aprile 1374, giorno santo per i cittadini, poiché data di nascita del Santo Pancrazio, viene istituito il convento dei Domenicani. La consacrazione definitiva, avviene nel 1383, da parte del provinciale dell’ordine, l’inquisitore del Santo Uffizio, Frate Simeone Morgana. Il frate fondatore Girolamo De Luna muore nel 1389, ma con il favore e la ricca donazione di Damiano Rosso, il convento prospera e diviene uno dei maggiori centri religiosi e culturali del tempo, tanto che lo stesso Rosso, nel 1430 si fa frate e alla sua morte nel 1435, dona tutti i suoi beni ai domenicani.

La soppressione degli ordini religiosi e il testamento del principe – Nel 1866 la legge Mancini sancisce la soppressione e la confisca dei beni degli ordini religiosi. Al convento si presentano alcuni pubblici ufficiali, che possono interloquire solo con un unico frate superstite. Il convento non è più quello di un tempo, il frate Vincenzo Bottari Cacciola non accetta i cambiamenti e non vuole abbandonare la sua casa. Si narra che addirittura, per evitare di essere sfrattato, decida di barricarsi nella sua cella e mentre tentano di strappargli le chiavi del convento, per reazione tira fuori una pergamena, contenente le ultime volontà di Damiano Rosso, in cui s’esplicita che il convento è stato “dato in prestito” ai frati e rientrando nelle proprietà degli eredi, non può esser requisito dallo Stato. Il frate Cacciola, non contento, decide d’impugnare il testamento e di recarsi da un discendente del Cerami. Frate Vincenzo Bottari Cacciola muore nel 1891 e nell’epigrafe incisa sulla sua lapide, così è scritto: «Un occulto e ignorato testamento rivelai. E ai Rosso di Cerami il convento di San Domenico tornò».

La trasformazione del convento in hotel – I discendenti di Damiano Rosso, i principi di Cerami, da legittimi eredi, in un primo tempo, danno l’edificio conventuale in affitto e dopo, per una cifra irrisoria, lo vendono a una società che procede al cambio di destinazione d’uso. Nel 1896 il convento domenicano diventa struttura ricettiva. Ma uno dei Cerami, accortosi della liquidazione di tale patrimonio, tenta di tornarne in possesso, adducendo il pretesto di aver firmato l’atto di vendita “in stato di manifesta incapacità d’intendere e di volere”. Intenta una causa ma dopo anni di contenzioso, il nobile muore e la vedova ottiene l’unica opportunità di trascorrere due settimane l’anno nell’hotel, spesata di tutto. L’hotel San Domenico è il secondo albergo aperto a Taormina dopo il Timeo, le 40 celle dei frati sono trasformate in camere e tutto il complesso viene adibito all’accoglienza degli ospiti, con buona pace del defunto frate Bottari Cacciola.

La chiesa di S. Agata e i bombardamenti – La chiesa del convento, conosciuta come chiesa di S. Agata, sebbene i frati nel XV secolo avessero deciso di titolarla a Santa Maria dell’Annunciazione, resta aperta al culto, ma il 9 luglio del 1943 nell’hotel si trova riunito un alto comando di ufficiali tedeschi e volendo colpire l’obbiettivo, nei bombardamenti di quel giorno, le forze anglo americane, la distruggono. L’edificio chiesastico, ricco nelle decorazioni degli altari in marmi policromi di Taormina lavorati a mosaico, è già nota per il coro e la sagrestia, con gli arredi in legno scolpito nella tradizione dell’artigianato artistico siciliano. Ciò che i bombardamenti lasciano è il campanile a forma di torre, con pianta squadrata costruito su tre piani, ricordo dell’origine romanica, e il portale del XVI secolo con le due semicolonne scanalate e i capitelli compositi. Dopo il restauro la chiesa entra a far parte dell’hotel e viene trasformata in sala congressi, funzione che mantiene anche oggi.

L’hotel San Domenico – L’ingresso all’hotel avviene attraverso un magnifico portale secentesco dove campeggia in marmo scolpito lo stemma dei domenicani, il cane che regge la fiaccola accesa in bocca. Ai lati dell’ingresso gli altorilievi di due monaci. Si entra nel cortile esterno e si respira da subito l’atmosfera medievale di un edificio che ha mantenuto la struttura originaria. Entrati nella hall, si accede al chiostro maggiore, a pianta quadrata con sette archi per ogni lato, poggianti su 29 colonne. Qui si notano gli arredi in legno e i resti delle architetture sopravvissute ai bombardamenti. Vi sono anche anfore greco-romane, un armadio scolpito a mano, il pulpito in legno, varie cassapanche. C’è anche una delle antiche campane della chiesa di S. Agata. Al centro del chiostro maggiore si trova il pozzo per la raccolta dell’acqua e che al di sotto ha fatto scoprire un’antica cisterna romana. Nel cortile del chiostro è visibile anche la statua funebre del nobile Giovanni Corvaja, morto nel 1621 a soli 17 anni e raffigurato con l’armatura mentre riposa. La presenza della statua aggiunge nuovi legami tra questa famiglia, importante per la città di Taormina, e la devozione a S. Agata. Il chiostro minore invece permette l’accesso all’ex chiesa, dove ora si trova la sala congressi.

Il San Domenico Palace, hotel di grande prestigio –  L’hotel, sin dalla sua apertura, ha goduto di grande fama ed è divenuto uno dei luoghi dell’ospitalità internazionale. Complici le atmosfere monastiche che al suo interno si respirano e la qualità del servizio che offre servizi d’eccellenza. Il mondo del cinema, dello spettacolo, della cultura e della politica, hanno avuto accoglienza in quest’hotel. Nel libro degli ospiti, in pergamena con decorazioni in oro, sono raccolte le firme di personaggi eccellenti tra cui vi è anche Re Edoardo d’Inghilterra, Luigi Pirandello, Thomas Mann. Il cinema ha reso unica la storia di quest’hotel, che è diventato varie volte set cinematografico oltre a ospitare artisti come Michelangelo Antonioni, Marlene Dietrich, Ingrid Bergman, Audrey Hepburn, Walter Matthau, Roberto Benigni, Carlo Verdone e tante altre celebrità. Attori, registi, artisti, che hanno contribuito alla storia del cinema internazionale e hanno influito sull’identità della città.

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