Da due secoli l’arrivo di specie esotiche – La Sicilia, nonostante le estati afose, rimane una terra fertile. Ricca di grandi boschi sulle montagne e di frutteti. Qui non mancano gli alberi autoctoni, come roverelle, ulivi, carrubi, mandorli e frassini. Vere e proprie bellezze naturali che si sono sviluppate e hanno avuto un ruolo di primo piano nella vita di molte generazioni. Da circa due secoli, però, nell’isola del Mediterraneo sono state importate specie esotiche come la palma. E’ un albero originario delle zone tropicali e delle oasi, anche se in realtà quella nana è una testimonianza delle epoche passate delle regioni mediterranee. Il resto, invece, è frutto di importazione. Vanno di moda e così nelle città italiane non mancano questi alberi molto alti, che ricordano altri luoghi. Negli ultimi anni, come spesso accade ad alcune specie naturali, la palma è stata presa di mira da un micidiale parassita che prende il nome di punteruolo rosso. Una piaga per questi alberi, che nella maggior parte dei casi non riescono a sopravvivere all’infestazione.

La piaga e l’opportunità del punteruolo rosso – In Italia, ormai, è un problema diffuso. A Messina non è raro vedere una palma tagliata nella sua parte superiore, oppure caratterizzata da uno strano portamento della chioma. Ecco, in questi casi il punteruolo rosso è passato da li o quanto meno si trova ancora su quell’albero. Anche le palme dello Stretto sono malate ed è un peccato assistere a un panorama così desolante. Si dovrebbero prendere delle precauzioni e forse la diffusione di questo punteruolo rosso è l’occasione per tornare a piantare delle piante autoctone, mediterranee. Già, ma perché ci si intestardisce a far mettere radici a piante lontane dalla nostra tradizione? Anche con la rapida diffusione di un simile parassita, si continua a piantare piccole palme e si spera che possano crescere. Si rimane indifferenti di fronte al problema, non si cerca di risolverlo e si ignorano quegli alberi tradizionali che abbellirebbero la città e darebbero un tocco di classicità a Messina. Per non parlare dei colori e dell’ombra che in alcuni momenti dell’anno potrebbero creare.

Il viale San Martino e le palme – Purtroppo non accade nulla di tutto ciò e così di fronte al palazzo della Prefettura, nel piccolo spazio verde sono state piantate anche delle palme. Noterete questi alberi in diverse parti della città. Lungo la passeggiata di Santa Margherita, nella zona sud di Messina, c’è una fila chilometrica di palme. Alcune sono già morte, altre sono abbandonate a se stesse e c’ha pensato l’incuria dell’uomo a dare il colpo di grazia. Poi ci sono le palme sul viale San Martino. Negli ultimi giorni stanno creando più problemi del previsto (ci sono stati alcuni schianti), soprattutto alla linea del tram costretta a fermarsi per 24 ore. Ben 4 fusti dei 96 saranno tagliati in questa settimana e con una spesa di 12 mila euro si procederà a effettuare una sorta di tac a ciascun albero, per capire se ci sarà la necessità di abbatterle in quanto malate. Il rischio del punteruolo rosso è reale e quindi le palme potrebbero vivere lungo il viale più famoso di Messina soltanto per alcune settimane. Staremo a vedere. Però questa vicenda dovrebbe insegnare all’amministrazione e in generale a chi si occupa del verde nelle città mediterranee, dell’importanza di dare ampio spazio ad alberi autoctoni e non tropicali.

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