La mozione sulla Scilabra e le speranze di Crocetta – La regione Sicilia ha iniziato una settimana cruciale per il suo futuro. Il presidente, Rosario Crocetta, si trova davanti a un bivio: o rilanciare la sua azione politica, oppure concludere l’esperienza come governatore. Il primo responso arriverà domani, quando l’Ars si dovrà pronunciare sulla mozione di censura all’assessore alla Formazione Nelli Scilabra. L’ex sindaco di Gela è convinto di aggirare il problema con un voto palese, che dovrebbe salvare una delle sue più fidate collaboratrici. L’impressione è che la decisione verrà presa sul fino di lana. Gli equilibri sono troppo fragili e il Partito Democratico non ha una posizione univoca sulla questione. Procederà a briglie sciolte, senza dare un minimo di certezza a Crocetta che non può fare affidamento neanche sull’influenza dei quattro deputati del Megafono passati nelle fila democratiche. Lo spostamento politico, infatti, non si concretizzerà prima della giornata di domani e occorre tenere in considerazione il fastidio di undici deputati Pd alla manovra voluta dal governatore.

Il percorso a ostacoli del Pd Sicilia – Con una lettera inviata al presidente dell’Assemblea, Giovanni Ardizzone, i deputati Arancio, Alloro, Cracolici, Digiacomo, Ferrandelli, Maggio, Marziano, Panarello, Panepinto, Raia e Rinaldi hanno fatto sapere che non intendono subire un accorpamento senza prima discuterne nel gruppo parlamentare. Se le lotte interne al Pd sono un problema per Crocetta, anche i conti disastrati della regione potrebbero essere l’ostacolo insormontabile per il governatore che rischia di farsi commissariare la regione. Un’ipotesi possibile, ma non sicura. Nel frattempo i renziani dell’isola vorrebbero rilanciare un nuovo patto di collaborazione, ma la strada da percorrere sembra stretta. In realtà ogni percorso, da qui in avanti, sarà pieno di ostacoli. Delle barriere con cui dovrà confrontarsi in primis il Partito Democratico di Sicilia. La strategia dell’area cuperliana del Pd è quella di porre la parola fine all’amministrazione di Rosario Crocetta. Il segretario regionale, Fausto Raciti, al momento tace, ma nelle ultime settimane è stato sin troppo chiaro.

Nessuna personalità del Pd è in grado di sostituire Crocetta – Però il giovane esponente della minoranza del Pd non ha considerato un aspetto centrale. Cosa ne sarà del partito dopo un’eventuale conclusione anticipata dell’esperienza Crocetta? Quale sarà il candidato che i democratici proporranno ai loro elettori e a tutta la Sicilia? Forse simili interrogativi se li sono posti i renziani, che si sono resi conto dell’assenza di forti personalità in grado di sconfiggere il centrodestra dell’isola. Si parla di Enzo Bianco, ma il sindaco di Catania è stato da poco eletto primo cittadino e abbandonare in questo modo la città sarebbe un primo passo falso verso la conquista del Palazzo dei Normanni. Quei tempi da prima e seconda Repubblica, forse, si sono conclusi. Non è da prendere in considerazione neanche Leoluca Orlando. Oltre agli stessi motivi citati per Bianco, è una figura divisiva e non ben vista da tutti. Nella rosa dei possibili candidati del centrosinistra non può essere menzionato neanche Fausto Raciti. Un personaggio di nicchia che in tutta la sua carriera politica è sempre stato “calato dall’alto” e soffre parecchio il confronto con l’elettorato. E’ un uomo di palazzo. Difficile fare il nome del renziano della prima ora Davide Faraone, che negli ultimi mesi si è reso protagonista di giravolte in grado di confondere e allontanare alcuni appassionati siciliani renziani. A quanto pare non ci sono alternative, a meno che non si vada a pescare nel salvagente della cosiddetta “società civile”. Il Partito Democratico siciliano vive un momento complicato e all’orizzonte non c’è nulla di buono.

© Riproduzione Riservata

Commenti