Una tendenza sempre più diffusa – Quando le giovani generazioni, quelle che dovranno amministrare e rappresentare il Paese, decidono di fare i bagagli e non hanno più intenzione di tornare indietro, non c’è da stare sereni. Anzi, vuol dire che qualcosa non va. I problemi dell’Italia, dalla burocrazia alla pressione fiscale passando per la lentezza della classe politica, sono ben noti. Essere lenti in un mondo che corre veloce è un bel problema. Un qualcosa che fa aumentare le distanze tra noi e gli altri paesi. E così capita che chi vuole procedere a passo spedito, decide di salutare i familiari e gli amici e vivere la propria vita all’estero. Le ragazze e i ragazzi che comprano un biglietto aereo e decidono di scommettere sul loro futuro, sono sempre di più. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, quando ha fatto visita agli italiani della Silicon Valley non ha cercato di convincerli a tornare indietro, al contrario gli ha chiesto di farsi valere come italiani negli Stati Uniti. Se fino a qualche anno fa le nostre istituzioni avrebbero fatto di tutto per trattenere e riportare a casa la “meglio gioventù”, oggi l’Italia non ha la forza economica e sociale per sostenere un simile pensiero.

L’esperienza di Dario e lo scoglio della lingua – Poi c’è un mutato aspetto globale che, con maggiore evidenza rispetto all’ultimo periodo, ha convinto i giovani a sentirsi cittadini del mondo e a non farsi troppi problemi nello spostarsi e vivere in un altro luogo. Un po’ per questo motivo e anche per le scarse opportunità presenti in Italia, Dario Minissale, ragazzo originario di Messina, ha deciso, dopo la laurea triennale conseguita in Scienze naturali (in analisi e gestione dei rischi naturali e antropici) di trasferirsi a Brighton, in Gran Bretagna. Era il gennaio del 2013 quando Dario aveva scelto di cambiare aria. L’ha fatto con tutte le difficoltà del caso. In realtà la sua idea era quella di frequentare un corso d’inglese e poi tornare in Italia e iscriversi a qualche master, invece con il trascorrere dei mesi il ragazzo, mentre effettuava un corso di inglese al City college di Brighton and Hove (costo 600 pounds per sei mesi full time), ha iniziato a lavorare presso un ristorante ed è entrato in confidenza con la lingua del posto. E’ questo lo scoglio principale per gli italiani che vorrebbero partire, ma non lo fanno. Dario l’ha risolto in questo modo: tra un corso e un lavoretto in un ristorante, che gli ha permesso di mettere in pratica quanto appreso in aula.

Brighton, dove la vita è a portata di mano – Quando si abbatte la barriera linguistica, diventa tutto più facile. Dario sente che in Inghilterra e nella cittadina meridionale di Brighton, rispetto all’Italia, la vita è a portata di mano. Così decide di contattare l’University of Brighton, perché su internet aveva posto l’attenzione su un master in Gis (Geografical information system). Un percorso che rappresenta il proseguimento dei suoi studi svolti in Italia. Prima di accedervi, però, ha dovuto svolgere un corso di inglese di otto settimane (costo 1000 pounds) che gli ha dato le conoscenze necessarie per superare l’esame Ielts e accedere all’Università della città in cui vive. Oggi Dario frequenta il secondo anno del master in Gis and Environmental Management (costo 4500 pounds) e dice di sentirsi molto soddisfatto: «Noi italiani, dal punto di vista accademico, siamo tenuti in grande considerazione». Il vantaggio di Dario è quello di aver avuto a che fare anche con il sistema universitario italiano e quindi, per lui, è più facile azzardare dei paragoni: «Il sistema è notevolmente diverso da quello italiano. Ci sono soltanto esami scritti e niente colloqui orali. Si tratta di un sistema impostato sul risultato finale. Non a caso la prima cosa di cui parlano durante il primo giorno di lezione è l’esame finale e superarlo equivale a possedere una conoscenza pratica di quello che si è studiato in precedenza».

«Un gran bel investimento» – Le differenze con l’Italia, quando vivi in Inghilterra, le noti anche negli edifici universitari: «L’università è ultra moderna, organizzata a livello multimediale e in grado di fornire tutto quello che può servire a uno studente. Ti aiutano anche a trovare casa e un lavoro». Certo, ci sono delle difficoltà. E’ inutile negarlo. Dare esami in un’altra lingua, con tutti i corsi di approfondimento possibili, non è mai facile. Dario lo sa bene, ma non si è scoraggiato. E’ convinto che la sua scelta è stata «un gran bel investimento” per il suo futuro, perché appena concluderà gli studi non dovrebbe avere difficoltà nel trovare un lavoro in Inghilterra. «Purtroppo l’Italia – afferma Dario – non offre molte opportunità ai giovani e quindi ho deciso di fare qua il master, perché non avevo voglia di investire il mio tempo e il mio denaro nel nostro Paese». Dario, ogni tanto, torna in Italia per vedere i suoi familiari e qualche amico, ma dice che «la vita non è male e neanche troppo cara in Inghilterra». E’ tutta questione di abitudine: «Ti abitui alle file ordinate, ai bus in orario, all’english breakfast col cappuccino, alle follie degli inglesi ubriachi per strada e a tutto il resto». Ormai Dario si sente a casa, perché è soddisfatto dal punto di vista professionale e guarda con fiducia al futuro. In Italia sarebbe stato possibile?

© Riproduzione Riservata

Commenti