Erdogan come Stalin – Dalla città siriana di Kobane si alzano fumo e si sentono spari. Il clima è da battaglia storica. I miliziani curdi continuano nella loro eroica resistenza e provano a contrastare, strada per strada, i fondamentalisti dello Stato Islamico che si stanno rendendo artefici di un brutale massacro. Sono diverse, infatti, le teste curde che si trovano infilzate nei pali della città. Un gesto che fa parte, anche questo, della comunicazione jihadista. Un segnale che vuole incutere timore a chi continua a contrastare l’avanzata dei fondamentalisti islamici. I curdi sono abbandonati a se stessi. La Turchia è immobile e ha negato la concessione delle basi aeree agli Stati Uniti per bombardare le postazioni dell’Is. Erdogan continua a girarsi dall’altro lato di fronte al massacro che stanno compiendo gli jihadisti, che gli stanno facendo un favore nello sterminare i suoi odiati nemici curdi. Questa mattina il quotidiano tedesco, “Die Welt”, paragona il presidente turco a Stalin, quando nel 1944 aveva assistito con esplicita impotenza al massacro di Varsavia.

I fondamentalisti e le loro “palestre” – Erdogan è considerato un freddo demagogo, che fa della retorica una sua arma. Incredibile che ancora oggi si discuta se fare entrare o meno un Paese come la Turchia nell’Unione europea. Intanto la battaglia continua e se dovesse continuare così, la caduta di Kobane non è lontana. Gli uomini dell’Is sono ben armati e numerosi. Continuano ad arrivare truppe in città. Milizie che giungono dall’Iraq, dove esistono dei veri e propri campi di addestramento per i seguaci del Califfato. In un video messo su youtube sabato, si comprende come vengono preparati i jihadisti alla battaglia. Sono centinaia di persone e il corso prevede esercitazioni nell’auto-difesa, tattiche di guerriglia urbana, allenamento fisico, imparare a utilizzare con destrezza le armi e la trasmissione della legge islamica. Questi volontari vengono addestrati da ex militari dell’esercito iracheno e l’obiettivo è formare dei combattenti per la guerra. Al momento, a quanto pare, il corso sta dando i suoi frutti.

Afrin e il coraggio dei curdi – I fondamentalisti vengono formati soprattutto in Iraq e uno dei centri più importanti è il campo militare di al-Ansari a Ninive, a circa 100 chilometri da Mosul, la roccaforte dello Stato Islamico. Sono preparati, sanno quello che fanno e il comandante che sta guidando l’Is all’attacco di Kobane è Abu-al Khattab, mentre dall’altro lato c’è Mayssa Abdo, che usa il nome di battaglia Narin Afrin. E’ il comandante delle truppe peshmerga che difendono la città di Kobane e ha rivelato al quotidiano inglese, “Daily Mail”, che «in città ci sono ancora molti civili. Non possono andare da nessuna parte, intorno a noi ogni passaggio è bloccato». Afrin non vuole mollare, nonostante la situazione difficile: «Noi combatteremo fino all’ultima pallottola per salvare i civili. E ‘una lotta per tutti noi, una lotta per la libertà» e avverte l’Occidente: «Se non ci aiutate, un giorno arriveranno da voi». Kobane resisterà, ma non per molto. La differenza sta nelle armi. I jihadisti hanno carri armati, mentre i curdi non possiedono neanche armi anti-carro. Usano armi leggere e non hanno una grande quantità di proiettili. I peshmerga curdi che combattono sono donne, uomini, bambini e anziani. Tutti uniti per difendere la loro libertà e anche la nostra.

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