Gli aeroporti siciliani, con quasi otto milioni di passeggeri transitati quest’anno, rappresentano circa l’11 per cento del traffico aereo passeggeri nazionale, e si collocano al 4° posto dopo gli aeroporti della Lombardia e del Lazio, immediatamente a ridosso di quelli del Veneto. Eppure Alitalia dopo l’accordo con Etihad taglierà molte rotte con partenza o arrivo dagli/agli aeroporti di Palermo e Catania. Dal primo ottobre poi è stata annunciata anche la soppressione della compagnia del gruppo AirOne e presto quindi si procederà al taglio dei numerosi voli dall’aeroporto catanese di Fontanarossa e dall’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo.

Verranno eliminati dall’elenco delle destinazioni i voli diretti per Malpensa, Bologna, Torino e Venezia, probabilmente anche Verona e Pisa e i diretti per Monaco, Mosca, Berlino, Amsterdam, Parigi, San Pietroburgo, Dusseldorf e Praga. Dall’aeroporto di Catania per esempio si partirà soltanto per Milano Linate, Roma e Napoli. In sostanza l’hub meridionale rappresentato da Fontanarossa subirà forzatamente una contrazione in attesa che il vuoto lasciato da AirOne venga riempito dalle compagnie low cost. Non migliore è la situazione per chi invece dell’aereo sceglie di viaggiare in treno: dei 56 treni che dal sud si recavano a nord e viceversa ne sono rimasti solo 10, cinque da Palermo e cinque da Siracusa, tutti con destinazione Roma. Sono stati ormai da anni cancellati del tutto il Palermo/Siracusa-Torino (Treno del sole), il Palermo/Siracusa-Milano (Trinacria) e il Palermo/Siracusa-Venezia (Freccia della Laguna). Soppresso anche l’Agrigento-Roma e viceversa.

Se gli abitanti dei capoluoghi interni della Sicilia vogliono raggiungere lo “stivale” via terra non hanno altra alternativa che prendere il pullman. Chi inoltre sceglie di viaggiare in treno verso una città più a nord di Roma è costretto a scendere comunque nella capitale e cambiare convoglio. Giustamente Trenitalia si è difesa parlando di servizi obsoleti che sono stati tagliati per ovvie ragioni. Peccato però che il nuovo e moderno collegamento ferroviario è così distribuito: la Freccia Rossa si ferma a Salerno; la Freccia Argento a Reggio Calabria; la Freccia Bianca, che corre al di fuori delle linee dedicate all’Alta Velocità, si ferma anch’essa a Reggio Calabria; infine il nuovo treno per pendolari Jazz, futuro volto del trasporto regionale di Trenitalia, non è ancora previsto per la Sicilia.

Raggiungere o lasciare l’isola è diventato sempre più difficile sia via terra sia via cielo e adesso anche via mare. Blueferries, la società delle Ferrovie dello Stato, che si occupa del trasporto passeggeri e mezzi gommati nello Stretto, responsabile del settore navigazione, attendeva una risposta dall’amministrazione comunale di Messina entro il 6 ottobre. Risposta che non le è giunta. Bluferries (Gruppo Ferrovie) minaccia quindi di abbandonare entro questo mese il porto storico di Messina e di garantire solo i traghetti in partenza dal porto a Sud della città, quello di Tremestieri, non collegato però con Villa San Giovanni. Nel frattempo Trenitalia rischia di non potere più garantire l’attraversamento passeggeri dello Stretto per i treni a lunga percorrenza, in conseguenza della indisponibilità della rampa d’accesso sottoposta a sequestro giudiziale. Ciò potrebbe significare prendere il treno a Catania, scendere a Messina con i bagagli, imbarcarsi su un traghetto sino a Villa San Giovanni, e quindi prendere un altro treno per Roma.

Dulcis in fundo il contratto di servizio per il trasporto passeggeri con mezzi veloci non è stato ancora rinnovato dal ministero per mancanza di risorse, con la previsione di alcune proroghe con copertura di un numero sempre minore di corse. A fine anno anche queste proroghe scadranno senza possibilità di rinnovo. Se non verranno ripristinate le somme necessarie a espletare il bando, le gare per il trasporto veloce continueranno a non attirare nessun armatore e i pendolari dovranno rivolgersi alle imprese private, che fanno pagare un prezzo per l’attraversamento quasi fra i più cari d’Europa e hanno usato da sempre lo Stretto come un bene proprio.

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