Decide Pellè – L’Italia batte Malta per 1-0 e si conferma in testa al suo girone a punteggio pieno. Dopo aver sconfitto di misura l’Azerbaijan, gli uomini di Antonio Conte, fuori casa, ottengono un successo striminzito anche contro una delle squadre più modeste d’Europa. La partita la decide Graziano Pellè, che dopo aver colpito una traversa realizza la sua prima rete in nazionale. L’alto attaccante italiano è stato uno dei pochi a far vedere qualcosa di buono, in una serata dove la noia è stata la grande protagonista. Gli azzurri non hanno mai rischiato di perdere l’incontro, perché Buffon non ha realizzato neanche una parata, ma dal punto di vista del gioco è stato compiuto un altro passo indietro. C’è stato poco ritmo e le azioni avvolgenti, quelle che siamo abituati a vedere con le squadre di Conte, hanno lasciato il posto a movimenti macchinosi e prevedibili. Forse il basso livello dell’avversario ha provocato una scarsa attenzione nei giocatori italiani. Sta di fatto che gli azzurri non hanno brillato.

La noia esistenziale del calcio – Una brutta partita e le colpe, a quanto pare, sono anche di Antonio Conte. L’ex allenatore della Juventus si è ostinato a non far giocare dal primo minuto Sebastian Giovinco, che al momento appare l’uomo più in forma dell’Italia. L’attaccante bianconero, in grado di rompere gli equilibri contro l’Azerbaijan e di far vincere la partita di Palermo, anche in questo caso entra nel secondo tempo e sembra avere un altro passo rispetto ai suoi compagni. Nonostante l’agilità del piccolo centravanti, l’Italia ha procurato ai suoi tifosi una noia nel senso filosofico del termine. Un concetto espresso anche dai pensatori esistenzialisti, che vedono in un simile termine un tratto distintivo dell’uomo contemporaneo. Un individuo che si annoia è qualcuno vuoto, svuotato di se stesso, incapace di distinguere un giorno dall’altro, un’emozione, una sofferenza. Tutto gli scivola addosso, compreso il tempo. Ogni cosa viene data per scontata, come la vittoria dell’Italia contro Malta e la convinzione che gli avversari non saranno in grado di impensierire il nostro portierone. Ecco la noia che genera la nausea, avrebbe detto Jean-Paul Sartre.

Da Heidegger a Conte – Il pensatore tedesco Martin Heidegger, nel suo libro “Che cos’è la metafisica?” pubblicato nel 1929, sostiene: «La noia profonda che, come nebbia silenziosa, si raccoglie negli abissi del nostro esserci, accomuna uomini e cose, noi stessi con tutto ciò che è intorno a noi in una singolare indifferenza. È questa la noia che rivela l’esistente nella sua totalità». Fare un tutt’uno, confondere un aspetto dall’altro, in questo caso un giocatore da un suo compagno, è quello che è successo alla nazionale di Antonio Conte. Chi, infatti, era in grado di distinguere l’ennesima giocata sbagliata di Candreva da quella di Darmian? Gli azzurri si sono fatti un sol’uomo, ma non nel senso positivo che un concetto del genere può avere nel mondo del calcio. Hanno formato una comunanza nella noia. Una sorta di appiattimento da cui sono emersi, a fasi alterne, soltanto Pellè e Giovinco. Il resto si è rivelato nella sua totalità, direbbe Heidegger e anche Antonio Conte, il quale senza volerlo ha posto le basi per un nuovo pensiero calcistico, la “noia contiana”. Chi l’avrebbe mai detto!

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