Al Palazzo Duchi di Santo Stefano, prestigiosa location di Taormina, è stata aperta  la mostra di Frank Denota “900% People”. L’artista, nato nel 1966 a New York, dove vive e lavora, ha iniziato fin da ragazzo a respirare le atmosfere culturali dell’arte americana degli anni ’40, e naturalmente non poteva non essere colpito profondamente dalla potenza del colore, dalle vaste campiture, di cui inonda le sue tele, dove si sviluppa un gioco di armonioso equilibrio tra le masse e i colori. C’è l’Action painting sullo sfondo, da cui apprende senza dubbio la fondamentale importanza dell’arte gestuale; un arte intesa come processo e messa in atto, che propone innanzitutto le dinamiche emozionali, e c’è anche la ricerca di Rothko, da cui egli assorbe la consapevolezza  approfondita delle potenzialità espressive del colore, il tutto agito da una familiarità alla manipolazione libera della materia policroma.

Frequenta fin da giovane artisti del calibro di Keith Haring, che emergeva dalle profondità metropolitane, ed Andy Warhol, il puro iniziatore dell’arte consumista e della Pop Art. Potenza del colore, libertà del gesto, dallo sbrodolamento di Pollock al graffitismo di Haring, la magnificenza delle misure e il viraggio cromatico di Warhol, ed ecco a noi il ‘900 riassunto in forma di ritratto. Il ritratto non è una forma nuova dell’arte, ma in Denota resta la viva ricerca di uno spirito americano singolare, dove tutto è esagerato. Si discosta dal classico, e anche dai suoi maestri per le dimensioni, ma anche per la contrapposizione tra il graffitismo in stile pop-art e la bellezza degli spazi antichi della Fondazione Mazzullo che servono a creare quello stupore che risulta dall’accostamento della location “grande” per il suo patrimonio evocativo, e dalla presenza di opere che trasportano la memoria evocativa di un secolo, attraverso i volti di alcuni dei personaggi che lo hanno caratterizzato.

Personaggi e vere e proprie icone che, in un modo o nell’altro, hanno fatto la storia del secolo scorso, in particolare quella dell’ l’arte e dello spettacolo. Da Maria Callas a Sofia Loren, da Woody Allen ad Audrey Hepburn, da Frank Zappa a Kurt Cobain. Non mancano omaggi a illustri predecessori come Pablo Picasso e Salvador Dalì, né I volti di politici come George Bush, John Fitzgerald Kennedy e Lady Diana. E poi Marylin Monroe, sicuramente il tributo più grande al maestro Warhol che Denota frequentò durante la sua giovinezza e che probabilmente vide ritrarre la grande icona del cinema mondiale, e poi ancora, la nostra Sofia Loren, Woody Allen, Kurt Cobain, Frank Zappa fino ad arrivare a Marilyn Manson e Marilyn Monroe, non trascurando neppure la celeberrima Audrey Hepburn. La superficie dello spettacolo diventa la superficie della pittura.

“900% People” è l’ennesima  mostra in Italia dopo il grande successo di “Starlight” tenutasi a Roma nel settembre 2012, che era un progetto che illuminava un altro aspetto dell’arte di Denota. Negli “Studios” di Roma In via Tiburtina, le opere dell’artista venivano presentate nel cuore di una miscela di arte, colori e luci, e da questa “comtaminatio” emergevano prepotentemente le caratteristiche della Pop Art legata al divertimento e alla spensieratezza, ad una superficialità  in uno stile puramente newyorkese. L’artista americano oltre alla grande perizia tecnica, porta a Taormina la sua sensibilità e le sue ricerche in un ambito personalissimo che riassume i toni dell’Astrattismo americano, dell’Action Painting e dello Spazialismo.

Nel campo dell’arte, che sembra patire particolarmente in questo periodo il sentimento di una carenza e di una scomparsa dell’ impulso originario, è come se aggiungesse non solo il carattere superficiale della Pop Art, legato proprio al mondo dello spettacolo statunitense e del consumismo, ma anche un pizzico di quella ricerca di verità profonda nascosta dietro i volti, iniziata dal grande Leonardo, che un poco si avvicina ai temi del nostro modo di fare cinematografia, e che viene in genere attribuita alla figura dell’artista. Sempre ammesso che l’artista debba avere questa funzione ieratica del dover a tutti i costi dire qualcosa al di là del proprio fare e del proprio registrare in maniera onesta con il proprio lavoro le fasi e gli accadimenti della vita, attraverso le immagini di  volti che raccontano lo svolgersi di un secolo.

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[Foto di Andrea Jakomin / Blogtaormina (CC) 2014]

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