Cessata l’allerta 2, via alla conta dei danni – A Genova l’incubo è finito. Almeno per questa volta. Dalla mezzanotte di oggi, il massimo grado di rischio è stato dichiarato cessato, in città come nella sua provincia e nel savonese. Permane in alcune zone dello spezzino. Ieri pomeriggio la paura è stata tanta, a causa dei violenti temporali che si sono abbattuti sul capoluogo e nell’entroterra. A intermittenza, temporali e schiarite, paura e speranza. Nel primo pomeriggio la Protezione civile aveva ordinato di abbandonare le strade, evacuare i piani bassi e mettersi in sicurezza a quelli alti delle abitazioni. I tombini si sono riempiti in un niente, il mare, ingrossato dal Libeccio prima e dallo Scirocco poi, sembrava non ricevere più acqua dai fiumi. Tutto faceva temere un’esondazione imminente, Bisagno e il suo affluente Ferreggiano osservati speciali. Anche i militari per le strade con gli angeli del fango scappavano all’arrivo dei temporali. Invece tutto è andato per il verso giusto e in serata ha fatto bella mostra di sè anche un arcobaleno.

Le pale nel presente, i cantieri nell’immediato futuro – Oggi università e scuole ancora chiuse, nel genovese ma non solo. Gli angeli del fango si rimpossesseranno delle strade per finire il lavoro ancora lungo e per una conta dei danni che può iniziare a dirsi definitiva. Anche Grillo coi suoi parlamentari aveva annunciato, con la foga dell’avvoltoio, che sarebbe andato a spalare portandosi dietro i suoi parlamentari. Ma i grillini di Genova hanno chiesto che restino dove sono, perché delle passerelle loro non hanno bisogno. Renzi, dal canto suo, starebbe pensando di non dar luogo all’annuale rassegna della Leopolda, a Firenze, spostandone le risorse per gli alluvionati di Genova. E nel frattempo ha impegnato il suo governo a stanziare altri 95 milioni di euro entro la fine dell’anno per mettere in sicurezza il Bisagno e il Chiaravagna. Fondi straordinari che si sommerebbero ai tristemente celebri 35 del 2012, bloccati dai ricorsi al TAR e sui quali si attende ora l’ok dell’Avvocatura dello Stato per lo sblocco.

Un cambio di passo inderogabile – Ma ieri Genova è stata in buona compagnia nelle cronache sull’alluvione. A Parma e nell’alessandrino esondazioni, allagamenti e frane hanno dimostrato ancora una volta che tutto il Paese è ormai a un punto di non ritorno dal punto di vista idrogeologico. Appena piove un po’ di più rispetto a ciò che si considera “normale”, “nella media”, accadono i disastri. Allora forse è il caso di alzare anche l’asticella di quei “normale” e “nella media” per considerare che siamo indietro, che i danni che abbiamo fatto alla nostra terra ci tornano addosso ormai da troppo tempo e che occorre dunque rimediare, trovare soluzioni per evitare di finire regolarmente sott’acqua e col lutto al braccio. Liberare i fiumi dal cemento, dare loro sfogo dall’asfissia cui li abbiamo costretti, pulire con costanza i boschi, mettere in atto piani di ri-urbanizzazione dei centri a maggiore rischio. Non possiamo più permetterci l’incuria, ma soprattutto non possiamo più permetterci di distribuire poltrone sulla pelle della gente. Municipalizzate e partecipate statali non possono essere parcheggi per amici degli amici cui elargire denaro, a meno che questi amici non abbiano competenze adatte al ruolo e alla destinazione cui sono stati collocati. Anche all’Arpal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure, sarebbe ora che iniziassero a pensarci.

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[Foto: Alberto Viale/Il Secolo XIX]

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