In cerca dei propri sogni – Le ragazze e i ragazzi che decidono di iscriversi a una facoltà di filosofia in Italia, diciamo la verità, sono visti con una sorta di compassione e tenerezza da parte degli altri. «Hai scelto di fare il disoccupato a vita?», aveva detto il mio professore quando decisi di iscrivermi in filosofia. Beh, non si può dare torto a quel saggio insegnante. Oggi la situazione non è delle migliori, ma in realtà i problemi occupazionali sono legati a tutte le facoltà. Quindi la filosofia, in questi anni, si confonde con il resto. Tra tasse troppo alte e l’incertezza di un lavoro per l’immediato futuro, l’università italiana non vive un bel momento. Un periodo di crisi, di passaggio e come ogni contesto del genere può essere un’opportunità per rinnovarsi. Peccato, però, che nulla del genere stia avvenendo nel nostro Paese. Molti studenti, sempre più numerosi, decidono di abbandonare l’Italia per studiare all’estero. Non trovano nella loro nazione quello che cercano, che sognano e così fanno la valigia, salgono su un aereo e atterrano nelle diverse città europee.

Il dibattito e la critica nei corsi della University of Greenwich – Una di queste ragazze si chiama Fabiana Di Pasquale, ha 19 anni e studia filosofia e scrittura creativa alla University of Greenwich di Londra. «Ho deciso di studiare qui – dice la ragazza originaria di Campobasso – perché i corsi di lettere e filosofia in Italia non offrono tutte le opportunità che posso cogliere nella capitale inglese». Nella facoltà britannica dove si trova la giovane molisana non si segue la scaletta accademica a cui siamo abituati. Fabiana racconta che ogni disciplina si basa su uno «studio critico con veri e propri dibattiti sugli argomenti trattati. Il corso di scrittura creativa – aggiunge la studentessa della University of Greenwich – non è studiare autori e poi riporre il loro libro in un cassetto». La finalità è quella di «far sviluppare le nostre doti di scrittori analizzando diversi temi e strutture». Un modo di agire che svecchia la filosofia, la libera dalla sua torre d’avorio in cui si è rinchiusa ormai da decenni e la rende pratica. Difficile, se non impossibile, trovare qualcosa del genere in Italia.

Il lavoro al centro dell’università – Fabiana è una ragazza felice, in Inghilterra ha trovato la sua dimensione. Ha un ottimo rapporto con i colleghi che la “invidiano”, perché arriva da «un Paese bellissimo» e la facoltà non le da modo di preoccuparsi. «Qui – afferma la studentessa – le università ti aiutano a trovare un lavoro sia durante il periodo degli studi, con vari stage che in alcuni casi consistono nel lavorare nelle scuole con bambini tra i 9 e gli 11 anni a cui viene insegnato a pensare con il gioco, sia dopo aver conseguito la laurea». Sembra un altro mondo e in effetti lo è. Dalle nostre parti, invece, le accademie abbandonano lo studente a se stesso dopo il conseguimento della laurea. I neodottori si trovano soli in un mondo del lavoro molto complicato. Altra differenza è quella legata ai costi. Se è vero che l’università in Gran Bretagna è una delle più costose d’Europa, la cifra ammonta a 9 mila sterline l’anno, bisogna sottolineare che lo Stato tende ad anticipare questa somma e dopo la fine degli studi, una volta trovato un lavoro stabile, detrarrà il 3% dallo stipendio dell’ex studente fin quando l’importo iniziale non verrà coperto. Un sistema, per essere precisi, vigente in Inghilterra, mentre in Scozia e Irlanda funziona in maniera diversa.

Se l’università diventa una finestra sul mondo – La vera differenza tra l’Italia e il mondo britannico è che da quelle parti l’università è un trampolino di lancio per proiettarsi nel futuro e per provare a essere protagonisti. «La maggior parte delle persone che si iscrive all’università – sottolinea Fabiana – lo fa per poter svolgere il lavoro che desidera e dal secondo anno è possibile scegliere uno dei tanti corsi e ottenere un lavoro incline alla propria professionalità. E’ così che molti trovano la loro occupazione, che li accompagnerà per tutta la vita». In un periodo di crisi economica e sociale, l’Università inglese e in questo caso quella di Greenwich, non solo non paga le conseguenze di un periodo complicato, ma rappresenta un’opportunità seria per i suoi studenti. Una finestra sul mondo che cambia, per rimanere protagonisti dentro una realtà in evoluzione. Fabiana ha scommesso e ha vinto. Non vuole fermarsi a questa esperienza, ma al momento è stato il suo migliore azzardo. Quando è partita dall’Italia si sentiva distante dal modo di pensare e di agire del suo Paese, oggi quella dicotomia, dopo essere entrata in contatto con un’altra realtà, è ancora più marcata.

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