Addio profumo di limoni – Caro nonno, forse non riconosceresti più la tua città. Ti ho pensato quando ho guardato quelle colline dietro i paesi di Santa Margherita e Santo Stefano Briga. Sei morto da qualche anno, ma in questo periodo tutto è cambiato. Gli alberi che animavano queste zone sono scomparsi. Spazzati via da continui incendi estivi e da colate di cemento che, ormai, sono presenti in ogni angolo della città. Palazzoni enormi si stagliano sulle colline e vicino la strada. Contribuiscono a rendere ancora più problematico il traffico. Sulle centinaia di torrenti cittadini si costruiscono palazzi, nonostante quello che è successo a Scaletta Zanclea durante l’alluvione di cinque anni fa. Il profumo di alberi da limone che sentivamo quando passeggiavamo sulla “rotonda” a Tremestieri non esiste più. C’è una palazzo dal dubbio gusto estetico. Si costruisce in ogni angolo, anche vicino ai binari della ferrovia. Si fa finta di nulla e soltanto quando ci saranno i morti si solleverà qualche protesta. Anche la campagna dove mi portavi da bambino a giocare, mentre tu lavoravi la terra, è diventata il luogo per appartamenti e garage.

La bellezza è andata via – Avessero almeno costruito per bene, nel rispetto del territorio. Invece hanno pensato soltanto ad arricchirsi. Più guadagnavano e più il paesaggio di Messina si imbruttiva. La zona sud della città dello Stretto è strada trasformata nel luogo commerciale. Una svolta che non è stata accompagnata da una razionalità architettonica. Eppure sono molti gli esempi virtuosi di zone commerciali edificate nel rispetto dell’ambiente circostante, come in Europa e anche in Italia. Non da noi, dove dovremo abituarci a dimenticare il mare e la spiaggia di una volta. Tra spazzatura, scarichi fognari, case abusive e lidi abbandonati a se stessi per tutto l’inverno, non rimane molto. La bellezza se ne è andata con te, caro nonno. Ricordi quella strada statale che ci appariva così grande e larga? Oggi è una stradina di paese, tra macchine parcheggiate, cassonetti della spazzatura bruciati e abbandonati a loro stessi e una fila chilometrica di macchine e bus che si blocca proprio all’altezza di Tremestieri. Anche sulla montagna dove si trova il santuario di Dinnamare, in lontananza, si notano meno alberi e poco verde.

Non è più la tua città – C’è un cambiamento in atto. Nessuno se ne accorge o fa finta di nulla. Dimenticano che la parola progresso non è nemica della natura e dell’ambiente. Ci si gira dall’altro lato e si arrabbiano soltanto quando dopo una pioggia di mezz’ora si allagano le strade, si riempiono i torrenti e scende del fango dalle montagne. No, non è più la tua città. Non è quella della tua generazione. Arrivano le stagioni delle piogge e qui torna la paura. «Speriamo che non succeda nulla», sono le parole che sento pronunciare alla fermata del bus appena inizia a piovere. La tragedia di Genova ha inaugurato un periodo che ormai il nostro Paese è abituato a vivere ogni anno. Il capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, in visita a Messina ha voluto lanciare una provocazione: «Si sospendano per dieci anni in tutt’Italia le nuove edificazioni, si punti sulla messa in sicurezza dei nostri territori e sulla riqualificazione dell’esistente». Caro nonno, secondo te basterebbe? Dal mio punto di vista sarebbe un passo avanti, ma non servirebbe a ridarci indietro i tempi passati.

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