L’importanza geopolitica di Kobane – I fondamentalisti dello Stato Islamico continuano ad avanzare. Il 40 per cento della città siriana di Kobane, al confine con la Turchia, è ormai sotto il controllo degli jihadisti che nelle ultime ore sarebbero stati fermati, ma non sconfitti dai raid aerei americani, degli Emirati Arabi e dell’Arabia Saudita. Intanto sono arrivati altri rinforzi per i seguaci del Califfato, che sanno bene dell’importanza di questa battaglia. Prendere Kobane, infatti, sarebbe un gesto di sfida al mondo che dovrebbe iniziare a preoccuparsi sul serio per l’avanzata dell’Is, mentre una debacle ridimensionerebbe i piani degli estremisti che subirebbero anche un danno alla loro immagine. Una lotta cruciale dal valore geopolitico fondamentale. Kobane è situata al confine con la Turchia e conquistarla, per i jihadisti, vorrebbe dire minacciare Ankara e poter entrare con maggiore facilità nel vecchio continente. Così la piccola città siriana si trasforma nella frontiera del mondo occidentale. Nella linea che non può essere oltrepassata dal nemico fondamentalista.

Il doppio gioco di Erdoğan – In questo contesto, però, pesa la scelta del governo turco di far finta di nulla. Sorveglia i suoi confini, ma non si muove contro l’Is che sta sterminando i tanto odiati curdi. Il doppio gioco della Turchia rischia non solo di continuare a far avanzare i combattenti vestiti di nero, ma anche di perdere il controllo della situazione. La Turchia sta giocando con il fuoco. Entro qualche settimana potrebbe trovarsi un virus dentro i propri confini. Non si tratta dell’Ebola, bensì dei combattenti dello Stato Islamico. Il presidente Erdoğan, che in questi giorni ha soltanto pronunciato parole e niente più contro l’Is, forse si è convinto del reale pericolo anche per il suo Paese e ha deciso di concedere le basi aeree turche agli Stati Uniti. Un punto strategico non indifferente. Un altro appoggio per le truppe americane, che fino a questo momento potevano contare soltanto sulle basi in Arabia Saudita. E’ un passo avanti, ma non basta. Questa concessione consentirà di addestrare i ribelli siriani contro lo Stato Islamico, ma nello stesso tempo la Nato vorrebbe un coinvolgimento diretto della Turchia nell’intervento militare.

I Verdi tedeschi disponibili ad appoggiare un attacco contro l’Is, anche via terra – Ipotesi al momento irrealizzabile, ma nell’immediato futuro potrebbe cambiare la strategia del fronte anti-Is. L’inefficacia dei raid aerei è sin troppo evidente, anche se il segretario di Stato americano, John Kerry, è convinto che per sconfiggere l’Is «servirà molto tempo». Una visione che suscita delle perplessità in Europa e in Germania lo storico partito di sinistra dei Verdi, ha fatto sapere che darebbe il proprio assenso a un attacco della Nazioni Unite, anche via terra, contro l’avanzata dello Stato Islamico. La presidente del gruppo parlamentare, Katrin Göring-Eckardt, ha ribadito la necessità di un intervento militare. Parole destinate a creare un ampio dibattito nella sinistra alternativa del vecchio continente, che costringe anche i socialisti, i popolari e i liberali a riflettere sull’opportunità di un attacco via terra contro i fondamentalisti islamici. Se uno dei partiti storici della sinistra radicale europea è d’accordo nell’attaccare l’Is, perché dovrebbero essere contrari gli altri movimenti dell’Ue?

Il silenzio della Mogherini e le parole della Spd e della Cdu – La battaglia di Kobane, a quanto pare, potrebbe cambiare le carte in tavola e stupisce il silenzio dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini. L’esponente democratica rischia di finire nell’anonimato dell’indecisione, come è capitato a chi l’ha preceduta, Catherine Ashton. Molto più attivi, invece, i politici tedeschi. Il responsabile esteri della Spd,  Rolf Mützenich, ha chiesto alla Turchia di intervenire senza ulteriori tentennamenti e l’esponente della Cdu, Andreas Hoff, riconosce il limite dei raid aerei e la necessità di un intervento via terra. In Europa cresce la consapevolezza di impedire all’Is di giungere ai confini della Turchia. A quel punto, se dovessero conquistare Kobane, gli estremisti avrebbero il controllo di una striscia di 200 chilometri lungo il confine turco (potrebbero penetrare con facilità nel Paese vicino) e non avrebbero alcun ostacolo nel massacrare la maggioranza curda della città della Siria settentrionale. Nessuno, in questo caso, potrebbe dormire sonni tranquilli, neanche le nazioni europee.

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