Oltre il limite – Si è superato il limite di sopportazione e decenza. La questione della formazione professionale in Sicilia e del mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori, è ormai al centro del dibattito politico e sociale. Il presidente della regione, Rosario Crocetta, ha promesso una rapida soluzione al problema e la creazione di un’agenzia unica, ma il timore dei diretti interessati è che sia l’ennesimo spot pubblicitario del governatore per evitare il voto di sfiducia che Forza Italia vorrebbe portare a compimento entro la fine di ottobre. Così non hanno più peso le dichiarazioni dell’ex sindaco di Gela e la Confap Sicilia ha indetto una manifestazione davanti alla presidenza della regione per giorno 15 ottobre. L’obiettivo è pressare il mondo della politica su una vicenda che sta diventando una pentola a pressione. La pazienza dei diretti interessati, infatti, è finita. Vivono in una sorta di limbo e non sanno come andrà a finire questa storia. L’unica certezza, al momento, è che non vengono pagati da 24 mesi.

L’appello dei vescovi siciliani – Soprattutto in periodo di crisi economica è un dramma. Non ricevere il proprio stipendio da due anni è un grave problema per delle persone con mutui da pagare, famiglie da mandare avanti e altre spese. Per questo motivo il continuo rinvio della politica su un tema del genere è inaccettabile. Ci si trova in una palude e uscirne non sarà semplice, anzi. Un appello a risolvere la questione è arrivato anche dalla Conferenza episcopale siciliana che, riunita a Palermo, ha voluto mettere nero su bianco un documento a sostegno dei 1500 operatori della formazione che «non ricevono da oltre un anno gli stipendi, pur continuando a svolgere il loro compito educativo e sociale». La Chiesa cattolica si muove e lo fa con un testo scritto. Considera la crisi della formazione professionale un tema sociale e l’attenzione del clero è rivolta anche agli allievi di questi corsi: «A oggi 2.500 minori in obbligo di istruzione, iscritti ai percorsi di formazione per l’anno 2014/2015, non hanno alcuna garanzia in merito alla prosecuzione del loro percorso scolastico. Inoltre oltre 3.500 allievi minori iscritti alle terze annualità dell’anno scolastico 2013/2014 non sono ancora in aula dopo oltre un anno dal naturale avvio delle attività, non possono fruire del loro diritto e di fatto hanno perduto un anno della loro vita, trovandosi in dispersione scolastica e fuori da ogni circuito didattico, facili prede di tutte le mafie».

La palude della politica rischia di rimandare il problema – I vescovi siciliani, inoltre, si augurano una soluzione in tempi rapidi del problema: «Auspicano la definizione di una politica della formazione  che progetti  programmi a garanzia dei ragazzi, dei giovani, dei lavoratori, del bene comune e dello sviluppo economico-professionale della nostra Sicilia. Auspicano inoltre che vengano sbloccati i pagamenti pregressi per evitare la chiusura degli enti e il licenziamento del personale con le conseguenti condizioni di emergenza sociale per le famiglie coinvolte. Una situazione che la Sicilia non può permettersi». Questioni, quelle esposte dalla Conferenza episcopale dell’isola, che rischiano di rimanere irrisolte, almeno per i prossimi mesi. La situazione politica è delicata e prima di affrontare simili temi, dovrà sciogliersi il nodo Crocetta. Bisognerà capire quale sarà il futuro del governatore e in generale quello della Sicilia. La sfiducia sembra l’opzione più credibile, ma da Roma sono già intervenuti i renziani del Partito Democratico che vorrebbero azzerare tutta la vicenda per ripartire da zero. E’ ancora possibile ricominciare? E, in particolar modo, cosa diranno gli elettori di questo pasticcio politico? Le prime risposte potrebbero arrivare dai lavorati degli enti professionali.

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