Solito spettacolo, poche persone – La festa del Movimento Cinque Stelle giunge al termine. I grillini al Circo Massimo di Roma stanno per concludere il loro raduno nazionale, che secondo Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio avrebbe dovuto rilanciare l’azione degli stellati. In realtà, altre tragiche vicende nazionali e la discussione e l’approvazione del Jobs act al Senato, hanno distolto l’attenzione dalla kermesse del Movimento. Gli italiani non si sono interessati più di tanto allo spettacolo voluto dal comico genovese. La piazza semivuota lo dimostra, con buona pace di ritocchi con programmi tecnologici. E’ come se gli italiani si fossero stancati delle continue urla e delle solite proposte di Beppe Grillo e dei suoi senatori e deputati. Adesso si dovrebbe governare e impegnarsi a dialogare con altre forze politiche per approvare riforme in grado di rilanciare il Paese. Invece Grillo continua con il suo leitmotiv contro l’euro e propone, ancora una volta, un referendum abrogativo nei confronti della moneta unica: «Non potranno buttare le firme nel cesso come al primo V-day, questa volta abbiamo i parlamentari. A maggio 2015 si deposita la prima legge di iniziativa popolare, abbiamo una storia da difendere non ce la faremo rubare da queste scimmie».

Attacchi a Renzi, Merkel e Draghi – E’ un Grillo, come sempre, scatenato. Sembra di assistere a un suo spettacolo televisivo degli anni ’80, invece è in piazza a fare il politico e a proporre un ritorno alla moneta italiana. Poi le critiche al Jobs act che nel nome del “complottismo uber alles” viene considerato un’opera di Angela Merkel. Creare legami segreti, lavorare nell’ombra, relegare l’avversario politico nell’occulto. Le solite tecniche del Movimento producono applausi in piazza, anche se le mani che sbattono sono molte di meno rispetto alle ultime campagne elettorali. Qualcosa sta cambiando? E’ ancora presto per dirlo, ma l’impressione è che l’azione grillina ha rallentato. Oltre non si può spingere, non ha le capacità per trasformarsi in una forza di governo e quindi di proposta. Crogiolarsi nella protesta, del resto, può dare buoni risultati. Lo sa bene anche Gianroberto Casaleggio che, con una voce molto più debole di Grillo, se la prende con Mario Draghi: «Questo signore è un banchiere non ha titoli per darci ordini, non può dire che se non ci sono riforme il governo sparirà perché allora il governo dovrebbe essere già sparito».

Arriva Di Pietro e la paura è di finire come l’Idv – Beppe Grillo parla anche di economia e punta il dito contro il presidente del Consiglio, Matteo Renzi: «Siamo a rischio default, Matteo ti prego fai presto a far esplodere questo paese così abbiamo chiara la tua opera devastatrice». E poi da un consiglio ai presenti: «Se avete dei titoli di Stato cambiateli subito». Mentre parla il guru e qualche militante grillino protesta per la gestione attuale del Movimento, si palesa Antonio Di Pietro. Il leader e fondatore dell’Italia dei Valori da un segnale importante. Qualcuno rimane sorpreso per una visita del genere, ma in realtà c’è poco da stupirsi. Il politico molisano non è altro che l’antenato del grillismo. Le analogie sono tante e le differenze sono rintracciabili nel diverso contesto storico e nella differente dialettica tra i due esponenti di riferimento. Già, l’Italia dei Valori. Tra i militanti del M5s la paura è di rinchiudersi nel recinto dipietrista. Con il passare dei mesi, infatti, i grillini sembrano perdere consensi e questo loro continuo protestare, anche in Parlamento, potrebbe aver stufato una parte del loro elettorato che non ha deciso di votare per altri partiti, ma vorrebbe maggior concretezza da parte delle persone che li rappresentano. Lo scarso successo di quella che doveva essere un’azione politica di protesta contro il governo di larghe intese, è un segnale preoccupante. Ma, al momento, uno dei pochi ad aver lanciato l’allarme è il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che non è stato fatto salire neanche sul palco.

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