Convento dei Cappuccini
Convento dei Cappuccini - Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014

Da Taormina a Villagonia – Taormina ha avuto un vasto territorio e molte di queste terre nel corso dei secoli sono divenute indipendenti. Ciò può dirsi di Giardini Naxos, sebbene Villagonia e la sua “marina” siano rimasti parte del territorio taorminese come frazione. Una tra le vie di collegamento, tra la città e la zona a mare, è la discesa della Madonna delle Grazie, mulattiera usata sia dai contadini, sia dai pescatori, che dal quartiere dove erano concentrati, nella zona di via Giovanni Di Giovanni, piazza Raggia, sino alla via Bagnoli Croce, attraversavano l’antica porta dell’Agonia (i cui resti sono visibili a pochi metri di distanza dall’imbocco della discesa nella zona del Giardino Pubblico) e percorrevano il sentiero, per giungere al mare. Lo stesso percorso facevano in salita anche alcuni viaggiatori che dalla stazione venivano condotti in città, a dorso di mulo.

Taormina, Giardini e Villagonia – Giardini entra a far parte di Taormina, definito come “borgo”, nel 1600; tutta la zona costiera sino all’Alcantara è territorio taorminese. Qui vi è una comunità già costituita, soprattutto pescatori che sono appellati “sciabbacoti”, ossia che per la pesca usano la “sciabbica” la rete a strascico. Nel 1833, i Borboni inaugurano la litoranea Messina- Catania che passa da Giardini e il primo gennaio 1847, Giardini ottiene l’autonomia amministrativa da Taormina, ma Villagonia resta parte della città. Villagonia, ancora oggi, confina con la zona vicina al Capo Taormina sino al quartiere detto Saja, con il torrente Sirina, che divide geograficamente Giardini e Taormina.

La strada della marina di Giardini e Villagonia – Dopo il governo borbonico e nel 1860 lo sbarco di Garibaldi, la fisionomia del litorale si definisce e la strada della marina diviene arteria di transito. Vengono costruiti muri che separano la spiaggia dal borgo per proteggere le case dalle mareggiate invernali e nell’agosto 1937, Benito Mussolini in visita in Sicilia, mentre è fermo alla stazione Alcantara, viene avvicinato dal professore giardinese Carmelo Emmi che gli chiede di avere un pensiero per Giardini e il territorio minacciato dal mare. Mussolini mantiene la promessa fatta. In breve tempo viene costruito il bastione sul mare che protegge il paese. Villagonia segue le sorti di Taormina per ciò che riguarda le trasformazioni delle infrastrutture.

Valentino Lecomte e la fabbrica di calce idraulica a Villagonia – Questa zona è ricca in pietra calcarea e l’uso della calce idraulica ottenuto dalla cottura della roccia mista ad argilla per costruire gli edifici, parte dal XVIII secolo. Il nuovo materiale garantisce maggiore impermeabilità e resistenza ai cambi climatici. La famiglia belga dei Lecomte giunge in Sicilia nel 1880 e acquista una fabbrica di calce idraulica, che si trovava tra l’attuale stazione ferroviaria e il torrente Sirina; di quella fabbrica oggi si vedono le strutture poste dietro ad una stazione di servizio carburante. La fabbrica dei Lecomte lavora a pieno regime, ha nove forni attivi giorno e notte, e produce 50 tonnellate di calce idraulica al giorno. Il sito ha la cava d’estrazione vicina e la stazione ferroviaria con la via a mare, permette lo spostamento del prodotto e la sua commercializzazione nel territorio dell’Italia meridionale. Villagonia diviene, da borgo di pescatori, una piccola ma efficiente zona industriale. Giuseppe Mercurio, autore del testo “Giardini Naxos”, si sofferma su uno studio che viene commissionato dai Lecomte, nel 1883, al professore Orazio Silvestri, ordinario di chimica all’Università di Catania e scrive: «Attestò le ottime qualità di resistenza alle sollecitazioni fisico-meccaniche della malta ottenuta nello stabilimento di Villagonia, sia la modernità dei macchinari utilizzati per la sua produzione».

I Lecomte e il convento dei Cappuccini – La fabbrica continua la produzione anche dopo la morte dei proprietari, ma cade in declino con l’uso massivo del cemento armato in campo edilizio. Tuttavia questa famiglia si distingue anche per i legami instaurati con la comunità. Nel XVI secolo i Frati Minori Cappuccini avevano fondato il primo convento a Taormina. Dopo la soppressione degli ordini religiosi nel 1866, molti conventi vengono soppressi e venduti al comune o ai privati. Chiuso il convento di Taormina, nel 1893, lungo la statale Messina- Catania, poco dopo il Capo Taormina in direzione Giardini, viene fondato un altro convento su interessamento dei Lecomte. Dopo aver costruito una cappella privata per la famiglia, nel 1914, donano nove stanze attigue alla chiesa, al Padre Cappuccino Giustino da Patti. Nel 1915 il convento è ultimato. Il nuovo edificio, su due piani, ha al piano terra le abitazioni per i laici e al primo piano quelle per i religiosi e la piccola cappella, nel corso del tempo divenuta insufficiente ad accogliere il numero crescente dei fedeli, viene abbandonata dopo che nel 1926 è pronta la nuova chiesa.

La nobile famiglia dei San Martino a Villagonia – I San Martino, Principi del Pardo, Duchi di Montalbano e Santo Stefano di Briga, sono nobili di origine spagnola catalana, giunti in Sicilia nel 1282. Alla fine del 1800, a Giardini, risiedono discendenti di questa famiglia tra cui Giuseppe San Martino, che abita nel Castello di Villagonia. Il castello sorge direttamene sulla riva del mare, nelle vicinanze dell’attuale stazione ferroviaria e con il Castello di Capo Schisò, là dove un tempo sbarcarono i calcidesi fondatori di Naxos, controlla la zona a mare e le strade d’accesso a Taormina. In origine il castello di Villagonia era di proprietà della famiglia De Spuches per poi passare per legami parentali ai San Martino. Gli ultimi proprietari, Giuseppe e la moglie, nel 1913, sono costretti ad abbandonarlo perché espropriato per i lavori di ampliamento della stazione ferroviaria. Il Castello viene demolito e con esso anche la chiesetta dedicata alla Madonna di Porto Salvo.  Oggi ne resta l’immagine, in qualche cartolina d’epoca dei primi del Novecento.

La strada ferrata di Giardini-Taormina – La linea ferroviaria Messina-Giardini è inaugurata il 12 dicembre 1866; mentre il 3 gennaio del 1867, viene collegata a quella di Catania per la linea Messina-Siracusa. La nuova linea è vitale per attuare il collegamento tra il nord dell’isola al porto di Messina e alle zone produttive della fascia costiera orientale jonica. All’inizio il Fabbricato Viaggiatori ha modeste dimensioni e pochi servizi per i passeggeri. Nel 1899 transitano 12 treni passeggeri e tra le merci in spedizione spiccano gli agrumi, il vino e materiali da costruzione, vista anche la fabbrica di calce idraulica dei Lecomte. Nel Novecento, tuttavia, si rende necessario ampliare la stazione, data la maggiore presenza turistica e di viaggiatori. Lo scalo è reso più funzionale, il numero dei binari aumenta per il traffico commerciale e vengono aggiunti la rimessa per le locomotive, il magazzino merci e l’edificio per ospitare il personale viaggiante.

La nuova stazione di Taormina-Giardini e lo stile Liberty siciliano – Nel dicembre del 1925, il Ministero delle Comunicazioni approva il progetto finale per la costruzione del nuovo Fabbricato Viaggiatori. Qui giungono ricchi viaggiatori da tutta Europa per soggiornare a Taormina, che ha inaugurato la sua vocazione di cittadina turistica. Lo stile che più si addice a una clientela colta e raffinata, portatrice dello “spirito mitteleuropeo” è il Liberty. Questo è il periodo della Belle Époque che introduce dall’Austria, dalla Francia e dalla Germania, il gusto per edifici e arredi raffinati. Nasce il Liberty, che affascina lo stesso Gustav Klimt. Il progetto dell’edificio della stazione di Taormina-Giardini, quella che è possibile ammirare ancora oggi, appena giunti col treno, è attribuito all’architetto Roberto Narducci, mentre le decorazioni dei soffitti con affreschi e rilievi e delle pareti, sono affidate a Salvatore Gregoretti, artista palermitano, che dà le direttive per la realizzazione delle opere in ferro battuto dai cancelli, alle vetrate.

Liberty siciliano e Liberty palermitano – Il Fabbricato Viaggiatori si trova su due livell  racchiuso da due alte torri, con merli, finestre ad arco ribassato e a sesto acuto. Riprende i motivi dell’antico Castello dei San Martino. Il corpo centrale dell’edificio permette l’accesso ai locali interni. L’arredo è costituito di mobili in legno in stile siciliano. Im marciapiedi sono coperti da pensiline in ghisa e ferro e tutto rinvia allo stile Liberty palermitano, quello voluto dalla famiglia Florio, di cui il sommo vate è l’architetto Ernesto Basile, con Villa Igiea e il Grand Hotel Des Palmes, ma anche progettista della Camera dei Deputati a Roma. Tutto per accontentare la bella e misteriosa Donna Florio, mecenate di arte e bellezza. Il Liberty siciliano, che ha echi moreschi, fame di natura con vegetazione e frutta aggrovigliati, si sposta con i suoi artisti e giunge sino a Taormina, dove le massime espressioni di questo “modo di vivere moderno” sono la stazione ferroviaria e Casa Cuseni.

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