Massimo livello di allerta fino alle 24 di lunedì – Come un predatore che si accanisce sulla propria vittima, il maltempo non concede respiro a una Genova già in ginocchio dopo l’alluvione che l’ha colpita nella nottata tra giovedì e venerdì. La pioggia ha continuato a cadere pressoché ininterrotta per tutta la giornata di ieri e, nella notte, un violento temporale ha colpito tutto il territorio genovese, da levante a ponente, la Valle Scrivia e l’entroterra. Qui, a Campo Ligure, è esondato lo Stura, provocando allagamenti che hanno colpito anche Masone e Rossiglione. In crisi anche l’entroterra di levante, con l’esondazione del Lavagna, e l’Entella che invece è uscito dagli argini alla foce, a Chiavari. Fuori dal suo letto, in città, nella notte, anche il Rio Noce, che ha allagato due vie circostanti, e il Torbella, che ha reso il quartiere Rivarolo un labirinto di fango. Nuovi allagamenti anche a Multedo e Voltri. Con lo spostarsi del fronte temporalesco verso il levante ligure, le piogge sono andate attenuandosi nella tarda nottata, permettendo al Bisagno e al Ferreggiano di rientrare nei livelli di guardia.

Agli allagamenti si sommano le frane – Ma non sono più solo esondazioni e allagamenti a preoccupare la popolazione, perché le piogge incessanti hanno gonfiato la terra malata di cemento, provocando frane. Nel quartiere di Rivarolo, una casa è stata evacuata a causa del cedimento di un muro di contenimento che è andato a poggiarsi su un versante dell’edificio. Gli abitanti, un centinaio, sono stati portati in alcuni alloggi messi a disposizione dal Comune. Nel tardo pomeriggio, un vasto smottamento si è abbattuto sulla A7 Genova-Milano, costringendo a chiudere il tratto compreso tra Bolzaneto e Busalla, poi riaperto in serata. Serata che ha visto una quarantina di famiglie rimanere isolate nel quartiere Carpi: 40 metri di strada sono franati all’altezza del collegamento tra due vie, rendendole inaccessibili e, nella stessa zona, il torrente Gaxi ha aperto una voragine, tagliando fuori un’intera zona. Anche il quartiere di Molassana era stato colpito in mattinata da due diverse frane, poi risolte nel primo pomeriggio col ripristino della viabilità. Un campo nomadi stanziato nel quartiere era stato evacuato in nottata e gli abitanti accolti in alcune sale del municipio. In ginocchio, fuori città, la Valle Scrivia, alle spalle di Genova, da cui nella nottata di giovedì era iniziata l’alluvione. Montoggio il paese più colpito, a causa dell’esondazione del torrente Scrivia, che ha inondato di fango il centro abitato e non è rientrato più negli argini. La viabilità, lungo la valle, è interrotta in almeno tre punti a causa delle frane che si sono aggiunte agli allagamenti.

Quei 35 milioni mai spesi – Dopo l’alluvione di tre anni fa, il governo aveva stanziato 35 milioni di euro per la pulizia e la messa in sicurezza del Bisagno, la cui esondazione di giovedì notte ha causato la morte del 57enne Antonio Campanella. Nessun lavoro è però mai iniziato, a causa delle controversie che hanno seguito gli appalti. Così, mentre i 35 milioni restavano bloccati tra i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, tutto è stato libero di ripetersi. L’ennesima dimostrazione di quanto la rinascita di questo Paese debba necessariamente passare attraverso una rifondazione dell’apparato burocratico nel suo complesso, non solo nella mole ma anche nei suoi iter. Far partire comunque i cantieri, vista la gravità della situazione evidenziata dall’alluvione del 2011, in attesa dei pachidermici tempi della nostra giustizia amministrativa, avrebbe sicuramente consentito di attenuare gli effetti che le piogge hanno riverberato sul fiume. E magari avrebbe permesso ad Antonio Campanella di continuare a vivere.

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