Un film già visto, di recente – Ci risiamo. Dopo tre anni Genova ritorna sott’acqua. Come se l’alluvione del 2011 non fosse mai accaduta, come se non fosse stato un esempio abbastanza chiaro di quello che può succedere. Come se i sei morti di via Ferreggiano non ci fossero mai stati. In un Paese in cui la storia sembra non insegnarci mai niente, nemmeno quando è lunga solo tre anni, gli eventi sono liberi di ripetersi come se nulla fosse. Ci muoviamo solo in piena emergenza, siamo bravi a piangere i morti, diventiamo solidali nelle tragedie e ci sentiamo come se qualcuno, da lassù, ci volesse male. E’ quel vittimismo latente, intellettualmente disonesto, che ci riempie la bocca di espressioni come “bomba d’acqua”, “catastrofe naturale”, “mutamenti climatici”, “piogge eccezionali”. Come se il mondo si accanisse contro un popolo integerrimo ma sfortunato. Nell’intervallo tra una tragedia e l’altra ci lecchiamo le ferite, onoriamo la memoria delle vittime, ricostruiamo (proverbialmente con una certa lentezza) ciò che è andato distrutto. Ma non facciamo mai nulla per evitare che accada di nuovo. Non puliamo i boschi, non mettiamo in sicurezza le colline franose, non liberiamo i fiumi dal cemento. E regolarmente affrontiamo le stagioni delle alluvioni, puntuali come ormai non lo sono nemmeno più le stagioni reali.

A Montoggio le prime esondazioni – L’alluvione precedente a quella del 2011 era stata nel 1970. Ora solo tre anni e i nomi sono sempre gli stessi: Bisagno, Ferreggiano, Sturla, Scrivia, Marassi, Brignole, Borgo Incrociati, via XX settembre. Certo, ma ora il clima è cambiato, non è più come 40 anni fa, ora c’abbiamo il riscaldamento globale, siamo omuncoli in balia delle bizze della natura. Incuria che si assomma all’incuria. Indolenza che si assomma all’indolenza. Morti che si assommano ai morti. Uno, per adesso, un uomo di 57 anni annegato dentro la propria auto sommersa nel sottopasso tra Brignole e Borgo Incrociati. Travolto dalle acque del Bisagno, che ha rotto gli argini intorno alle 23.30. Ma la cronaca inizia due ore prima, quando l’ormai celebre bomba d’acqua si abbatte su Montoggio, in Valle Scrivia. Esonda il torrente Carpi prima e lo Scrivia poi. Chi abita ai piani bassi fugge da chi vive ai piani alti dei palazzi, l’acqua e il fango portano via auto, cassonetti, abbattono cartelli stradali, trascinano via tutto ciò che incontrano. Le linee telefoniche saltano e da Genova partono i soccorsi. Tutta la Valle Scrivia viene inondata, paese dopo paese, mentre giù, a valle, sotto la Lanterna, s’inizia a temere per il Bisagno.

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Cronaca di una notte di terrore – E il Bisagno esonda a Borgo incrociati. Siamo tornati alle 23.30. Tra le case l’acqua raggiunge il metro d’altezza, addirittura due metri in alcune zone. Poco dopo la mezzanotte salta fuori anche il Ferreggiano, quello che nel 2011 aveva ucciso sei persone, tra cui una bambina di un anno e la sorellina di otto, insieme alla madre. Lo Sturla alla foce è al livello di guardia. Twitter si riempie di foto e video che i genovesi postano in tempo reale. E iniziano a girare le informazioni, il numero verde per l’emergenza, gli sms con cui il Comune invita a salire ai piani alti, quelli della Protezione civile che raccomandano di non uscire di casa. La stessa Protezione civile che, a differenza del 2011, questa volta non ha dato nemmeno l’allerta. «Vergognoso! Stavamo morendo in autostrada, nessuno ha chiuso l’uscita di Nervi che è sott’acqua. Corso Europa è allagato» – twitta Fabio Morandi. Nel frattempo scatta l’allarme per un’altra persona intrappolata in auto nel tunnel di via Carnevari, fortunatamente messo in salvo. «Molassana, via dei Carpi (traversa via Geirato) crollata la strada per 20 metri, alcune case isolate» – posta sempre su Twitter la scrittrice genovese Mitì Vigliero. «Vedo galleggiare le auto coi fari accesi – le fa eco Chiara De Filippo – spero non ci siano persone dentro». E intanto l’edizione locale di Repubblica annuncia la chiusura delle scuole per oggi.

Oggi l’emergenza continua – Questa mattina Genova si è svegliata nel fango e nella rabbia, ma soprattutto ancora con la paura. Alle 6.30 riprende a piovere e stavolta gli “allerta” fioccano. Un’altra piena del Bisagno viene annunciata per le 8.30, ma non succede nulla. Il sindaco Rossi Doria scarica le responsabilità sulla Protezione civile che non ha dato l’allarme. Ma intanto le condizioni meteo sono preoccupanti: «Secondo i dati che abbiamo a disposizione – dice al Secolo XIX Stefano Gallino, previsore dell’Arpal – stanno nascendo celle temporalesche in mare che si avvicinano alla costa». La perturbazione dal mare è diretta su Genova, ma la situazione in tutta la fascia da Savona alle Cinque Terre, in pratica l’intera Liguria, «è estremamente critica». Al momento non sono previste altre piene del Bisagno, ma a Genova piove e il peggio non ha ancora intenzione di passare.

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[Foto: Ansa/Luca Zennaro]

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