L’Europa considera il libro elettronico una cosa differente rispetto al libro tradizionale. Un esempio pratico è che in Italia un libro di carta e un libro digitale sono tassati in modo diverso: il cartaceo ha l’ Iva al 4 per cento, il digitale al 22 per cento. Ecco perché l’Aie (l’Associazione italiana editori) ha deciso di lanciare la campagna #unlibroeunlibro, presentata alla Fiera del libro di Francoforte proprio in questi giorni e sostenuta anche dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. La campagna «chiamerà a raccolta tutto il mondo del libro, dagli autori ai lettori, sui seguenti obiettivi: dimostrare che una storia è una storia, indipendentemente dal supporto di lettura; favorire la diffusione del libro in Italia anche attraverso l’aiuto delle nuove  tecnologie, considerando che il nostro Paese è al penultimo posto in Europa per indice di lettura; sensibilizzare gli altri paesi europei sfruttando la presidenza italiana di turno in questo semestre presso l’Unione Europea».

Secondo il rapporto presentato dall’Aie alla Buchmesse, nel 2013 in Italia la vendita di ebook rappresentava solo il 3 per cento del giro d’affari complessivo, mentre per il 2014 si stima di arrivare a una quota che oscillerà tra il 5 e il 7 per cento. Ancora piccola cosa rispetto agli Stati Uniti dove ormai gli ebook rappresentano oltre il 25 per cento delle vendite e alcuni analisti prevedono che si arriverà al 50 per cento. Gli editori italiani, forse con un po’ di ritardo, hanno scoperto che gli ebook si leggono ancor poco in Italia rispetto agli altri paesi, ma hanno anche capito che, in un mondo sempre più dominato da tablet e smartphone, l’ebook si sta diffondendo sempre più e quindi hanno deciso di sostenere la battaglia di Franceschini in Europa per ridurre l’Iva sui libri digitali.

L’Aie ha presentato inoltre sempre alla Fiera del libro di Francoforte il suo rapporto annuale sullo stato dell’editoria. I dati in alcuni casi sono sconfortanti ma il 2013 e i primi sei mesi del 2014 possono essere chiamati mesi della “grande trasformazione”. Il mercato del libro oggi non si è solo ridimensionato a causa della crisi, ma ha subito un progressivo cambiamento, facendo i conti con le nuove tecnologie, che hanno modificato in questi anni i processi produttivi (il 14 per cento delle copie è stampato con sistemi di stampa digitale), logistici (l’80 per cento delle librerie non è di catena e il 100 per cento di quelle di catena ha un gestionale collegato al magazzino del distributore), distributivi (il 12 per cento delle vendite passa attraverso store on line), di comunicazione (il 59 per cento delle case editrici è “attiva sulla rete”).

Il dato che emerge dal rapporto, un dato positivo, è la crescita costante del mercato digitale, sia in termini di titoli disponibili (oltre 40.000) che sia d’importanza sul mercato (3 per cento). L’altro segnale, importante per il ruolo dell’Italia nel mondo, è che cresce anche il peso e il ruolo dell’editoria italiana in chiave internazionale: aumenta la vendita di titoli all’estero (più 7,3 per cento) e cresce l’export del libro fisico (più 2,6 per cento). Dal rapporto si evince purtroppo che sono in calo gli editori (meno 1 per cento) e i lettori (meno 6 per cento) percentuali sul 2012. Altro dato negativo è il fatturato con una flessione del meno 6,8 per cento (pari a 194,2 milioni di euro in meno, dati Ufficio studi Aie). Rispetto al 2010 si sono persi 572 milioni di euro pari al meno 17,7 per cento (e nella stima non sono considerate le vendite di libri allegati a quotidiani e periodici). Se nel “perimetro del mercato” s’inserisce l’usato, il remainders, il calo si attenua leggermente per effetto di merceologie sostitutive al libro, scendendo a un meno 4,7 per cento rispetto al 2012 e meno 12,7 per cento sul 2010.

«Una politica per il libro non è più solo urgente, è in ritardo». Questo è il grido di allarme del presidente dell’Associazione italiana editori (Aie), Marco Polillo, in occasione appunto della presentazione del Rapporto Aie sullo stato dell’editoria in Italia alla 65ma edizione della Buchmesse. «In due anni il fatturato è diminuito del 14%, ogni giorno abbiamo notizie di librerie che chiudono, la crisi di liquidità si aggrava, si vanno rideterminando gli equilibri competitivi nei canali commerciali del libro, anche l’export cala, ha proseguito. Serve un dialogo serio, diretto, subito. Siamo a Francoforte, in un contesto internazionale, ed è naturale fare dei confronti. Chiediamo una politica per il futuro che passi per una vera promozione del libro e della lettura, un’Iva parificata tra ebook e libri di carta, il riconoscimento della centralità dei contenuti all’interno dell’agenda digitale, un aggiornamento serio, non improvvisato, delle normative sul diritto d’autore. Il settore si aspetta molto da una buona politica. Non sussidi, ma un supporto basato su regolamentazione, misure in favore dell’innovazione e promozione culturale».

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