L’unico rimedio, al momento, è la precauzione – Il virus Ebola è arrivato anche in Europa. Quello che si temeva è accaduto e adesso l’allerta è massima. Sembra avere a che fare con una malattia invisibile ed è proprio questo a fare paura. La sua inafferrabilità ci fa tornare indietro nel tempo, forse nei secoli. L’allerta è massima in tutto il mondo. In Italia è sotto osservazione un medico di Emergency rientrato dalla Sierra Leone. Solo precauzione, assicura il ministro Lorenzin. Già, è questa l’unica cosa che al momento si può fare. Vigilare, non abbassare la guardia per quanto possibile. A tal proposito in Gran Bretagna sono stati introdotti controlli rafforzati in alcuni aeroporti e stazioni ferroviarie sui viaggiatori provenienti da Liberia, Sierra Leone e Guinea. Non si vuole lasciare nulla al caso. Momenti di panico si sono verificati in Francia, mentre in Spagna l’infermiera che ha contratto il virus, Teresa Romero, sta peggiorando a vista d’occhio e non ci sono molte speranze di guarigione.

Un virus che viene da lontano – Negli Stati Uniti, dopo la morte in Texas di Thomas Eric Duncan, c’è paura. A New York gli addetti alle pulizie degli aeroporti hanno incrociato le braccia per timore del virus e Thomas Frieden, direttore dei centri americani per il Controllo e la Prevenzione della malattia, paragona l’Ebola all’Aids per diffusione e capacità di mietere vittime. Forse è proprio come dice il dottor Frieden, ma l’Ebola sembra tanto la peste descritta da Alessandro Manzoni nei “Promessi sposi”. Non per sintomi o quant’altro, ma per la paura e il timore che suscita tra la popolazione. Qualcosa da cui non si può guarire e si spera soltanto che questa situazione, prima o poi, si concluda. Ma qual è l’origine di questa malattia? E’ stata identificata per la prima volta nel 1976 nell’attuale Repubblica Democratica del Congo. Ebola è uno dei virus più contagiosi che si conoscono e anche uno dei più letali. Causa emorragie interne, a volte anche esterne, che portano alla morte fino al 90 per cento delle persone infette.

Le incerte origini dell’Ebola – I sintomi iniziali sembrano di scarsa gravità: vomito, occhi rossi, dolore di stomaco, singhiozzo. Ma con l’andare del tempo il virus causa una diffusa perdita di sangue dai vasi capillari. E’ una fine dolorosa, perché cedono le giunzioni tra le membrane cellulari e i capillari cominciano a perdere sangue. A quel punto cala la pressione sanguigna e lo shock porta alla morte. Inoltre i pochi che riescono a guarire dall’Ebola sono spesso trattati da reietti dal resto della popolazione, per timore che siano ancora portatori del contagio. E’ proprio vero, sembra di essere entrati in una macchina del tempo e aver spostato la lancetta indietro di qualche secolo. E’ una malattia che si può diffondere con facilità e si trasmette nella popolazione umana attraverso lo stretto contatto con sangue, secrezioni, tessuti, organi o fluidi corporei di animali infetti. Le sue origini, però, non sono note. Ci sono soltanto delle ipotesi: alcuni studiosi pensano che i serbatoi naturali di Ebola sono i pipistrelli, e alcuni dati sperimentali sembrano confermare la teoria. I pipistrelli, ad esempio, sopravvivono all’inoculazione del virus.

La Coppa d’Africa e la paura dei club italiani – Qualcosa di non ben definito e al momento incurabile, che sta gettando nel panico anche il mondo del calcio. Le società italiane che hanno nelle rose calciatori africani, sono preoccupate e stanno pensando, se la situazione non dovesse migliorare, di vietare ai loro tesserati di giocare la Coppa d’Africa. I giocatori sono numerosi e si teme un contagio anche in vista delle amichevoli tra nazioni africane. C’è timore, perché la lista è lunga. Nel Ghana ci sono Badu e Acquah, centrocampisti di Udinese e Parma, i milanisti Muntari ed Essien e lo juventino Asamoah. Poi c’è il romanista Gervinho, che sarà impegnato con la Costa d’Avorio contro la Repubblica democratica del Congo, Paese con molti casi di Ebola. Altro romanista è Keita, bisogna ricordarsi anche di Mbaye (Inter), Dramé (Atalanta) e degli algerini Belfodil (Parma) e Ghoulam (Napoli). L’obiettivo, come in tutti gli altri settori, è non rischiare e tenere più lontano possibile il virus.

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