Non ci piacciono le critiche sterili, né alcuna forma di giudizio a meno che non parta dalla conoscenza profonda di certi argomenti o che venga richiesto. Ma alle volte rimanere in silenzio di fronte a certe manifestazioni dell’umana stupidità, e come trovarsi a scrivere un racconto senza prendere su di sé il carico pesante dell’autore e rimanere in bilico tra una scelta e l’altra senza avere il coraggio di prendere una posizione per paura di deludere qualcuno o di non avere fatto la scelta giusta. In realtà è questa che non esiste, la scelta giusta, o meglio ne esistono infinità, perché esistono tanti mondi ognuno perfettamente coerente con la mente che lo crea e lo esperisce. Siamo moltitudine, come suggerisce Assaggioli, siamo un poliedrico e sfaccettato mondo ognuno di noi, e ogni giorno sperimentiamo la difficoltà di trovare l’identità assoluta. Figuriamoci se può esistere un qualcosa che metta tutti d’accordo sulla più piccola delle questioni umane.

La religione è una questione umana, e su di essa non si può dire nulla a proposito di giudizio, tranne quello che forse aveva intuito Ghandi, tutte le religioni sono buone. Ma nessuna è buona per tutti. È un abito mentale, ed proprio come un abito materiale, è costruito addosso a chi lo indossa, e spesso è fatta da un sarto che usa le stesse linee perché le novità e le cose nuove spaventano gli individui, qualunque sia l’estrazione sociale,  culturale o la razza.  Ognuno deve indossare il suo abito e se non gradisce quello che di solito fa il sarto di turno, è libero di immaginare, disegnare e cucirsi l’abito esattamente come pensa che si trovi più comodo. Così ognuno deve aderire alla religione che più gli sta a cuore, e se una persona è estremamente fantasiosa può anche costruirsene una con vari discepoli, ma credo la cosa vada intesa come la ricerca di approvazione delle proprie idee e non come una limitazione della libertà altrui.

Non si può dire in nessuna maniera e soprattutto mai con la violenza a qualcuno che il vero Dio sarebbe proprio quello che nella nostra mente lo rappresenta. Dio è un po’ come l’arte, la cui essenza si esprime nella possibilità di essere pro-dotta, e la sua storicizzazione consiste in un “e-venire”, cioè un venire dall’esterno per colmare il vuoto insopportabile che da secoli ci spinge alla conoscenza e al rafforzamento della cultura. Ogni Dio è buono, immenso e onnipotente, e come l’arte affonda l’essenzialità del suo essere nel principio di una a-letheia, una verità che trova forza proprio nella sua indimostrabilità. Sono tutte credenze, da leggere dal punto di vista più nobile dell’etimologia. Io credo che Dio sia questo. Ma deve esistere la gioia di ammettere che un altro possa credere in maniera diversa.

Ma intorno a quale idea di insofferenza stiamo girando, vi starete chiedendo. Qual è il fastidio che ci impedisce di rimanere in silenzio? Abbastanza semplice. E’ l’epidermica incapacità di sopportare che possa diventare “virale” su twitter il messaggio di una bionda americana che, attraverso la sua “bionditudine” occidentale, che circonda due graziosi occhi profondi, manifesta la sua simpatia per il mondo dell’Islam e le parole del Corano. Non certo per il messaggio culturale dell’Islam o del Corano sia ben chiaro, ma solo per una scelta tempistica. «Se mi incontraste per strada – ha detto la simpatica ragazza, che immaginiamo anche animata delle migliori intenzioni – non pensereste mai che sono una musulmana: non indosso l’hijab, ho i capelli biondo platino e un sacco di tatuaggi. Sono una studiosa di questioni mediorientali, diversi anni fa ho iniziato a studiare l’arabo e la cultura islamica, un giorno ho cominciato a leggere il Corano: mi ha cambiato la vita, lì ho trovato risposte che altrove non trovavo».

E noi le chiederemmo, non si rende conto che una icona tipicamente americana e decisamente attraente come lei, che più che pensieri spirituali può solleticare le fervide fantasie erotiche del mondo islamico, in un momento così delicato, forse avrebbe fatto meglio a vivere nel silenzio il suo momento spirituale tanto intenso? Come possono parlare di bellezza quelli che simpatizzano per un Islam che tende a sottomettere la donna e a coprire la bellezza con hijab e burka vari? Certo lei si è staccata decisamente dalle tendenze estremistiche dei tagliatori di teste, unica definizione congrua, altro che sigle del cavolo; e ci ha tenuto a non confondere il suo amore per l’Islam con quelle azioni. Ma come si fa a non percepire che si stava creando un giocattolo con il quale quei furbacchioni oltranzisti dell’Islam si sarebbero precipitati a giocare? Sarebbe stato come se uno di noi vestito da mannequin avesse parlato di una conversione al cristianesimo durante il periodo in cui l’inquisizione mandava al rogo le streghe.

Oltretutto la risposta a queste reazioni “positive” dei simpatizzanti degli estremisti islamici, che oltre a raggiungere il numero di diverse migliaia, sono sfociate in vere e proprie proposte di matrimonio, con tanto di  foto del profilo con la macchina costosa, per far capire cosa vuol dire essere donna, non è stata decisamente migliore. Nel tentativo di ritirarsi leggermente confusa ha “cinguettato” ancora: «Provate a leggere il Corano invece di twitter. Mi ha cambiato la vita in meglio e potrebbe essere lo stesso anche per voi, se solo trovate il tempo di capire veramente quello che dice». Ma nessuno avrebbe letto twitter se lei non ci avesse scritto, invece di  concentrarsi meglio sulla lettura del testo salvifico.

Si può essere solo felici che un libro qualsiasi faccia trovare risposte e punti di riferimento così alti per una persona. Ma da qui a pensare che le risposte siano solo in quel libro ce ne corre, così come è altamente riprovevole ogni tipo di costrizione fisica o spirituale per convincere un individuo ad accettare un Dio, specialmente attraverso una scia di sangue. È il trionfo della stupidità e dell’ignoranza usare il nome di Dio, anche se mi rendo conto di correre il rischio di diventare ripetitivo, per commettere atti di violenza. Chi muore o uccide per una religione, sappia questa piccola verità: Dio non ve lo ha affatto chiesto. È l’ignoranza di chi non sa nulla e teme quell’ignoranza, e il vuoto del mistero  che gli fa alzare la voce e le mani.

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