Bambini e uomini pronti a giurare fedeltà ad Abu Bakr – Nelle città e nei villaggi che di volta in volta l’Isis conquista, aumentano sempre di più i seguaci del Califfato. L’idea di perseguire un vero e proprio Stato islamico entusiasma la popolazione, che vede in questo nuovo ideologismo un’opportunità di riscatto e di ordine dopo le macerie e il caos delle primavere arabe. Nella città di Raqqa, per esempio, sono sempre più gli uomini, di qualsiasi età, che dichiarano la loro fedeltà ai principi dello Stato islamico e soprattutto al leader riconosciuto Abu Bakr al Baghdadi. Bambini e uomini adulti sono affascinati da questa figura, che riesce a coinvolgerli in una guerra santa contro gli infedeli e gli apostati. C’è entusiasmo, c’è voglia di seguire fino alla morte il nuovo capo carismatico. Forse neanche Osama Bin Laden era riuscito ad avere un seguito del genere. Al Qaeda non è l’Isis. Quest’ultima è molto più organizzata e agisce alla luce del sole.

Il mistero del nome – Una differenza da non sottovalutare. Quindi Abu Bakr al Baghdadi punta a diventare la guida indiscussa di un nuovo Stato. Anche lui, però, come Bin Laden ha iniziato a provocare l’Occidente. L’ha fatto con la violenza delle decapitazioni di ostaggi. Un macabro rituale che sostituisce quei video in cui comparivano i vertici di Al Qaeda per minacciare il resto del mondo. Il mezzo è sempre lo stesso, ovvero internet, ma i metodi sono diversi e molto più violenti. Abu Bakr al Baghdadi si è formato proprio alla scuola del terrore di Al Qaeda. Nato nel 1971 nella città irachena di Samarra, il suo vero nome è Ibrahim Awwad Ibrahim Ali al-Badri. Proprio nel nome si nasconde il primo mistero di questo personaggio. Nella lista dei terroristi internazionali da catturare, gli Stati Uniti hanno scoperto diversi nominativi simili a quello del capo dell’Isis.

Quando era ricercato con il nome di Abu Dua – Un’ipotesi plausibile è che Abu Bakr, con il trascorrere degli anni, ha cambiato nome diverse volte. I servizi segreti americani, a tal proposito, sostengono che all’epoca della lotta intestina contro Al Qaeda, l’attuale guida dell’Isis era ricercato con il nominativo di Abu Dua. Se la storia sul nome di Abu Bakr è avvolta nel mistero e i suoi seguaci sono pronti a ricamarci sopra storie avventurose e piene di gloria, anche sul resto della sua vita non si sa molto. Ha studiato teologia presso l’Università Islamica di Baghdad e dovrebbe aver conseguito un dottorato di ricerca in scienze islamiche. In seguito diventa una sorta di predicatore nelle moschee del nord dell’Iraq e dopo la caduta di Saddam Hussein e l’arrivo degli americani e degli alleati, fonda il gruppo di resistenza islamico Jaysh Ahlus Sunnah ed è uno dei capi più importanti di Al Qaeda nelle province di Diyala e nelle regioni intorno alle città di Samarra e Baghdad.

Dalla prigionia a Bucca al vertice dell’Isis – Un ruolo di prestigio dovuto al legame con Ayman al-Zawāhirī, il successore di Bin Laden. In questo periodo si contraddistingue per aver partecipato a diverse azioni terroristiche contro gli sciiti e i cristiani e dal 2004 il suo gruppo è considerato un ramo iracheno dell’organizzazione terroristica di Al Qaeda. Nello scontro con gli Stati Uniti anche Abu Bakr al Baghdadi viene coinvolto e con ogni probabilità viene fatto prigioniero nel campo di Bucca, nel sud dell’Iraq. Il principale ricercato del mondo, a quanto pare, è stato nelle mani dei militari statunitensi. Lo è stato per tre mesi secondo alcune fonti, mentre altri sostengono che è stato fatto prigioniero per poco meno di un anno. Da questo momento in poi non si sa molto di Abu Bakr al Baghdadi, fin quando diventa capo dell’Isis. Una scalata al potere favorita dal sostegno di Haji Bakr, un ex generale dell’esercito di Saddam Hussein.

La strategia per sbaragliare gli altri gruppi terroristici – Sono mesi fondamentali per Abu Bakr al Baghdadi, che riesce a crearsi, con documenti falsi, una discendenza dalla famiglia del profeta Maometto. Ormai è fatta. Abu Bakr ha i favori dei suoi seguaci e con un’abile azione politica e diplomatica, riesce a coinvolgere molti combattenti del fronte Al Nusra, nonostante le controversie e gli scontri dell’ultimo periodo, e oggi è un punto di riferimento per tutti i jihadisti sunniti del mondo. Abu Bakr ha avuto la forza e l’intelligenza di sbaragliare gli altri gruppi terroristici, che mese dopo mese sono sempre più deboli. L’astuzia del capo supremo dello Stato islamico è essersi circondato di ex militari del regime di Saddam. Personaggi che sanno come combattere, sono in grado di addestrare le nuove leve e possiedono risorse militari non indifferenti.

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