Zenone e il suo paradosso nella politica di questi giorni – Tra i paradossi più famosi di Zenone, tramandati da Aristotele che ne ha parlato nella sua Fisica, c’è quello di “Achille e la tartaruga”. Come tutti gli altri serve per dimostrare l’immutabilità dell’essere unico e l’impossibilità del moto. Un concetto, secondo la speculazione filosofica di Zenone, che difendeva le tesi di Parmenide il quale considerava il movimento come un’illusione. Se oggi questo paradosso venisse applicato alla quotidianità politica del nostro Paese, troverebbe delle conferme. Però non in tutti gli esponenti dei vari partiti, perché il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, potrebbe confutare con il suo modo di fare il concetto elaborato da Zenone. Il segretario del Partito Democratico fa della velocità e del continuo movimento l’essenza della sua azione politica e le prese di posizione sul Jobs act ne sono un’ennesima dimostrazione.

Il paradosso applicato al Partito Democratico – Nel tardo pomeriggio di ieri, come annunciato in mattinata, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all’esecutivo a porre il voto di fiducia al Senato sul ddl lavoro. L’accelerazione l’ha voluta, in primis, Matteo Renzi che vuole convincere l’Unione europea sulla mobilità dell’Italia nel campo delle riforme. L’ex sindaco di Firenze vuole una fiducia nel giro di poche ore a Palazzo Madama, per ottenerne un’altra da Bruxelles e dalle istituzioni comunitarie. Il prezzo di questa doppia fiducia, però, potrebbe avere delle conseguenze politiche all’interno del Pd. Le minoranze sono infastidite dall’atteggiamento del premier e se Renzi, nel paradosso di Zenone, potrebbe vestire i panni di Achille piè veloce, la minoranza dovrebbe indossare quelli della tartaruga. L’esito di questo confronto, però, è molto più incerto di quello evidenziato dal filosofo del mondo classico.

Un maxiemendamento per sconfessare Zenone e battere la minoranza del Pd – Renzi riuscirà ad arrivare per primo al traguardo, oppure verrà superato dalla lenta e inesorabile tartaruga della minoranza democratica? Per conoscere la risposta non ci resta che attendere qualche ora. Intanto Stefano Fassina ha affidato a twitter le perplessità della minoranza di via del Nazareno: «Se la delega resta in bianco e’ invotabile e con la fiducia conseguenze politiche».

Proprio per aggirare le posizioni dell’ala sinistra del Pd e quelle opposte del Nuovo Centro Destra, il governo dovrebbe presentare un maxiemendamento, il quale dovrebbe recepire alcune delle modifiche contenute nel documento approvato una settimana fa dalla direzione Pd. Il testo non dovrebbe contenere, però, un’indicazione dettagliata sull’articolo 18 e la questione del reintegro per i licenziamenti discriminatori e disciplinari. L’idea è quella di affrontare questi punti tramite decreti delegati. E’ questa la mossa di Matteo Renzi per vincere la sua gara e sconfessare il paradosso di Zenone.  

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