Se Roma piange, Parigi non ride – Se in Italia siamo (ormai perennemente) alle prese con la necessità urgente di approntare riforme strutturali per rilanciare un’economia in recessione, sull’altro versante delle Alpi non se la passano molto meglio. Anche perché la Francia queste riforme dovrà realizzarle con una situazione politica interna per nulla invidiabile e la prospettiva di sanzioni economiche da parte dell’Ue previste per fine mese a fare da sfondo. La missione del neo primo ministro Manuel Valls, il terzo in nemmeno due anni, che ha ottenuto una fiducia risicatissima in parlamento, prevede: abbattimento della spesa pubblica ed efficientemento della pubblica amministrazione, taglio netto delle tasse specialmente alle imprese e nuovo dinamismo del mercato del lavoro, da rendere più flessibile. Fatiche ben note dalle nostre parti. Il tutto mentre la spesa pubblica invece dopo l’estate è salita dello 0,2%, il debito ha superato il 95% del Pil (noi stiamo a circa 136%) e il mercato occupazionale è prossimo all’immobilità.

Dritti verso le sanzioni di Bruxelles – Ieri il presidente François Hollande si è mostrato ottimista, rassicurando che per il 2015 una crescita dell’1% è realistica, per poi quasi raddoppiare nel 2017. Quello che pesa è il deficit, dal quale scaturisce lo scontro con Bruxelles. Di rispettare i parametri europei, infatti, in Francia non se ne parla neanche. Il ministro delle finanze Sapin è stato chiaro: “Abbiamo deciso di adattare il passo della riduzione del deficit alla situazione del Paese. La nostra politica economica non sta cambiando, ma il deficit sarà ridotto più lentamente del previsto”. Insomma, all’interno del celeberrimo 3% la Francia ci entrerà, se tutto va bene, nel 2017, quando conta di ottenere un rapporto deficit-Pil del 2,8%. Oggi si attesta al 4,4%, situazione che gli costerà il rifiuto del bilancio da parte dell’Unione Europea e le relative sanzioni.

Il vicolo stretto dei socialisti – Il piano di rientro, tuttavia, è chiaro e si fonda su una pesantissima opera di taglio della spesa pubblica, con l’obiettivo di una sforbiciata di 50 miliardi di euro entro il 2017, che – ha detto il premier Valls – verrà rispettato. In buona sostanza, sarà l’amministrazione pubblica francese a patire lacrime e sangue, mentre ai francesi “non saranno chiesti ulteriori sacrifici” – ha assicurato Sapin. Anche perché i socialisti francesi non è che abbiano molta scelta, con la popolarità di Hollande scesa al 13% a metà settembre e quella di Valls intorno al 30%. In pratica, se vogliono evitare di scomparire alle politiche del 2017, devono arrivare a quella data rispettando gli impegni presi con Bruxelles e senza toccare il portafogli dei cittadini. Anzi, toccarlo per alleggerirlo, soprattutto alle imprese, come da programma del nuovo governo Valls.

Mutuo soccorso Parigi-Berlino – Ma se la situazione interna mette i brividi – e li mette anche alla destra, tutta da riorganizzare e alle prese col dominio di Marine Le Pen -, i rapporti oltre confine sono di segno opposto. Soprattutto con la Germania, che poi è quello che conta in questa Europa che insegue il modello tedesco. Valls e Macron, ministro dell’economia francese, il 22 settembre scorso si sono recati a Berlino, dove hanno incontrato Sigmar Gabriel, segretario dei socialisti tedeschi e ministro dell’economia nella Große Koalition con Angela Merkel. E – secondo Le Monde – le due parti starebbero redigendo una lettera congiunta, che verrà pubblicata a breve, nella quale si rivolgerebbero a due economisti, Jean Pisani-Ferry et Henrik Enderlein, per chiedere loro aiuto nel migliorare la situazione economica di Francia e Germania. In sostanza, si chiederebbe a Pisani-Ferry ed Enderlein di studiare lo stato dell’arte della situazione economica nei due Paesi per poi fare le loro proposte di rilancio. Il tutto in due mesi di tempo.

L’occasione d’oro di Manuel Valls – Oltre a ciò, sarebbero allo studio progetti di cooperazione nell’industria militare e nell’energia, anche se, per quanto riguarda quest’ultima, a Berlino non mancano le perplessità, derivanti dalle difficoltà di creare un mercato energetico comune insieme a una Francia cui non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di spegnere la centrale nucleare di Fessenheim, proprio sul confine franco-tedesco. Ma a parte questo aspetto, nel complesso la partnership tra le due potenze europee, in questo momento di difficoltà per entrambe, non viene messa in dubbio nemmeno dalla Cdu di Angela Merkel, che non ha nessuna intenzione di isolare Parigi nonostante i malumori che nel suo partito permangono nei riguardi francesi, a causa delle politiche economiche poco inclini all’austerità. E mentre Hollande, lui sì, appare sempre più isolato, colui che grazie a queste sponde può mettere fieno in cascina per la sua azione di governo e per la scadenza elettorale del 2017 è proprio il neo premier Valls, per il quale risollevare la Francia potrebbe significare anche mettere almeno un piede all’Eliseo.

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