E’ il febbraio del 1919 e dopo un lungo girovagare, DH Lawrence e sua moglie Frieda Richthofen cominciano a cercare un posto dove stabilirsi. Il noto scrittore inglese è ammalato di tubercolosi e va alla ricerca del sole, per lui, fonte di energia vitale irrinunciabile sia a livello intimo che fisico. Arrivano a Taormina e trovano subito una casa fuori dal centro storico, circondata da campi di mandorli e ulivi, che si affaccia sul blu intenso del mare Ionio. Molti altri scrittori, non solo inglesi, fecero tappa a Taormina, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento ma Lawrence fu quello che vi rimase più a lungo, ben due anni. Visse sereno trascorrendo le sue giornate scrivendo, – di quel periodo sono alcune tra le sue più belle poesie sulla natura, tra le quali “Snake” e la novella “Sun” che racconta la Sicilia come una terra piena di sole, di vita e di colori -, o percorrendo in lunghe passeggiate le viuzze della città e godendo il meraviglioso panorama.

Taormina per l’artista rappresenta una vita libera, a contatto con una natura incontaminata e selvaggia, rapporti umani spontanei e diretti e soprattutto un luogo dove potersi rappacificarsi con se stesso e il mondo. I luoghi campestri e arcaici intorno a Taormina entrano nel cuore e nella mente dello scrittore diventando nelle sue poesie e nei suoi romanzi scenari ideali, vitali, sessuali ancora di più questo accade alla moglie Frieda, sposa in seconde nozze dello scrittore, donna altera e affascinante. Sembra, infatti, come ci viene raccontato appassionatamente dal giornalista, scrittore Gaetano Saglimbeni, nel suo libro, “Lady Chatterley a Taormina”, digitalizzato da poco dalla casa editrice Contanima, che i giochi erotici sotto la pioggia e in aperta campagna narrati nel romanzo scandalo di Lawrence “L’amante di Lady Chatterley”, siano stati ispirati dalle confessioni fatte all’autore dalla moglie.

Sembra infatti che Frieda a Taormina conosce un giovane mulattiere, Peppino D’Allura, che quasi tutti i giorni durante gli anni che la coppia Lawrence vive a Taormina, la viene a prendere in Via Fontana Vecchia e l’accompagna devotamente a casa dell’amica inglese, Betty, nelle campagne vicino Castelmola. Tra i due nasce un amore forte, passionale, carnale ma, come la stessa Frieda ammette, anche di attenzioni, gentilezze. Come si legge nella prefazione del libro, scritta dallo stesso editore Maurizio Andreanò, da questa rilettura di Saglimbeni, sostenuta dai racconti dei parenti e degli amici di D’Allura ne è nata «una storia sessual-letteraria sanguigna e intrigante (…) che ha modificato sostanzialmente quanto per decenni avevano scritto i giornali di tutto il mondo. Adesso sappiamo che fu un mulattiere siciliano (non il bersagliere ligure Angelo Ravagli che sposò poi la vedova Lawrence in America) l’invidiatissimo partner della baronessa nei famosi “giochi” sotto la pioggia, avvenuti in un vigneto sopra Taormina, non in una villa di Spotorno in Liguria».

Le pagine più intense narrate da Saglimbeni sono quelle che ci descrivono Frieda empatica sul piano interculturale, a tal punto, da diventare amica della famiglia di Peppino, gioire insieme a loro nel partecipare alla vendemmia, ai riti religiosi come l’accensione del falò la notte di Natale e nell’ imparare a cucinare i piatti tipici siciliani. Frieda è l’alter ego di Constance Reid in Chatterley, una donna intellettuale, socialmente progressista e molto passionale della media borghesia inglese, un’eroina ribelle e rivoluzionaria suo malgrado, il simbolo di un risveglio culturale e sociale di cui ora siamo consapevoli che Taormina ne è stata la musa ispiratrice.

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