Chilometri di indifferenza – Camminando sul lungomare di Santa Margherita ci si rende conto della situazione della città dello Stretto. Soprattutto nella parte sud, la sporcizia e l’incuria la fanno da padrone. Un luogo che dovrebbe sfruttare il suo panorama e un marciapiede chilometrico, è ridotto davvero male. Gli escrementi dei cani sono frequenti e per chi va a fare jogging in quella parte della città, deve cimentarsi in un vero e proprio slalom. Poi ci sono le piante abbandonate a se stesse. Non vengono curate e tra l’erbaccia le palme muoiono o vengono sradicate. Si, c’è anche il vandalismo. Come quello assurdo che conduce le persone a rubare pezzi della ringhiera. Chissà cosa se ne faranno. Capita, inoltre, di notare dei rialzamenti della pavimentazione e molta sabbia, in alcuni punti, ha invaso il percorso. Normale in quanto si è vicini al mare, ma insopportabile perché il comune non si interessa a ripulire e curare il luogo che, invece, è diventato il punto di ritrovo di venditori ambulanti.

Ma quale città d’Europa? – Purtroppo il lungomare di Santa Margherita non è l’unico esempio di degrado. Ogni villaggio della zona ha qualcosa per cui provare vergogna. Tra il centro commerciale, supermercati e vari negozi, l’immondizia non manca mai tra i cassonetti della spazzatura bruciati. Poi c’è la questione torrenti. Non solo non sono puliti in vista dell’arrivo delle piogge, ma sono utilizzati, al solito, come una sorta di discarica a cielo aperto. Il cittadino si ferma con la macchina e getta un divano o un televisore. Ormai fa parte della tradizione del messinese. All’altezza del villaggio di Mili Marina c’è un depuratore che emana una puzza nauseabonda. E’ così al degrado visivo si aggiunge anche quello olfattivo. “Benvenuti a Messina, città d’Europa” c’è scritto su alcuni cartelloni. In realtà di europeo questo luogo ha ben poco. Gli alberi che animavano le colline fino a qualche anno fa sono scomparsi. Bruciati da incendiari estivi.

Le colpe della politica e la difficoltà di voltare pagina – Come non notare una cementificazione senza criterio, che aumenta il senso di abbandono. Una volta le periferie erano i centri migliori in cui andare a vivere, perché erano immerse nel verde e nella quiete. Oggi, almeno a Messina, non è più così. La politica è assente e i limiti e l’inutilità del ruolo di un consigliere di quartiere è sin troppo evidente. Tremestieri, uno dei villaggi che nei decenni precedenti si riusciva a contraddistinguere da tutto il resto, è abbandonato al suo destino. Tra fabbriche abbandonate e montagne di spazzatura soprattutto nella zona della stazione ferroviaria, il luogo è irriconoscibile. Poi ci sono le spiagge. Attraversate da scarichi fognari, immondizia e case abusive. Inutile puntare il dito contro l’attuale primo cittadino, Renato Accorinti. I problemi vengono da lontano e oltre alle decisioni politiche, che nessuna amministrazione è stata in grado di prendere negli ultimi cinquant’anni, serve un cambio di mentalità. Un’inversione di marcia, ma con il traffico che caratterizza questa zona sembra un’utopia poter cambiare corsia.

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