L’evoluzione dell’immobilismo – In Sicilia la parola chiave di queste ore è evoluzione. Sembra strano, considerando come la classe politica è immobilizzata da mesi su decisioni e varie riforme ferme al palo, ma in effetti qualcosa si muove. Anche se il governatore Rosario Crocetta è bloccato dai rapporti ormai ostili con buona parte della sua maggioranza e cerca, senza nascondersi troppo, una sponda nell’opposizione, il centrodestra non è intenzionato a dare soccorso al presidente del Megafono. Nello Musumeci, a tal proposito, è stato piuttosto chiaro. Nelle ultime settimane ha ribadito di non voler lanciare nessun salvagente all’ex sindaco di Gela. Anzi, l’esponente della destra italiana ha dato una sorta di ultimatum alla sua coalizione. «Quindici giorni per sottoscrivere la mozione di sfiducia al governo Crocetta. Quindici giorni, durante i quali ognuno dei novanta deputati avrà tempo per decidere e uscire allo scoperto», ha ribadito l’ex candidato alla presidenza della regione Sicilia.

Il Pd Sicilia è spaccato nell’appoggio a Crocetta – In queste due settimane potrà succedere di tutto. Cambi di casacca sono dietro l’angolo, perché molti deputati dell’Ars non sono convinti nel far concludere prima del tempo la legislatura. Sono personaggi sia della maggioranza che dell’opposizione. Nel Partito Democratico, per esempio, la segreteria di via del Nazareno ha fatto sapere di continuare a sostenere Crocetta, soprattutto in un momento come questo dove i problemi nazionali sono molteplici e la questione siciliana non farebbe altro che complicare il quadro politico. Occorre andare avanti e cercare di realizzare quelle riforme per cui Crocetta è stato eletto. Peccato che non la pensa così la corrente di minoranza dei democratici, i cosiddetti cuperliani di cui fa parte il segretario regionale del Pd Sicilia, Fausto Raciti. L’ala sinistra del Pd vorrebbe interrompere il rapporto con Crocetta. Un dialogo concluso in maniera brusca, perché Raciti non avrebbe ottenuto una poltrona di assessore per un esponente della sua area di riferimento.

L’opposizione tra Schifani e Musumeci – In tutta questa confusione che avrà le sue conseguenze per il Partito Democratico dell’isola alla prossima tornata elettorale, c’è il centrodestra. Le varie formazioni politiche dell’opposizione si stanno riorganizzando e alle successive elezioni regionali sono pronte a riconquistare Palazzo dei Normanni. Il Nuovo Centro Destra, per esempio, si sta radicando nel territorio. Nella provincia di Messina è sempre più presente e in generale può contare su figure nazionali come Angelino Alfano e Renato Schifani. Anche se i rapporti con Forza Italia non sono buoni e l’ex presidente del Senato ha detto che sono a rischio le alleanze tra Ncd e FI nel resto d’Italia, in Sicilia il legame dovrebbe tenere. Il Ncd, forte del bacino elettorale dell’Udc, che in Sicilia può contare ancora su un ampio elettorato, potrebbe imporre un suo candidato per la presidenza della regione. Difficile Alfano, perché il ministro dell’Interno punta ad altri ruoli nazionali. Probabile Schifani, un moderato di destra che riuscirebbe a convincere le altre formazioni della coalizione. Infine c’è Nello Musumeci. Mister preferenze a Catania sta tornando, mese dopo mese, alla ribalta. Ha conquistato autorevolezza e se dovesse riuscire a far cadere Crocetta prima del tempo, potrebbe assicurarsi le simpatie anche di alcuni esponenti della maggioranza.

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