La Bassa Sassonia elimina le tasse universitarie – “Deutschland über alles”. Queste parole iniziali dell’inno tedesco, scritto da Joseph Haydn, non sono mai state così calzanti, soprattutto se ci si riferisce al mondo universitario. Si, perché dopo la decisione della Bassa Sassonia di abolire le tasse universitarie, si chiude un cerchio che permette alla Germania di poter dire, a differenza di molte altre nazioni, che sul suo suolo, in nessun land, si pagano imposte per poter studiare all’università. Gabriele Heinen-Kljajic, ministro per la Cultura e la Scienza in Bassa Sassonia, rivendica con orgoglio l’ultima decisione che permette alla Germania di avvicinarsi al cosiddetto modello scandinavo dell’istruzione: «Abbiamo abolito le tasse universitarie, perché non vogliamo che questo tipo di istruzione dipenda dai genitori degli studenti». Il processo per abolire le tasse universitarie è iniziato nel 2006 e da quel momento tutti i länder, chi prima e chi dopo, si sono adeguati. Ad Amburgo, per esempio, sono state eliminate nel 2012 con la convinzione che le tasse universitarie sono ingiuste dal punto di vista sociale.

La Germania torna indietro. Addio tasse universitarie – E’ una svolta per la cultura tedesca, che torna indietro di qualche anno, quando le tasse non si pagavano all’università. Si investe, di nuovo, sul futuro dei giovani, si da a tutti la possibilità di iscriversi in qualche facoltà delle università della Germania e con questa decisione si proverà ad attirare studenti dall’estero per accrescere il confronto e far maturare qualche mente brillante. Questa presa di posizione, però, non piace ai rettori degli atenei. Il vice presidente della Hamburg University, Holger Fischer, non ha esitato a definire la decisione «una catastrofe per l’università», perché in questo modo si rischia di compromettere la competitività degli atenei tedeschi: «Eravamo tenuti a spendere i proventi delle tasse investendo nell’insegnamento, cosa che ci dava la possibilità di migliorare l’insegnamento stesso e le infrastrutture». Adesso non sarà più così e toccherà al governo federale concedere fondi alle università tedesche. Al di là delle parole dei vari rettori tedeschi, quella della Germania è una mossa strategica che da ragione alle proteste di studenti e professori, i quali chiedevano di ritornare al sistema antecedente al 2005, dove le imposte accademiche non esistevano.

Le differenze con l’Italia e il resto d’Europa – Un qualcosa che allontana ancora di più la locomotiva del continente dal resto d’Europa, soprattutto dall’Italia. Nel nostro Paese il carico fiscale sugli studenti continua a essere sempre più pesante. Le differenze aumentano da nord a sud e così si passa da una media di 436 euro dell’università di Potenza ai 1.711 euro del Politecnico di Milano. L’inarrestabile aumento delle tasse universitarie in Italia, è un fenomeno recente che è cresciuto soprattutto negli ultimi dieci anni. L’impennata delle rette è dovuta allo Stato che non fa più la sua parte, anzi tende a stringere la cinghia per mancanza di soldi. Dal 2009 l’università ha perso, ogni anno, un miliardo di euro di fondi. Un incremento che produce un’impennata delle tasse universitarie, l’unico mezzo per tenere ancora in piedi il sistema accademico italiano. Le rette sono più basse in Francia, ma più care nel Regno Unito e in Olanda, dove però i servizi agli studenti sono al livello dei paesi scandinavi. E’ sin troppo evidente come anche in campo educativo, l’Europa non è compatta e presenta al suo interno grandi differenze.

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