Dal due ottobre fino a gennaio la Pinacoteca di Parigi offre una mostra insolita, “The Kama Sutra: spiritualità ed erotismo nell’arte indiana”. Il direttore della pinacoteca Marc Restellini che, affiancato dalla critica di arte e cultura Alka Pande, ne è anche il curatore, dice di meravigliarsi che nessun museo abbia pensato prima a organizzare una mostra del genere: «Il dio cristiano è amore, il dio indiano fa l’amore. Più il dio è un buon amante, e più è un buon dio» osserva. Eppure al di là di tutte le ragioni «è il libro più famoso al mondo insieme alla Bibbia».

In realtà qualcosa del genere era accaduto prima, ma solo nel titolo. Nel 2012, infatti, a Weimar, in Germania, ci fu un’esposizione che recitava “Il kamasutra nel classicismo”, però le immagini relative alle posizioni, che scatenano le fantasie pruriginose di tutti, erano veramente poche e in quella circostanza si analizzava più che altro una cultura della sensualità occidentale. Saranno esposte invece a Parigi una serie di opere provenienti dalla raccolta Shriji Arvind Singh Mewar, Maharana di Udaipur e dalla notevole collezione di Beroze e Michel Sabatier, che illustrano precisamente il libro nel suo sviluppo come fonte di ispirazione dell’arte. Ne fanno parte sculture, dipinti, miniature, oggetti della vita quotidiana, e i cosiddetti “libri del cuscino”, cioè dei libri illustrati che venivano offerti agli sposini fino al XIX secolo. Nell’evenienza che le madri non “avessero detto nulla“ a nessuno dei due.

Sette sono i libri del Kama Sutra, ma di sicuro non bisogna aspettarsi un trionfo di immagini erotiche. La sezione che racchiude la maggior parte delle opere che riguardano queste immagini, è la seconda che illustra il secondo libro appunto, che è il solo che riguarda l’unione sessuale. Una delle differenze più notevoli, a grandi linee e tralasciando le singole abitudini, tra la maniera di intendere il sesso degli orientali, e quella degli occidentali, consiste proprio nel fatto che loro vedono il sesso come “unione”, e noi più come “combattimento”. Per l’Oriente il sesso è qualcosa di molto più spirituale e ci perdonerete l’anacoluto con il quale “appendiamo” il nominativo: Gli occidentali abbiamo paura del sesso. Riguardo alla sua esposizione beninteso. Basti pensare alle difficoltà attraverso le quali è stato necessario sdoganare le immagini del nudo artistico, che fino a poco fa trovavano posto solo dentro stanze particolari, o nei bagni pur essendo vere e proprie opere d’arte. Il rapporto erotico dal punto di vista delle immagini si è sempre legato alla pornografia, mai alla naturalità. E infatti tra le osservazioni legate alla fruizione della mostra, si prende in considerazione l’idea che, certe immagini possano scioccare qualcuno, e infatti è consigliato non portare i bambini più piccoli.

Il Kama Sutra rimane uno dei testi più famosi e incompresi della storia. In ogni caso è molto di più che un libro sul sesso. È un libro sul piacere e sull’arte di vivere, sul cibo, sulla danza e sulla musica. Un testo, preso nella totalità di tutti i suoi libri, chiaramente, che si può definire un libro sull’estetica della vita, un manuale per guidare l’uomo e la donna nella ricerca di una espressione della propria vita che può portarli ad una gratifica maggiore e a un ricongiungimento, ad una “religio” con Dio e con lo spirito. Non è semplice da capire né semplice da definire, proprio perché ha delle sfumature che si collegano all’induismo e al taoismo che, più che una religione in senso stretto, sono da considerare i sincretismi di una serie di correnti religiose che vanno da un ambito devozionale e teologico all’ambito metafisico e spirituale, e abbracciano i modi di comportarsi, le abitudini quotidiane, le credenze e le modalità religiose. A scriverlo in sanscrito fu un saggio della casta erudita sacerdotale di nome Vatsyayana, ma è molto più probabile che ci troviamo di fronte ad un fenomeno vicino al nostro Omero, cioè che corrisponda a una serie di dettami, regole e consigli, venuti fuori dalla sapienza popolare.

Quadri sculture e bassorilievi di epoche diverse, scolpiti nel legno o nella pietra, della regione del Tamil Nadu (nel sud dell’India), mostrano corpi allacciati che trovano piacere nell’erotismo, uomini dai lunghi e potenti membri, flessibili al di là del possibile, esattamente come le donne, che in  posizioni improbabili sembrano agili contorsioniste. Le  miniature delle scuole di Jodhpur, Jaipur e Sirhoi illustrano coppie in atteggiamenti amorosi e nell’atto del corteggiamento, proprio perché non si tratta solo del secondo libro, quello delle posizioni per intenderci, ma di una serie di libri che affrontano i vari aspetti delle relazioni anche sociali e le arti della seduzione. Al di là della distanza culturale che ha reso difficile una comprensione totale del più conosciuto testo medioevale induista, è gradevole immaginare quelle figure intente in una pratica che prima del piacere e del godimento sono attratte dalle dinamiche spirituali di salvezza e di guarigione.

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