Immaginiamo un tifoso che si sia fatto ibernare nel 1990, o che abbia preso una macchina del tempo per vedere come è il calcio venti anni dopo. Cosa capirebbe ad ascoltare le radio o telecronache oggi? Senza dubbio poco. Come è cambiato il linguaggio… E questo a seguito di una serie di fattori: l’inglesizzazione ulteriore dell’italiano, i cambiamenti di alcune regole, le mutuazioni terminologiche da altri sport, l’esaltazione immaginifica di alcuni giornalisti sportivi famosi, da Caressa a Piccinini, agli ex-giocatori che un po’ meno immaginificamente ma anch’essi arrangiandosi tra lessico tecnico e riprese modernizzanti commentano i match nelle tv (soprattutto satellitari, e meno ingessate).

Si agisce FRA LE LINEE, e meglio se lo fanno giocatori DEVASTANTI, che HANNO GAMBA, capaci di SPACCARE LA DIFESA e in definitiva LA SQUADRA avversaria. Quest’ultima la si deve assolutamente ASFALTARE. Meglio però se questo vocabolo mantiene un valore metaforico e non entra nel vocabolario della politica, a nostro parere. Se il QUARTO UOMO non li ferma per qualche irregolarità commessa. Un attaccante col senso del goal è sempre lì pronto per il TAPIN (un tempo era il ribattere in rete a porta quasi vuota). Se ha doti aeree eccolo anticipare la difesa avversaria, con un TERZO TEMPO, o magari di SPIZZATA su un cross teso dalla fascia. Una ipotetica “spizzata di piede” non la si può ottenere, o difficilmente, se non si ATTACCA IL PRIMO PALO. Più che muoversi senza palla oggi si AGGREDISCE LO SPAZIO E SI ATTACCA LA PROFONDITA’. Luca Toni è bravo in questo come pure a FARE A SPORTELLATE con un marcatore ostico, spalla contro spalla, o peggio. La PERCUSSIONE è una delle sue specialità. Quando non si sa bene cosa fare col pallone tra i piedi nobilmente SI SCARICA (cioè si passa al compagno, semplicemente) o addirittura, con le idee un po’ confuse e un certo fatalismo SI METTE LA PALLA NEL TRAFFICO. Un rilancio alla “viva il parroco” non era poi così diverso. Un compagno che ti sostiene da dietro, e al quale puoi in effetti scaricare il pallone, è ammirarlo nella sua capacità di presentarsi A RIMORCHIO facendo SOVRAPPOSIZIONE. Il passaggio filtrante o l’assist sono meglio definibili con CERCARE L’ASSISTENZA. E le difese, dette anche TERZE LINEE? Beh i difensori rapidi e col senso della posizione, quelli alla Vierchowod, sono straordinari nel FARE LA DIAGONALE e nell’INTERVENIRE SOTTOMISURA (una espressione che a ben pensare vale anche e forse più per gli attaccanti). Spesso sui calci d’angolo, un caso di PALLA INATTIVA, si ricorre al BLOCCO IN AREA, che l’arbitro guarda sempre con attenzione per evitare che si tramutino in volgari spintoni e botte da orbi, in altri termini che si verifichi un peckimpahiano MUCCHIO SELVAGGIO IN AREA.

Il calcio è più veloce, le squadre hanno tattiche complesse, l’Olanda di Cruyff e il Milan di Sacchi… per tutte le squadre è un must il gioco di squadra, le individualità latitano e se non rientrano filino in tribuna. Già le squadre. Numerate da 1 a 11, con chiarezza cristallina sapendo chi fosse il terzino destro (il 2) o l’ala sinistra (l’11) mentre stopper e libero – desaperecidos – avevano sulla maglia il 4 il 5 o il 6, più indistintamente. Niente di tutto ciò. Macché, oggi può persino sentirsi urlare dai cronisti: “e goal del 99!!”, eventualmente un TOP-PLAYER. E bisogna FARE INTENSITA’, FARE GIRO PALLA. Non tutti per carità lo sanno fare per poi partire con improvvise accelerazioni. Questa è una prerogativa del Barcellona e della Spagna prima dei mondiali brasiliani: il TIKITAKA è un loro ritrovato, un vero e proprio latinamente “inventum”. Se poi si è sotto di una rete, è bene ALZARE IL BARICENTRO (anche se io ho sempre saputo che avere il baricentro basso era una prerogativa naturale dei grandi…). Anche essere sornioni non è male. Il contropiede, pardon la RIPARTENZA (più o meno suo sinonimo) è un metodo vecchio ma sempre valido. Una bella SCIABOLATA alla Antognoni, e si è già davanti al portiere.

Le tecnologie elettroniche ci consentono informazioni preziose, che gioia!, che si può avere tenuto il 60% DI POSSESSO PALLA, e che il tal pedalatore ha percorso 10 km e 400 METRI NEI 90 MINUTI. Chissà quanti ne percorreva in media Furino? Magari un giorno lo sapremo.

Passiamo ora agli arbitri, alle questioni regolamentari. Povero appassionato del tempo che fu. Corretto, non avrebbe mai rischiato il DASPO. Un sollievo: il fuorigioco (offside) esiste ancora. Se è netto, è fuorigioco TUTTA LA VITA (De Gennaro, p.es.). Ma i più svegli dei delanteros sanno persino agire con MOVIMENTO A RICCIOLO per rientrarvi in tempo. La partita non può essere ripresa quando ci sono DUE PALLONI IN CAMPO! (un tempo manco venivano restituiti, quando uscivano: ricorderete quando Passarella ne prese a calci uno che perdeva tempo… ora è un pullulare di palloni e di raccattapalle). Oddio che succede, cosa estrae l’arbitro dalla tasca? Cosa spruzza? Ma è ovvio, lo SPRAY PER MARCARE LA DISTANZA DELLA BARRIERA, nove metri e non di più. Questo sistema pare un po’ artigianale rispetto ai tempi, ma tant’è. Ci si sbrighi a battere, siamo in EXTRA-TIME (ma meno male ci sono state SEI SOSTITUZIONI e dunque minimo TRE MINUTI DI RECUPERO, calcolando poi gli infortuni e la rissa che ha visto coinvolti Gargano e Glik… si arriverà almeno al NOVANTACINQUESIMO MINUTO, altro che novantesimo e zona Cesarini). Una regola che non si capisce come funzioni: il passaggio all’indietro: è volontario o no? Un po’ come il fallo di mano in area. Ma cosa fa Gigi Buffon, è impazzito? Crede di essere Ivano Bordon? Ha preso il pallone con le mani su retropassaggio volontario: punizione e ammonito.

Che nostalgia delle staffilate di Domenghini e di Mazzola Sandro (nato l’8 novembre 1942), così precise e forti. Tutt’altro che IMBARAZZANTI, loro non hanno mai MASTICATO UN TIRO (Serena). I loro sì che erano TIRI CHIRURGICI. Quanti GOLDEN GOAL gli sarebbero stati riconosciuti!

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