Accuse reciproche – La tregua concordata tra Russia e Ucraina non è mai stata applicata. Nella giornata di ieri, infatti, un operatore svizzero della Croce rossa è morto a Donetsk, roccaforte dei ribelli filorussi in Ucraina. Una situazione che preoccupa la cancelliera Angela Merkel, che ha telefonato al presidente Putin e ha sottolineato la responsabilità della Russia richiamandola «a esercitare la sua influenza» sui separatisti. Secondo la leader della Cdu «la tregua concordata deve essere pienamente rispettata e i confini fra Russia e Ucraina devono essere sorvegliati». Difficile che le parole della politica tedesca vengano prese in considerazione. Russia e Ucraina continuano a scambiarsi accuse e se i russi accusano gli ucraini di aver ordinato l’uccisione di cittadini di lingua russa in Ucraina orientale, dall’altro lato gli ucraini accusano la Russia di perpetrare un vero e proprio genocidio nei territori orientali del Paese.

Le sanzioni fanno crollare il rublo. Incubo crisi a Mosca – Se Russia e Ucraina si puntano il dito a vicenda, l’Unione europea e gli americani sembrano convinti nel proseguire nel loro piano di sanzioni economiche nei confronti di Mosca. Nessun passo indietro da Bruxelles e Washington, soprattutto se prima non verrà creato una sorta di cuscinetto tra i due paesi e ognuno ritiri le truppe dentro i propri confini. Fin quando non verranno rispettate simili prerogative, le sanzioni continueranno a persistere nella loro azione. Una decisione politica che nei mesi scorsi era stata criticata da più parti. Si pensava che si trattasse dell’ennesima indecisione delle istituzioni europee e americane, invece non è stato così. Il tempo ha dato ragione anche al vecchio continente, che con questo atteggiamento sta contribuendo a colpire al cuore gli interessi monetari della Russia. In questa settimana il valore del rublo è crollato al minimo storico contro il dollaro, toccando quota 44,5 e contro l’euro e nei giorni seguenti la valuta non è riuscita a recuperare, restando attorno ai 40 rubli per un dollaro e quindi al livello della crisi del 1998.

Putin ridimensiona il suo piano di espansione? – Negli ultimi mesi la moneta russa ha perso il 14 per cento del suo valore e in tutto il 2014 si è depotenziata del 20 per cento. Pessime notizie per Vladimir Putin, che nel 2015 potrebbe fare i conti con una recessione imprevista. Una situazione che lo costringerebbe a rivedere i suoi piani di espansione, che addirittura punterebbero anche Riga. In un mondo globalizzato, però, la situazione di flessione della Russia incide anche sui paesi con cui Mosca ha delle relazioni commerciali. La debolezza del rublo deprime le importazioni e colpisce la vendita di beni all’estero dei paesi europei e quindi anche dell’Italia, che in Russia ha un forte mercato. Non si tratta di un effetto boomerang delle sanzioni economiche, considerando come l’ex regime comunista è di fronte a gravi problemi causati proprio dalle decisioni dei paesi occidentali. Più che altro è un’arma a doppio taglio, a maggior svantaggio dei russi, che quest’anno potrebbe spostare ben 120 miliardi di dollari di capitali dalla Russia verso l’estero. Una cifra significativa, destinata ad avere il suo peso nelle prossime scelte belliche.

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