Non si spingono oltre le critiche – Pippo Civati e Raffaele Fitto sono i dissidenti. Sembra il titolo di un film che sta per uscire nelle sale cinematografiche, invece è una pellicola che caratterizza la scena politica italiana. Il Partito Democratico e Forza Italia devono fare i conti con delle resistenze interne. Mal di pancia che durano, ormai, da diversi mesi. Chi per un motivo e chi per un altro, non tollerano le scelte della segreteria politica del loro movimento. Manifestano fastidio per le decisioni dei loro leader, ma non si spingono oltre le critiche. Al momento non si sbilanciano. Sanno bene che un passo avanti potrebbe condurli nel baratro e quindi nell’anonimato politico. Quindi continuano a svolgere il ruolo da attori non protagonisti di bastian contrari. Mettono in discussione qualsiasi presa di posizione del partito di appartenenza e vedono un futuro nero a causa delle decisioni assunte dall’attuale classe dirigente che guida il movimento politico.

Civati e le mille posizioni – Pippo Civati, in realtà, sembra animato da una rivalsa personale nei confronti di Matteo Renzi. L’ex amico della Leopolda che è riuscito ad arrivare dove lui, con ogni probabilità, non arriverà mai. Non per incapacità, ma per quel vizio di cambiare decisione ogni due anni. In principio rottamatore della prima ora, dopo convinto sostenitore di Pierluigi Bersani, in seguito, con l’avvio dell’attuale legislatura fiancheggiava il Movimento cinque stelle per far eleggere il professor Stefano Rodotà come presidente della Repubblica. Oggi continua sulla scia di un movimentismo di sinistra e vorrebbe un unico partito con Vendola e Sel, Landini e altri pezzi di sinistra extraparlamentare. Parole e azioni che sembrano tanto un voler andare controcorrente a tutti i costi, perché sono affermazioni che rinnegano il motivo per cui è nato il Pd. Romano Prodi e Walter Veltroni avevano creato questo partito per riunire i riformisti di sinistra e non per mettere in piedi una sorta di contenitore in cui ci sarebbe tutto e il contrario di tutto.

Non conviene abbandonare la nave – Forse Civati fa finta di non saperlo e si comporta come un politico che ha aderito al Partito Democratico a sua insaputa. L’ultimo terreno di scontro è la riforma del lavoro. Sembra si sia raggiunta un’intesa tra i renziani, i cuperliani e bersaniani, ma Civati, che prima minacciava la scissione se fosse passato il testo del governo, adesso ipotizza di non votare la legge. Non si comprende il motivo di questo gesto, perché l’ala della sinistra storica del Pd si è detta disponibile a dare il proprio appoggio al Jobs act. Il rischio di Civati è quello di mostrarsi come un dissidente a prescindere, proprio come Raffaele Fitto che in Forza Italia, dopo mesi di discussioni e tentativi di dibattito, in cui invitava Silvio Berlusconi a rivedere i suoi piani per non distruggere Forza Italia, è arrivato allo scontro frontale con l’ex premier. Nel partito di centrodestra le modalità del dibattito sono differenti e anche se Fitto è stato apostrofato da Berlusconi («Sei il figlio di un vecchio democristiano, se vuoi andartene vattene») non lascerà di sua spontanea volontà Forza Italia. Non conviene abbandonare una grande nave che solca i mari a vele spiegate per una piccola scialuppa. Meglio continuare a fare i dissidenti a prescindere e sperare nell’iceberg di turno.

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