«Nel momento in cui si riducono le dimensioni per aumentare la produttività, si tengono le rotte che rendono e si tagliano quelle che perdono». E’ questa la motivazione addotta da Alitalia a Repubblica per spiegare il taglio delle principali tratte che fino al 30 settembre scorso collegavano il nord con il sud del Paese. Dall’1 ottobre, infatti, da Catania, Palermo, Reggio Calabria, Lamezia Terme, Bari e Alghero sarà possibile volare con la compagnia di bandiera italiana soltanto su Milano Linate. Poco male – verrebbe da pensare – tanto c’è AirOne. Eh no, perché AirOne, anch’essa a partire dall’1 ottobre, ha chiuso le basi di Catania, Palermo e Venezia, chiuderà Malpensa, Pisa e Verona entro il 27 di questo mese ed entro il 31 smetterà di esistere.

Ma torniamo alla dichiarazione di Alitalia, quella per cui i collegamenti nord-sud sarebbero stati tagliati perché non redditizi. Anche solo a un primo pensiero è abbastanza evidente che questa motivazione non sta in piedi. Lo Stivale è lungo, lo sappiamo, e se vogliamo andare da un capo all’altro di esso ci vuole un bel po’ di tempo. Qual è perciò il primo mezzo di trasporto che viene in mente a una persona quando deve spostarsi per lunghi tatti, diciamo per un migliaio di chilometri? La bici? No. L’aereo, bravi. Certo, poi se avete voglia potete prendere la macchina, ma ci vogliono 12 ore almeno, è stancante, rischioso e soprattutto per periodi brevi di permanenza non ne vale la pena. Beh, c’è il treno, ora abbiamo l’alta velocità. Già, ma l’alta velocità arriva solo fino a Salerno, da lì in giù c’è il caro vecchio intercity, ora rinominato FrecciaBianca. Insomma, se andate a calcolare quanto ci vuole con il treno ad andare dalla Sicilia alla Lombardia o a Piemonte e Veneto sono necessarie comunque almeno le canoniche 12 ore. Se tutto fila liscio e in orario, eh.

In buona sostanza, a meno che non ci si sposti per periodi superiori alla settimana, l’unico mezzo di trasporto ragionevole, quello più intuitivo, è l’aereo. Ok, va bene, ma chi vuoi che viaggi dal nord al sud dell’Italia? Nel nostro Paese non è mai esistita emigrazione dal Meridione al Settentrione e non abbiamo neanche tutto sto turismo da giustificare una facilitazione dei collegamenti. E per lavoro? Figurati se c’è qualcuno che ha bisogno di spostarsi da Torino a Catania, o viceversa, per lavoro. E infatti – dicono dalla Sagat, società che gestisce l’aeroporto piemontese – gli aerei che partono da sotto la Mole diretti al sud hanno coefficienti di riempimento altissimi. Cioè sono sempre pieni, o quasi. Che strano. Cose da pazzi.

Ma a questo punto le cose da pazzi sono le pensate che ha fatto Alitalia da quando è controllata per il 49% da Etihad. Perché c’è da considerare anche un’altro elemento, che sorge spontaneo sempre dalla dichiarazione della nostra compagnia di bandiera che apre questo articolo. Cioè: se si tengono le rotte che rendono e si tagliano le rotte che perdono, significa che le medie e brevi tratte, supponiamo Torino-Roma, rendono ancora. Ma sarà vero o anche questa supposizione è facilmente smontabile come la precedente? Cioè manager e pendolari, studenti e turisti, prendono ancora l’aereo per andare da Torino a Roma e non utilizzano il treno ad alta velocità, che in 4 ore ti porta dal centro di una città al centro dell’altra città a costi inferiori e senza obbligarti a prendere taxi, navette e quant’altro da e per l’aeroporto? Evidentemente la concorrenza sempre più spietata che l’alta velocità ferroviaria opera costantemente ormai da anni nei confronti delle compagnie aeree è una favoletta di cui Alitalia è all’oscuro.

Ora, verificato il non-sense del tagliare rotte necessarie e infatti utilizzatissime, in favore di altre ormai abbattute dalla concorrenzialità dei treni, la considerazione che resta da fare è semplice e triste. Sappiamo che AirOne chiude, che Meridiana è sull’orlo del fallimento e che WindJet è fallita nel 2012. Non esistono perciò al momento altre compagnie aeree italiane che possano servire i cittadini del nostro Paese che devono spostarsi dal nord al sud. Alitalia rifiuta evidentemente di farlo, o quantomeno di farlo comodamente con voli diretti, forse preferendo i voli internazionali, ora che Etihad è subentrata col 49%. Come si farà dunque, alle porte del 2015, a raggiungere un capo e l’altro dello Stivale senza perdere giornate intere e senza inoltrarsi in viaggi della speranza? Come al solito dovremo affidarci al salvatore straniero, che sotto le insegne spagnole della Volotea e della Vueling, o quelle irlandesi della Ryanair, vengano in soccorso del trasporto interno tricolore e ci garantiscano di non avere un Paese spaccato in due. Gli spagnoli, furbi loro, hanno fiutato l’affare e, quantomeno quelli di Volotea, hanno già annunciato un aumento delle offerte sulle rotte abbandonate da AirOne e non sostituite da Alitalia. Non ci resta che sperare nell’ennesima colonizzazione.

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