Angelo e il sogno di diventare animatore 3D per film d’animazione – Angelo Lo Presti è un ragazzo come tanti. Gli piace divertirsi con gli amici e scherzare, ma a differenza dei suoi coetanei è riuscito a capire prima di altri le condizioni dell’Italia. Ha compreso, qualche anno fa, che il futuro sarebbe stato molto complicato dentro i confini italiani e così, dopo aver concluso il liceo, ha deciso di salutare i suoi cari e il suo Paese per inseguire il sogno di diventare un animatore 3D per film d’animazione. «L’Italia non mi ha dato molto da questo punto di vista, quindi sono stato costretto a partire», afferma Angelo che non sembra intenzionato a tornare, tranne per le vacanze e vedere parenti e amici. Come ogni buon italiano, anche Angelo ha nostalgia del suo Paese e della Sicilia: «Amo l’Italia e quello che ha rappresentato nella storia, l’arte, la terra di grandi talenti, scopritori, navigatori, scrittori e poeti. Amo l’Italia che sa prendersi in giro, la nostra comicità, il nostro modo di fare, mi sento sempre siciliano prima di italiano e sono orgoglioso della mia terra e mi porto dietro tutto il bello che ha».

«L’Italia non mi ha saputo coltivare» – Il senso profondo dell’Italia, Angelo, lo porta dentro se. E questo basta, è sufficiente, perché il ragazzo messinese considera l’Italia «un Paese vecchio e, purtroppo, alla deriva». Quasi non le vorrebbe pronunciare queste parole, ma una sorta di rapporto “odi et amo” è inevitabile in un contesto storico come quello attuale. Angelo ha visto il mondo, ha viaggiato tanto e ha vissuto in Inghilterra, Canada, Australia, Stati Uniti e Germania. E’ stato in tanti posti, si è creato una prospettiva diversa ed è riuscito a scorgere in prima persona le differenze con l’Italia. Una nazione, afferma Angelo, con un «sistema burocratico lento e macchinoso, la corruzione, la mafia, una politica indegna che non da spazio ai giovani, non coltiva talenti ma li lascia andare via, non investe sull’educazione, sulle risorse made in Italy. Non è al passo con i tempi, le tecnologie e i sistemi di lavoro moderni». Un ambiente del genere non può offrire molte opportunità ai giovani di oggi e lo stesso vale per Angelo, che tiene a sottolineare come «l’Italia non mi ha saputo coltivare, non mi ha permesso di studiare le cose che volevo studiare, non mi ha offerto le opportunità che stavo cercando, non si è evoluta ed è rimasta indietro rispetto al resto dell’Europa e degli altri paesi sviluppati».

Berlino, una città aperta al mondo – Le differenze con l’Italia le noti se vivi in una città come Berlino. Un luogo dove non hai nemmeno bisogno di parlare il tedesco, perché tutti parlano inglese. Questa, afferma Angelo, è una bella differenza: «Pensiamo se una persona straniera vivesse a Roma senza saper parlare una parola d’italiano, chi lo potrebbe aiutare? Chi parla inglese nei nostri uffici? Nelle nostre strade? Purtroppo sono veramente in pochi. Quindi una città bella come Roma o come tante altre in Italia, in automatico, è esclusa da una persona straniera che ci và solo per vacanza, perché non potrebbe vivere serenamente e quindi sceglie un’altra meta, porta ricchezza, innovazione, cultura, creatività altrove, in città che offrono quello che sta cercando. Berlino è una di queste». Dopo il crollo del Muro, la capitale tedesca è una città in grande movimento che vuole recuperare il tempo perso e guarda con fiducia al futuro. Il luogo giusto per i ragazzi che hanno voglia di rimboccarsi le maniche e realizzare i propri sogni.

Una mentalità diversa e lo Stato punta sui giovani – In un ambiente del genere, racconta Angelo, sono «tante le opportunità di lavoro, perché lo Stato ha deciso di puntare sui giovani, di offrire corsi di formazione, di sostegno, lavori part-time e se non hai un reddito sufficiente hai la possibilità di essere sovvenzionato dallo Stato che ti aiuta, ti trova una casa, ti mette a disposizione una serie di servizi che ti sostengono». Il settore in cui lavora Angelo è quello del design/web e tecnologie e afferma come i ragazzi in questo settore «hanno pure troppo lavoro, specialmente se sono bravi. C’è gente che lavora da casa, dai bar, da posti specializzati per tutta la città dove puoi prenotare una scrivania al giorno e lavorare con altri liberi professionisti, una sorta di ufficio portatile». C’è un grande fermento nel settore tecnologico a Berlino e le startup sono numerose. La mentalità del tedesco è diversa dall’italiano medio, che spera ancora di trovare un posto al sole nella Pubblica amministrazione e le parole di Angelo ne sono una dimostrazione: «I giovani che conosco non vogliono un lavoro, vogliono portare avanti un loro progetto, sviluppare un’idea, creare una loro società. E quindi ci sono tantissimi eventi giornalieri, creati da ragazzi e ragazze, che s’incontrano per discutere d’idee, collaborare a progetti, fare qualcosa di creativo e individuale».

Le startup a Berlino e il futuro per le nuove generazioni – In un ambiente così aperto alle novità e in continuo movimento, non sorprende che Angelo abbia trovato lavoro dopo meno di una settimana, in una piccola startup «che adesso – racconta il giovane lavoratore all’estero – ha avuto un finanziamento di 2 milioni di euro per creare la prima macchina del caffè che permette a qualsiasi persona di comprare chicchi direttamente dal produttore (Sud America, Kenya ecc.) e di macinare e fare il caffè tutto con una nuova caffettiera». Questo, però, non è stato un punto d’arrivo e così Angelo ha conosciuto altre persone e ha collaborato ad alcuni progetti, fin quando è entrato in partnership con un suo collega e ha iniziato a lavorarci insieme. «La maggior parte dei nostri clienti non è nemmeno tedesca, ma di sicuro vivere in Germania e a Berlino è una scelta migliore che spostarsi da qualche altra parte. Prima di tutto per i servizi, i costi bassi, considerando le medie europee e le altri capitali del mondo, e soprattutto la possibilità di agevolazioni fiscali e un sistema dove la creatività e la tecnologia vanno a pari passo». In poche parole il giovane ragazzo di Messina non ha alcuna intenzione di tornare in Italia, perché nel resto del mondo, e in questo caso in Germania, i ragazzi sono i protagonisti della società e non delle comparse da strumentalizzare in ambito politico e lavorativo.

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